Botte, insulti e minacce ai piccoli alunni, uno dei quali disabili. I finanzieri della Compagnia di Partinico hanno arrestato tre maestre di una scuola elementare della cittadina per maltrattamenti nei confronti dei propri alunni.

Sono stati alcuni genitori dei minori che hanno consentito l’avvio delle indagini, riferendo di comportamenti strani dei propri figli, di turbamenti improvvisi. In effetti, le intercettazioni ambientali e le videoriprese disposte dall’autorita’ giudiziaria hanno permesso di confermare come le tre maestre abbiano usato violenze fisiche e psicologiche nei confronti dei bimbi.

Durante le ore scolastiche le maestre infliggevano minacce verbali e offese, schiaffi, pizzicotti, strattoni, calci. Spiccano, in questo contesto, i maltrattamenti di una insegnante di sostegno nei confronti di un bambino diversamente abile. Il Gip nel suo provvedimento afferma che sono stati inflitte ai piccoli “sofferenze fisiche e morali intollerabili”, disponendo, quindi, su richiesta della Procura della Repubblica, gli arresti domiciliari per le tre insegnanti.

L’accusa è di maltrattamenti aggravati dall’aver commesso il fatto con abuso dei poteri e violazione dei doveri inerenti una pubblica funzione e di averli compiuti nei confronti di minori e all’interno di un istituto d’istruzione. Un clima di terrore quello instaurato dalle maestre, documentato dalle immagini e dalle indagini iniziate sei mesi fa.

Pianti, grida e violenze erano diventato episodi quotidiani, quasi normali. Maltrattamenti continuati, cui non sfuggiva neppure il piu’ fragile tra gli alunni, il bimbo disabile, costretto su una carrozzella, impossibilitato, dunque, a tentare una pur minima difesa, una via di fuga da schiaffi e calci, alla completa merce’ di chi avrebbe dovuto semmai proteggerlo. “Ora ti faccio piangere”, gridavano le maestre, e’ giu’ botte ai bimbi. Bastava un nonnulla per scatenare la rabbiosa furia delle insegnanti, anche un errore a un compito. Decisiva la denuncia dei genitori, alcuni, non tutti, anzi molto pochi, nonostante nella classe-lager ci fossero i loro figli: sottolinea chi indaga che forte e’ stata la reticenza.

Fonte. AGI e Guardia di Finanza