Inutile attendere che i politici trovino la giusta strada per risollevare un territorio tanto difficile come quello siciliano. L’unica speranza sono le imprese. Il lavoro rende l’uomo libero e sano. In un territorio di gente libera non può esserci malaffare. L’unica speranza per la Sicilia è il lavoro.

Quando però, una escalation di condizioni negative, porta un imprenditore “sano” a non poter utilizzare i suoi beni per produrre ricchezza e posti di lavoro, allora ci si trova di fronte ad una situazione disarmante.

La storia dell’imprenditore Amodeo è decisamente singolare. Dopo essere stato sottoposto a misura cautelare per fatti antecedenti al 1998, Giuseppe Amodeo, rimesso in libertà “per il venir meno di qualsivoglia indizio”, assieme alla sua famiglia, ha iniziato un lungo e profondo percorso di collaborazione con le forze dell’ordine nel cui ambito ha consentito l’individuazione di appartenenti alla consorteria mafiosa di Castelvetrano.

in questa foto, il preside Francesco Fiordaliso con una delegazione dell’Associazione antimafie e antiracket “Paolo Borsellino” incontra la famiglia Amodeo
amodeo castelvetrano

In una istanza del sostituto procuratore Andrea Tarondo del Tribunale di Trapani si evince, realmente, chi è Giuseppe Amodeo e quale torto sta tuttora subendo:

La compromissione delle attività economiche dell’Amodeo – scrive Tarondo – conseguente anche a scelte gestionali del tutto improvvide, verrebbe a costituire un profondo smacco nell’attività di contrasto alla penetrazione mafiosa; oltre a costituire, uno smacco nella lotta alla mafia, nella misura in cui un soggetto noto per avere denunciato i propri estorsori e per il suo impegno antiracket [..]

“Ci sentiamo vittime da un lato della mafia e dall’altro dello Stato” Questo, l’amaro sfogo di Katya e Marinella Amodeo, figlie dell’imprenditore Amodeo. “Sono gesti che ci fanno intendere purtroppo – aggiungono – che possono farci quello che vogliono e quando vogliono”

Tuttavia, Marinella, avvocato di 30 anni e Katya, architetto di 35 anni e Simona di 25 anni, laureanda in giurisprudenza, non demordono e continuano a credere nelle istituzioni: «Siamo fiduciose nel fatto che la giustizia possa essere più celere perchè noi, non sappiamo come difenderci, non vogliamo fare la fine di Libero Grassi nè essere una lapide davanti alla quale fare ricorrenze».

Il procedimento avanti la sezione misure di prevenzione patrimoniali del Tribunale di Trapani è tuttora in corso, in attesa del deposito della relazione tecnica contabile disposta d’ufficio. Il prossimo 11 febbraio è fissata l’udienza, dove i periti di parte si confronteranno con i rispettivi colleghi designati dai giudici, per verificare la congruità patrimoniale della famiglia Amodeo, rispetto al giro d’affari certificato dagli inquirenti.

In pratica, al momento, nessun componente della famiglia Amodeo, compresa la moglie di Giuseppe, Francesca Impellizeri titolare di alcune aziende sequestrate e manager dell’albergo, ha carichi pendenti o condanne legate all’appartenenza mafiosa. In ogni caso, secondo le attuali norme, il sequestro dei beni può scattare anche senza coinvolgimenti in processi penali o di tipo mafioso.

E’ il caso della famiglia Amodeo che ha perso da due anni, il controllo di tutte lo società dove lavoravano oltre 60 persone, e hanno dovuto bloccare il mega progetto del nuovo centro commerciale di contrada Strasatto. Le giovani figlie di Giuseppe Amodeo, adesso chiedono aiuto per una vicenda che rischia di complicarsi ulteriormente.