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C’è anche la psicologa castelvetranese Alessandra Messina nell’equipe multidisciplinare del progetto “Don’Touch” che è stato presentato alla 25a edizione del “Cous Cous Fest”, in corso a San Vito Lo Capo. Il progetto sperimentale è giunto quasi a conclusione e proprio a San Vito Lo Capo sono stati illustrati i primi 18 mesi di attività svolto nelle province di Trapani, Agrigento e Palermo. «La nostra forza sono stati i nostri operatori che si sono spesi in prima linea contro alcune reticenze delle pubbliche amministrazioni e le difficoltà di un sistema che a volte è troppo farraginoso mentre i nostri interventi devono essere immediati – ha detto Nicola Sequenzia, project manager del progetto – abbiamo formato 250 operatori, preso in carico, ad oggi, circa 145 minori individuando 25 casi di violenza ed attivando le istituzioni territoriali, l’Asp e la neuro psichiatria per una presa in carico veloce delle vittime».

«Abbiamo avviato i laboratori con i minori stranieri grazie ai quali i ragazzi hanno potuto conoscere i loro diritti ed affrontare tematiche delicate quali la violenza – ha spiegato la psicologa Messina – lo step successivo è stato quello dei colloqui attraverso i quali ci hanno raccontato le loro storie, molto drammatiche, e le motivazioni per le quali sono partiti dai Paesi d’origine». La psicologa ha poi fatto una distinzione sulle situazioni di vulnerabilità emerse: tra i giovani immigrati giunti sul territorio si registrano disturbi post traumatici determinati dal viaggio terrificante affrontato. Ci sono anche disturbi fisici, nel ritmo sonno-veglia, alimentari, non solo per una questione culturale ma anche dovuti al digiuno prolungato del viaggio. «Li aiutiamo anche nell’elaborazione del lutto di familiari scomparsi durante la traversata – ha detto ancora la Messina – collaboriamo con le strutture del territorio, come ad esempio il centro Pench di Palermo specializzato in etnopsicologia. Per quanto riguarda, invece, i minori regolarmente soggiornanti nei nostri territori, sono emersi casi di razzismo e di bullismo».

Il progetto “Don’t Touch”, finanziato dal F.A.M.I. 2014-2020, è promosso dalla cooperativa sociale “Badia Grande”, finanziato e realizzato in partenariato con l’Asp di Trapani ed il Consorzio Universitario Unisom. Si tratta di un progetto sperimentale di capacity building e governance dei servizi che ha consentito il potenziamento di servizi di integrazione in favore degli stranieri e la sperimentazione di nuovi.

 

 

 

 

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