[di Gianfranco Caraccioli] Frullo ed io tutto sommato eravamo amici. Stavo quasi finendo di leggere le sue imprese e i consigli
subliminali del libraio di Selinunte prima di prendere sonno, non ci eravamo mai incontrati solo per uno
spazio tempo sensoriale diverso. Da piccoli giocavamo fra gli stessi canneti e guardavamo gli stessi orizzonti le stesse albe e gli stessi tramonti.Non poteva mai immaginare una cosa del genere, ma alcuni frammenti si salvarono dopo il rogo, Altro che ..! Ma anche l’ultimo libraio sparì nel nulla, non lo vidi mai e non sapevo come dirglielo.

Dopo l’incendio e l’ultima invasione andarono via quasi tutti e Selinunte restò ancora deserta, rimasero solo le colonne dei tempi e la colonna del fuso della vecchia a fare la guardia, qualche pagina bruciacchiata galleggiava sul mare vicino che aveva ancora lo stesso colore blu cobalto, ma ci si rese conto solo l’indomani alle prime luci dell’alba. Furono quei frammenti di poesia a tenere in parte Selinunte viva, il resto non molto tempo dopo, lo fecero i residenti ,con musiche popolari e profumi di arrosti cordiali ..di sarde infilzate sulla carbonella di ulivi e tralci di vite.

Quasi a fine estate la processione della madonnina, come la tradizione voleva da sempre, attirava quasi tutti . Come ringraziamento e devozione, dopo alcuni secoli non si parlò più di paganesimo, furono ritrovate anche le prime testimonianze cristiane giù sulla collina del timpone nero e la Santa Chiesa ne sapeva di cose. Tutti al grido di viva Maria viva Maria accompagnavano la statua dall’altare fin giù al mare. Quel giorno era la festa della Madonna giù a Selinunte e la vicesindaco salì sulla barca con una super minigonna da altri tempi e poteva permetterselo, attillatissima, da gran sfilata ,con tacchi a spillo decoltè in bella mostra e labbra prosperose coperte da rosso intonaco. Il pontile tra il molo e la barca , malgrado le tante processioni, si doveva sempre improvvisare con una lunga tavola traballante da carpenteria ,pericoloso con la maretta. Ai primi passi della vice sul pontile , le mani che si prostrarono per cavalleria, anzi per marineria, furono più di quelle che servirono per trasportare la pesante statua della Madonna dal molo sulla barca, già posta su di un trespolo costruito appositamente dagli stessi marinari.

Le oscillazioni e il mare un po’ mosso furono presto soggiogati da duemila consigli scontati da parte di sapientoni di turno che impazzavano sul molo e la statua fu ben presto legata e fissata ai bordi della
barca accompagnata dalla classica battuta siciliana (può andare fino all’America ). La sfilata, con tanto di passerella, tra il molo prima che franasse e la barca furono immortalati dal fotografo del paese , uno dei momenti salienti della serata. Poi la barca lasciò gli ormeggi e salpò per la processione in mare mentre sul molo la folla ancora gridava..Viva Maria Viva Maria! A Selinunte si parlava anche di cristianità e forse fu tra i primi luoghi dopo le ultime invasioni bizantine.

Sulla barca salirono soltanto il capitano, due mozzi volontari raccomandati , il capo dei vigili urbani, il portaborse della vicesindaco, l’assessore , un ufficiale della capitaneria di porto, il prete e il chierichetto..
La madonnina non faceva testo, era tutta la barca adornata da tanti lumini ,un tutt’uno con il suo mantello di luci , si vedeva solo la testa e la sproporzionata corona . La vicesindaco con tanto di tacchi inciampò teatralmente quando mise piede sulla coperta, ma non cadde, poiché almeno sei mani la sorressero all’istante con un tempismo eccezionale, quasi come preparati. Uno dei mozzi le consigliò di togliere i tacchi” ma neanche per sogno” replicò la vice. Un leggero vento di tramontana faceva rullare visibilmente la barca ’e tutti erano ben saldi ai tienti bene malgrado il capitano procedesse lentamente al mascone correggendo continuamente la prua che tendeva a sud.

