Nella notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968, alcune scosse di terremoto fecero tremare la terra di Sicilia.

La Valle del Belice durante la notte, fu colpita da un evento sismico. Alle ore 2:25 una scossa violentissima e ancor più forte alle 3.03 raggiungendo il X° della scala Mercalli; epicentro diviso tra i comuni di Salemi, Gibellina, Salaparuta, Montevago, e Poggioreale. La realtà fu presto manifestata nella terribile verità e con i primi soccorsi si poté constatare che il sisma era stato più crudele di quanto si potesse immaginare. Le dimensioni della tragedia furono immani.

L’accorrere della protezione civile e dei Vigili del Fuoco, che ebbero il ruolo di protagonisti data la loro preparazione professionale nelle molteplici calamità, portò al salvataggio di decine e decine di vite. L’ordine immediato della Direzione Generale era di far affluire nelle zone terremotate il più ampio contingente di mezzi e uomini, sia dai vari Comandi provinciali sia dalle Scuole Centrali Antincendi.

Gruppo-di-allievi-vigili-delle-S.C.A.-foto-Marcocci

Gruppo-di-allievi-vigili-delle-S.C.A.-foto-Marcocci

Il comando delle operazioni venne affidato all’Ing. Riccardo Sorrentino, Ispettore Generale della VIII zona, in suo aiuto per esigenze organizzative ed operative, l’Ing. Fabio Rosati, comandante dei Vigili di Roma.

A Trapani veniva costituita la Direzione operativa, così come un ponte aereo con Roma: mediante venti vagoni volanti C-119 tra l’aeroporto di Ciampino e l’aeroporto di Birgi, il giorno successivo giungevano i primi rinforzi costituiti da centoventi vigili del nucleo centrale e seicentoventisette allievi vigili ausiliari dalle Scuole Centrali.

Per mare, provenienti da Civitavecchia, la Colonna Mobile Centrale comandata dell’Ing. Silvestrini, con centoventidue uomini tra graduati e vigili, completi di tutti i mezzi idonei al soccorso, giunsero a Trapani.

Arrivarono ancora nei giorni successivi altri contingenti provenienti da altri porti, con uomini, mezzi e tutto ciò che sarebbe tornato necessario allo svolgimento dell’intervento, nonché di attrezzature logistiche.

Il servizio degli elicotteri effettuò 126 ore di volo coordinato dall’ufficiale pilota Coppi e dai piloti Enrico Rinaldo, Guido Jadarola e Gilebbi

Unitamente a due elicotteri VVF di Modena e Roma, anche gli elicotteri della Marina Militare, dell’Aeronautica e dalla Guardia di Finanza. Ebbero largo impiego in special modo durante il primo periodo dei soccorsi, con i trasporti urgenti dei feriti verso gli ospedali di Trapani e Palermo.

Le successive scosse di entità minore ed in fase decrescente venivano chiamate dai geologi “code” o di assestamento, e che nessuna preoccupazione esisteva circa il ripetersi di altre scosse, anche se violente.

Passarono dieci giorni da quando il fenomeno tellurico si manifestò in tutta la sua violenza, seminando morte e distruzione.

Senonché il giorno venticinque dello stesso mese di gennaio, alle ore 10:57, mentre tutto il personale era impegnato in un intensa attività operativa, si verificò un nuovo movimento di grave violenza e di lunga durata.

Poco dopo giunsero notizie radio dai vai settori: le più allarmanti ed angosciose provenienti da Gibellina, dove si lamentavano numerosi feriti e vittime tra il nostro personale.

L’annuncio gravissimo venne confermato via radio dall’Ing. Rosati, si dispose l’accorrere di più soccorritori per Gibellina da altri comuni.

A breve si poterono accertare le vittime tra i nostri vigili con numerosi feriti, ma quattro persero la vita.

Questi luttuosi avvenimenti non poterono non incidere sullo stato d’animo dei vigili già fisicamente provati dal lavoro protrattosi senza sosta per dieci lunghi giorni e in condizioni di vita disagiata, sul ritmo intermittente delle scosse e sotto l’incubo continuo dei crolli.

Così alla stanchezza fisica si aggiunse il dolore per i compagni caduti, oltre ad uno stato d’ansia per quanto ancora poteva accadere.

Quattro nuovi nomi vennero incisi sui marmi dei caduti nel Sacrario delle Scuole Centrali:

Brigadiere Alessio Mauceri, di anni 53, del Comando Provinciale VVF. di Palermo

Vigile in servizio discontinuo Giovanni Nuccio, di anni 28, del Comando Provinciale VVF di Palermo

Vigile temporaneo Savio Semprini, di anni 30, del Comando Provinciale di Modena

Allievo Vigile Ausiliario Giovanni Carturan di anni 20, in servizio di leva presso le Scuole Centrali Antincendi

Vite travolte proprio dove nei giorni scorsi si erano prodigate a salvare vite e beni altrui, e dove il giorno venticinque erano intenti a svolgere le mansioni a loro affidate fra case diroccate e muri pericolanti, smassamento di macerie, riapertura di strade, demolizioni, ricerca delle salme, recupero di preziosi, oggetti d’arte e masserizzie di ogni genere.

L’ago del sismografo arrivò all’VIII° della scala Mercalli, per Gibellina fù fatale: si verificarono numerosi crolli di muri perimetrali gia lesionati dal precedente sisma e il Brigadiere Mauceri con il vigile Nuccio e con il Carabiniere Nicolò Cannella trovaro una morte istantanea sotto un violento peso di macerie in Corso Umberto, poco lontano in via Calvario, in simili circostanze rimaneva vittima l’allievo vigile Carturan, il destino per il vigile Semprini riservò una fine ancora più drammatica, avrebbe potuto salvarsi, se nel fuggire da tale pericolo non avesse trivato la strada sbarrata da un autovettura messa di traverso: fu schiacciato tra la vettura e il muro che in quel momento crollava.

La partecipazione del Paese fu molto sentita al lutto del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco; un solenne rito funebre venne celebrato nel Sacrario dei Caduti presso le Scuole Centrali Antincendi. I feretri, avvolti nel tricolore, erano stati trasferiti dalla Sicilia a Roma con un aereo speciale e a rendere l’estremo omaggio agli eroici vigili vi erano i familiari delle vittime, il Presidente della Repubblica, il Capo del Governo, il Ministro dell’Interno, le più alte autorità civili e militari, plotoni di Vigili del Fuoco e dell’Esercito resero gli onori.

Fu un rito suggestivo e solenne, dando la misura non solo del profondo cordoglio e dell’omaggio alla memoria tributato ai caduti dai più qualificati rappresentanti del popolo italiano, ma anche dei sentimenti di gratitudine delle popolazioni beneficiarie in ogni occasione, anche a prezzo di gravi tragedie, dagli appartenenti al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

da i quaderni di protezione civile
per il GSVVFRoma Enrico Branchesi e Claudio Gioacchini
fonte. gruppostoricovvf.netsons.org