Se i fondi per completare la ricostruzione tardano ad arrivare, il rischio default per i Comuni del Belìce è dietro l’angolo. È questo uno dei paradossi dell’incompleta ricostruzione nella Valle dopo il terremoto del 1968. Il grido d’allarme si è fatto sentire ieri, a margine della cerimonia d’intitolazione della sala Agorà a Leonardo Sciascia a Gibellina. Ma la questione cova già da mesi. Perché ci sono Comuni, come quello di Partanna, che si è ritrovato già sentenze emesse dai giudici sul tavolo, che danno ragione ai cittadini che attendono il contributo post terremoto; così stando le cose dovrebbero essere i Comuni, coi propri fondi, a elargire il contributo al cittadino che si è rivolto alla magistratura.

Un diritto acquisito per chi ha già ricevuto l’ok per la pratica della casa ma non ancora i fondi, che i Comuni devono ricevere dallo Stato. «Ecco perché è urgentissima che la ricostruzione si completi, con l’assegnazione delle somme residue» spiega Nicola Catania. Il coordinatore dei sindaci del Belìce, dopo l’impegno del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (lo scorso gennaio a Partanna), sperava in un intervento risolutivo del Governo nazionale. «Ma in un anno nulla si è mosso» ammette con amarezza Nicola Catania. Ora con delega alla ricostruzione nel Governo è stato nominato il sottosegretario Vito Crimi.