La rotta era quella , costeggiare la costa verso ovest. Il chierico non si sentì bene sin da subito l’effetto del mal di mare non gli diede scampo e vomitò fuori la barca appena girati il molo e nessuno si accorse tranne il capitano. Qualche schizzo per il sopravvento imbrattò i bianchi pantaloni dell’ufficiale che giustamente si
innervosì. Tutte le coste viste dal mare hanno il loro fascino ,anche di notte .Figurati quella di Selinunte.
Le case sembravano finte , tutte illuminate ,come in un presepio ,davano un senso di serenità, di fascino.
Un forte botto pirotecnico spezzò l’atmosfera surreale. Erano tutti a guardare le luci e i giochi d’artificio i , nessuno immaginava che sarebbero stati gli ultimi così maestosi.

I soldi trovati per un altro spreco furono proprio gli ultimi . Avevano consumato ogni risorsa, ma i botti servivano a quietare gli animi e furono colossali, i colori magnifici ,la musica che li accompagnava a ritmi classici, in perfetta sintonia . Quelli lanciati sul mare, tra i moli, posti su delle piattaforme galleggianti durante tutto il pomeriggio con minuziosa cura ,poi ,alternati con quelli sui moli sistemati in file. Il chierichetto tirò la veste di don Alfredo “sono strane queste immagini nel cielo” disse ,”più che giochi d’artificio sembrano forme di lettere greche, come un alfa e una omega”. Don Alfredo stropicciò gli occhi “lettere ..sono lettere greche” si, disse il chierico” li ho viste pure sul crocifisso della chiesa questi segni”  “Stai zitto” disse don Alfredo” che ne sai di greco..stai zitto non dire scemenze.. fra un po’ ritorniamo, la costa selinuntina giunge fino al mazzaro , ma noi non ci arriveremo .. vireremo prima “. In effetti la processione era solo simbolica gli altri abitanti della costa non avevano mai rivendicato il bordeggio della processione, gli bastava cosi. Un tempo Selinunte controllava tutta la costa “si lo so” rispose il chierico .”sai troppe cose questa sera” fece Don Alfredo il chierichetto non parlo più e ritornò a lateralizzare gli occhi verso le cosce della vicesindaco .

Era meglio. Doveva esserci il sindaco ma l’amministrazione comunale era stata commissariata per cui la vice sindaco commissario giustificava l’ assenza del primo cittadino. La gente ignorava e non gli interessava mangiava noccioline sputacchiando a terra ed era felice. Uno dei mozzi prese ordini dal capitano e offrì del vino e altra sangria a richiesta e dolcetti così come voleva la tradizione .Tutti favorirono anche lo scombussolato chierichetto che prese solo i dolcetti ,dopo l’approvazione cranica di padre Alfredo. L’aria sapeva di odore acre , era la polvere dei giuochi pirotecnici che giungeva verso di noi per la brezza di terra e dovevamo attraversare quella scia tossica di puzza . La costa surreale era avvolta da fumo e luci.

Il vento finì di colpo e le case illuminate sembravano un presepio. Il chierichetto non vedeva l’ora di rientrare ,don Alfredo accettò un altro bis di vino e il capitano guardava un po’ la rotta un po’ la prua e un pò le cosce della vicesindaco. L’ufficiale sembrava assieme alla madonna una statua leggermente più amovibile , cercava di non scomporsi minimamente ma era costretto a recuperare spesso l’equilibrio e si poggiava sulla battagliola. Sapeva del cattivo sangue che correva con i marinai e non era stato visto di buon occhio sin dall’inizio delle occupazioni amministrative. Le reverenze nei su confronti erano false ma non si rendeva conto dell’ipocrisia ,sempre impalato a guardare le mosse del capitano pronto a fare il sapientone . Non fece domande sulla strumentazione di bordo ,si dava per scontato che fosse tutto in regola. Meno male.

Tutti a un certo punto non vedevano l’ora di rientrare, ma non se lo dicevano.. c’era da riscendere la
statua ..e la vicesindaco cominciava a dare segni ansiosi di pre mal di mare che il capitano ben conosceva .
L’assessore non aveva tolto lo sguardo dalla minigonna, continuava a fissarla ..come un cacciatore punta
un coniglio quando va a caccia . Lei si accorgeva degli sguardi, gradiva facendo la finta tonta e si
pavoneggiava. ”Bella Selinunte di notte”..diceva ogni tanto per distogliere l’impaccio, non aveva altri argomenti e mai ne aveva avuti. La luce riflessa della luna ,come un occhio di bue ci seguiva sul palcoscenico del mare , era ovunque, un effetto ottico , tutto il resto era buio e non si vedeva neanche un depuratore ,né un ecomostro di cemento sulla costa. Di notte le bruttezze non si notano.
Nessuno si accorse più di tanto ,solo il capitano vide galleggiare qualcosa vicino la prua tanto andava piano. Ordinò al mozzo più vicino di prendere subito il coppo e di tenere un attimo la ruota del timone e la rotta, e lui stesso cercò di recuperare quelle cose che galleggiavano. Si allungò sul bordo della barca e vide che erano lettere anzi frammenti bruciacchiati, che non trovarono giustificazione, sopravvissute al rogo.

