Essepiauto

Con la mietitura verranno realizzati prodotti come cous cous, farina, pasta ed i ricavi saranno reinvestiti nella valorizzazione del Parco. E’ la seconda volta che la Sicilia è precursore per questa collaborazione tra Beni Culturali ed Agricoltura. E’ accaduto già in occasione del Vinitaly”. Lo ha dichiarato oggi Alessia Davi , Commissario del Consorzio Ballatore, intervenendo oggi al briefing stampa per la prima volta tenutosi proprio sui campi agricoli all’interno del Parco Archeologico di Selinunte.

“Recuperare ciò che hanno mangiato i nostri antenati non sarebbe male. La logica è quella di fare del vasto e grande territorio selinuntino un’azienda che produca. In questo modo avremo due cose: la pulizia dell’area – ha dichiarato Enrico Caruso, Direttore del Parco Archeologico di Selinunte – che viene fatta attraverso la preparazione della coltura e quindi significa che le aree del Parco vengono costantemente pulite e mantenute pulite.

Inoltre il paesaggio agricolo che noi riportiamo nuovamente al centro dell’attenzione all’interno del Parco Archeologico ci consente di dare a Selinunte la cornice giusta dove l’archeologia ha, nel rapporto con il paesaggio agricolo, una cornice sicuramente straordinaria. Lavoriamo anche sull’aspetto del paesaggio naturale con l’Università di Palermo per fare in modo che l’aspetto naturalistico di Selinunte sia di pari dignità con quello agricolo. Dunque avremo archeologia, paesaggio agricolo, paesaggio naturale tutti con pari dignità. Abbiamo una convenzione con l’Università di Palermo per ricerche riguardanti la botanica e pensiamo”.

Dinanzi a telecamere ed al mondo della stampa è iniziata la mietitura del grano all’interno del Parco Archeologico di Selinunte.

“ Con il grano si produrranno cous cous e pasta con il logo del Parco. Abbiamo il Monococco, grano ritrovato all’interno della Grotta dell’Uzzo, uno dei più importanti siti preistorici della Sicilia – ha proseguito Enrico Caruso, Direttore del Parco Archeologico di Selinunte – ma si produrrà anche lenticchie e ceci. Ben 10 ettari del Parco Archeologico saranno destinati a rinvigorire una tradizione sopita da oltre 20 anni: l’agricoltura. Quest’anno il ricco raccolto di 10 ettari di coltivazione darà una produzione di rilievo sia ai legumi, ceci, varietà Sultano e Pascià, lenticchie, seminate per oltre un ettaro di terra, riservando invece oltre 9 ettari al grano duro di origine siciliana, quali Russello, Tumminia e Perciasacchi.

Infine il grano Monococco. Quest’ultimo ritrovato, come ha dimostrato il prof. Sebastiano Tusa, attuale Assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, all’interno della Grotta dell’Uzzo, uno dei più importanti siti preistorici della Sicilia. Si tratta, evidentemente, della più antica attestazione del paesaggio dal ruolo di cacciatori-raccoglitori degli uomini preistorici ad agricoltori. Ceci e lenticchie saranno imbustate e vendute con il logo del Parco. Il grano servirà per produrre semola per cous cous, farina e pasta sempre con il logo del Parco.

Infatti tutti i prodotti avranno il logo del Parco Archeologico di Selinunte e quello del Consorzio Ballatore, organismo che fa capo all’Assessorato regionale all’Agricoltura che ha curato la sperimentazione di cui si raccoglieranno i frutti. Tale raccolto fa ben sperare per il futuro del Parco Archeologico di Selinunte che intende riservare un ruolo di primo piano all’agricoltura, ridando al paesaggio storico il ruolo di cornice, di primo piano all’archeologia di Selinunte che non teme rivali nel Mediterraneo”.