giuseppe basileL’Associazione Bianchi Bandinelli di Roma, in collaborazione con l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro e con l’Istituto Nazionale per la Grafica, promuove per mercoledì 10 dicembre 2014 una giornata per ricordare Giuseppe Basile, illustre figlio della città di Castelvetrano, scomparso nel mese di luglio del 2013.

Attraverso interventi che ripercorreranno le tappe più significative della sua storia di intellettuale militante, di direttore di importanti cantieri di restauro e di maestro, sarà rievocato il suo infaticabile impegno nell’immaginare e nel concretizzare azioni per la tutela e la difesa dei beni culturali, spingendosi nei campi più innovativi della conservazione e del restauro.

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Breve biografia del prof. Basile

Giuseppe Basile ha effettuato la Direzione lavori, il coordinamento e la supervisione dei più importanti interventi di conservazione e restauro per conto dell’Istituto Centrale del Restauro del Ministero dei Beni Culturali.

giuseppe basileNato a Castelvetrano laureato in Storia dell’Arte all’Università di Palermo, dal 1976 funzionario storico d’arte presso l’Istituto centrale del restauro (Ministero Beni Culturali), dove dal 1987 ha diretto il Servizio per gli interventi sui Beni artistici e storici. Dall’anno accademico 1991 – 92 docente presso la Scuola di specializzazione in Storia dell’arte all’Università “La Sapienza” di Roma (Teoria e storia del restauro delle opere d’arte), dal 1995 membro ordinario della Pontificia Commissione per i Beni culturali della Chiesa e della Pontificia Commissione per l’Archeologia sacra. Ha diretto numerosissimi restauri in Italia ed all’estero, al punto da portare la nostra scuola di restauro ai maggiori vertici del mondo.

giuseppe basileFu lui che si oppose, da Dirigente dell’Istituto Centrale del Restauro di Roma, alla rimozione indiscriminata con le ruspe delle macerie accumulatesi sotto la volta della Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi: sotto quelle macerie, nel settembre del 1997 a causa di una violenta scossa sismica, erano rimasti sepolti due restauratori e due frati, ma rimanevano anche accatastati 120 mila frammenti di ben 5.000 mq di pitture murali dei più importanti maestri della pittura del duecento italiano, quali Cimabue e Giotto. Si deve alla sua ostinata capacità ed al suo altissimo livello culturale se oggi possiamo riammirare capolavori d’arte unici al modo. Entra certamente nel Guinnes dei primati per il più grande puzzle d’arte mai recuperato (il cantiere è stato denominato dai più grandi studiosi del mondo il cantiere dell’utopia); e certamente in quest’impresa ha influitola sua esperienza maturata in gioventù nel Belice. Innumerevoli le altre opere di cui ha diretto il restauro: tra le tante si cita la Cappella degli Scrovegni a Padova, l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci a Milano ed il Palazzo Te a Mantova.