Il capitano aveva sentito qualcosa su questa strana vicenda ed era meglio non ricordare e non capire. Per timore ributtò tutto in acqua prima che l’ufficiale potesse fare domande strane. Solo il chierichetto si accorse di quello che fece il capitano e lo guardò con sospettosa solidarietà ma voleva capirci ..e cosi si avvicinò, passetto dopo passetto vicino alla cabina comando ,tenendo il guidone che non aveva lasciato un attimo . La curiosità era forte e la domanda gli scappò.”.cosa eranosignore quelle cose che gallegiavano”?  Il capitano lo guardò con ammirazione e stupore ,non immaginava che il ragazzo si fosse accorto, tontino per quanto sembrava.

“Erano ..erano lettere di un libro scampate ad un rogo ..si un rogo ..qualcuna era sopravvissuta bruciacchiata ,andava raccolta ..forse si sarebbe ricomposta una frase ..e avremmo avuto altri indizi..sulla
verita’ “ disse il capitano, in realtà , sembrava più un pensiero a voce alta che una risposta ,lui sapeva più di
tutti ,ma quale verità cercare? . si chiese il chierico. Tutto, dopo i cartaginesi tagliatori di teste, fu celato.
La stessa terra e i rovi e le piante selvagge avevano nascosto i ricordi. Poi anche gli amministratori locali
con una montagna di terra. Le idee erano sempre più chiare ,il capitano metteva sempre più a fuoco .. cominciava a ricordare ogni cosa, anche se era passato molto tempo bisognava calare le reti e recuperare il più possibile quella speranza. Accelerò di colpo quasi istintivamente e la madonna sembrò arretrare un po’ tanto che destò preoccupazione ma la base della statua era larga quanto il ponte della stessa e per di più fissata ai bordi con corde nuove. Poi capitan Cola virò la barca verso il porto anzi il ricordo di un porto e giunti davanti Selinunte non si vide più il molo neanche la gente, come fossero tutti spariti di colpo .Dopo i botti in effetti erano andati tutti via a un’altra festa più a monte e non era rimasto più nessuno, solo cartacce a terra e bucce di semenze ovunque.

Le luci della collina,a guardare meglio, erano lumini di ceri lasciati dalle persone che erano state alla
processione. Il capitano mise in folle la barca ,tutti si sentivano maledettamente smarriti, si guardavano tra loro senza conferire parola. Padre Alfredo si fece il segno della croce, non si vedeva più niente, neanche la notte. Anche se i fuochi d’artificio erano finiti da tempo , restò solo l’odore acre dei fumi lungimiranti. Anche la madonnina da statua sgranò gli occhi e sembrava avesse voglia di mettere schiaffi, ma non c’era più nessuno da additare . Le ombre le avevano cambiato l’espressione del dolce viso ,non sorrideva più come prima e per le oscillazioni la corona si posò sugli occhi e sembrava stesse per cadere.
Il capitano, molto preoccupato mai come ora non vedeva l’ora di rientrare, tutta la costa era sparita sotto il
fumo che faceva puzza, sembrava nebbiolina.

Selinunte era al buio ,e non per un risparmio energetico ma perché qualcuno non aveva pagato i fornitori. Le dune che nascondevano i templi non si vedevano, era tutto al buio neanche il fuso della vecchia si vedeva, dal mare non c’era più nessun punto di riferimento. Si aspettava l’alba, non c’erano altre soluzioni . Fu la luce che filtrava dalla finestra che mi svegliò. Avevo sognato, ma la processione c’era stata. Corsi subito a vedere la costa ,meno male, gli scempi erano ancora li.

Gianfranco Caraccioli – Cose di Selinunte