Lo scorso mese di aprile, si è svolta a Castelvetrano, la manifestazione “Soglia e identità” che ha visto la partecipazione di Valeria Muteri, brillante architetto di Castelvetrano che da 5 anni vive e lavora a Londra.

Nonostante la distanza e gli impegni di lavoro, Valeria ha accolto ben volentieri l’invito della “Società Dante Alighieri di Castelvetrano” ed è tornata nella sua città: “Quando sei un migrante – ci racconta – ed inizi ad avere la consapevolezza che forse non tornerai più a casa, il filo che ti collega alla tua terra diventa sempre più forte, fino a diventare una catena resistente!

La mente creativa di Valeria ha saputo cogliere l’arte, in una terra arida come la nostra. La “concertina” interpretata a Castelvetrano ha avuto come tema centrale il balcone come soglia tra pubblico e privato, essendo questo un interessante spazio di transizione e insieme metafora della distorsione del concetto di “altro” nell’identità siciliana.

Questa performance è parte della sua ricerca per il master in “Situated Practice” per il quale Valeria sta studiando duramente presso la Bartlett School of Architecture di Londra. Un percorso di formazione molto esclusivo e pionieristico nel panorama mondiale dell’architettura. Insomma un posto dove “nascono le nuove idee” e nuove discipline, come questa che mette insieme arte e architettura.

Quando nasci in un paese piccolo, puoi solamente immaginare il futuro cercando dei modelli possibili, degli esempi – aggiunge Valeria – Sapevo quello che avrei volevo fare ma non sapevo se questo corrispondesse ad una figura professionale esistente.

Mi sentivo aliena nel mondo dell’architettura, aliena in quello dell’arte, ma li amavo entrambi. Questa nuova disciplina ibrida ha dato quindi il nome alle mie aspirazioni: e qui ho trovato casa!”

Ma torniamo alle origini e cerchiamo di capire meglio il percorso di Valeria. Dopo aver conseguito il diploma al Liceo Classico “Pantaleo” di Castelvetrano, Valeria ha lasciato la Sicilia solamente dopo la laurea in Architettura conseguita a Palermo. Iniziano quindi una serie di esperienze più o meno stimolanti a Milano e Barcellona prima di arrivare a Londra. Aveva già collaborazioni interessanti, tra cui quella con Stefano Mirti e IdLab per la Triennale di Milano.

Per motivi sia personali che professionali, nel 2013, vola in Inghilterra dove acquisisce il metodo di lavoro tipico delle zone anglosassoni. Un ambiente sicuramente diverso da quello italiano e spagnolo dove i problemi iniziali della lingua, Valeria li compensa con il disegno, il mezzo di comunicazione sicuramente più naturale per lei.

Adesso Valeria collabora con Alexander Martin Architects, dove e’ responsabile di progetti in USA, Francia e Londra, oltre che dell’immagine e della comunicazione dello studio.

Da tre anni è inoltre responsabile di un importante lavoro di ristrutturazione in California per conto di un cliente dello studio particolarmente famoso la cui identità per ovvi motivi non è possibile svelare.

Ma quello che per molti potrebbe sembrare un traguardo, per Valeria è solamente uno stimolo. “L’architettura costruita è la cosa che mi rappresenta meno – ribadisce – Sento forte l’esigenza di continuare a scoprire e crescere come un ulivo. Mi penso un albero che più cresce e più fortifica le sue radici