La boxe nel cuore ma in Senegal non aveva mai avuto la possibilità di praticarla. Tre anni di karate, ma i guantoni non li aveva mai indossati. Lo ha fatto una volta giunto in Sicilia, come tanti migranti che attraversano il Mediterraneo col rischio di finire annegati. Ba Aboulaye, 24 anni, invece, ce l’ha fatta e dal 2014, dopo una piccola parentesi in un centro dell’hinterland trapanese, vive nel territorio di Campobello di Mazara: dapprima in una comunità di Torretta Granitola, ora – dopo l’entrata in vigore del Decreto sicurezza e la chiusura del centro – è invece in un alloggio di fortuna a Campobello di Mazara.

Il pugilato l’ha scoperto come la sua vera passione. L’ha praticato poco in una palestra di Mazara del Vallo e ora da qualche mese ha trovato un istruttore di esperienza nella palestra di Paolo Passanante. La storia di Ba Aboulaye si è così incrociata, per caso, con quella di Enzo Indelicato, ex pugile professionista, che dal ’73 ha iniziato a praticare la “Pugilistica San Vito” di Campobello (oggi definitivamente chiusa), la palestra-vivaio di tanti atleti campobellesi finiti sui podi dei vari campionati del mondo.

Due storie difficili oggi accomunate da una passione comune. Indelicato dal ’92 al ’97 è stato detenuto a Pianosa e di quegli anni porta una “ferita incancellabile”: mesi vissuti tra pedate, pugni, sputi, manganellate finiti raccontati anche nel libro “L’inferno di Pianosa”. Ba Aboulaye, invece, ha vissuto la miseria del suo Paese e l’inferno della Libia. Il pugilato, che Indelicato è tornato a praticare, li ha fatti incontrare in palestra.