Giuseppe Lumia 6Gdo

Premesso che: con provvedimento del Tribunale di Palermo, Ufficio del Giudice per le indagini preliminari, numero 8282/07 RGNR DDA del 19 dicembre 2007, è stato disposto il sequestro preventivo penale ex art.321 c.p.p. delle quote dell’intero capitale sociale e del compendio aziendale del suddetto gruppo, appartenente a Giuseppe Grigoli accusato di essere il cassiere nonché braccio destro del noto latitante Matteo Messina Denaro. Successivamente in data 17/10/2013 è stata disposta dalla quinta sezione penale della Cassazione sentenza definitiva di condanna a 12 anni per il Grigoli con pena accessoria di confisca definitiva di tutto il patrimonio passando lo stesso all’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla mafia;

in particolare il Gruppo 6 Gdo s.r.l. operava nell’ambito della grande distribuzione, gestendo nel periodo antecedente all’amministrazione giudiziaria circa 50 punti vendita tra supermercati con il marchio Despar, concessionaria per le province di Trapani, Agrigento e in parte Palermo, e 40 punti vendita dati in somministrazione. Inoltre, la società dal 2008 ha registrato il marchio 6Store con il quale gestiva soft discount a seguito della necessità di riconvertire la linea dei supermercati gestiti e/o in affiliazione, attraverso la propria piattaforma di acquisto e di distribuzione, occupando per la sola Gruppo 6 Gdo fino a 205 dipendenti, oltre a circa altri 300 lavoratori che orbitano nelle aziende satellite, in quelle con contratto di somministrazione e dell’indotto;

si tratta, quindi, di una grande realtà commerciale. Basti pensare che il Gruppo 6 Gdo aveva un capitale sociale di 14 milioni di euro e fatturava circa 120 milioni di euro all’anno. Inoltre nel magazzino del centro di distribuzione la merce inventariata aveva un valore di circa 10 milioni di euro;

l’attività dell’azienda, soprattutto negli ultimi tre anni, ha subito un forte calo di fatturato, al quale si è aggiunta una drastica diminuzione delle merci nei magazzini, fino a decretare già dal mese di novembre 2013 il blocco delle merci in entrata e naturalmente in uscita, uno svuotamento totale del magazzino, con conseguente fermo delle attività. Le ripercussioni sono state drammatiche perché la maggior parte dei supermercati della rete, in mancanza di merce, è stata costretta a chiudere;

gli amministratori giudiziari hanno più volte lamentato il sorgere di numerosi ostacoli che rendono difficile la buona gestione delle attività aziendali arrecando un grave danno all’azienda e ai lavoratori. Il dott. Nicola Ribolla chiamato a testimoniare durante il processo a carico di Grigoli ha dichiarato che “appena è arrivato il rappresentante dello Stato, perché questo è l’amministratore giudiziario, improvvisamente molti supermercati associati hanno chiesto di disdire il contratto con noi, i fornitori non ci hanno fatto più credito e anche le banche ci hanno chiuso i rubinetti”. Anche l’assunzione, da parte degli amministratori, di personale di fiducia “specializzato” non ha portato nessun beneficio?

dopo, diversi e infruttuosi confronti, anche in sede prefettizia, la società in data 11 luglio 2013 ha aperto una procedura di mobilità per il licenziamento di 40 lavoratori, indicando tra i motivi della crisi, oltre agli “effetti involutivi dell’andamento del mercato”, una grave crisi di liquidità conseguente alla “difficoltà di gestire i rapporti con le banche”;

a seguito di un confronto con le OO.SS. presso l’Ufficio regionale del lavoro, è stato deciso di far ricorso alla mobilità su base volontaria e all’istituto della Cassa Integrazione Straordinaria, per la restante parte dei lavoratori, così da garantire alla società un risparmio sul costo del lavoro, consentendo all’azienda di recuperare una parte di liquidità;

in questi anni si è assistito alla chiusura di vari punti vendita Despar e ad un ridimensionamento generalizzato della forza lavoro impiegata, nonostante l’apertura di alcuni punti vendita con il marchio 6Store. Inoltre nell’universo imprenditoriale del Grigoli abbiamo assistito dopo la confisca al fallimento della “Provenzano Mozzarelle” con circa 50 dipendenti, alla liquidazione dalla “SpecialFruit” che occupava 27 dipendenti e della “Ciuri di Grano” con 10 dipendenti;

ad oggi il fatturato del Gruppo si è azzerato, i magazzini sono vuoti e il capitale sociale è stato dilapidato, mentre i tentativi di affitto o di compravendita dell’azienda, da parte di altri soggetti presenti nel settore della grande distribuzione alimentare, sono falliti anche a causa di problematiche di carattere burocratico;

i lavoratori e le loro famiglie vivono momenti di preoccupazione o di vera e propria angoscia, per l’incertezza del loro futuro. Comincia a serpeggiare il pessimismo e la sfiducia. Se non ci saranno solleciti interventi si rischia di alimentare la convinzione, sbagliata, che con “la mafia si lavora e con lo Stato si muore di fame” ;

nel territorio patria del boss latitante Matteo Messina Denaro lo Stato deve vincere questa battaglia. Per questo deve coniugare i preziosi risultati della magistratura con interventi che garantiscano il mantenimento delle attività produttive e la tutela della stabilità occupazionale del territorio. Bisogna sostenere, e non vanificare, l’attività degli organi di polizia e della magistratura con opportune e tempestive iniziative a sostegno dell’occupazione e dello sviluppo,

si chiede di sapere:

se i ministri in oggetto intendano chiedere all’Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla mafia di avviare un’ispezione per verificare le difficoltà di gestione dell’amministrazione giudiziaria e stabilire le cause che stanno portando al fallimento del Gruppo 6 Gdo;

se i ministri in oggetto ritengano necessario intervenire attingendo risorse dal Fondo giustizia per sostenere il risanamento dell’azienda al fine di garantire la continuità aziendale e di conseguenza salvaguardare i posti di lavoro dei dipendenti;

se i ministri in oggetto intendano istituire un tavolo presso il ministero dello sviluppo economico per facilitare l’affitto o la vendita del Gruppo 6 Gdo a soggetti di chiara garanzia finanziaria ed esperienza imprenditoriale nello stesso settore dell’azienda confiscata.