Per “Il Teatro al Territorio”, nell’ambito del Calatafimi Segesta festival Dionisiache 2019, mercoledì 4 settembre, alle 19.45, “Pina Volante: Giusi Barraco a muso duro”, drammaturgia e regia Giacomo Bonagiuso. Una storia senza miracoli quella di Giusy Barraco nasce in Sicilia. Ed è una bambina che corre e gioca con entrambe le gambe. Poi, improvvisamente, disturbi più o meno gravi legati alla deambulazione, costringono lei e la sua famiglia a una serie di “viaggi della speranza” alla ricerca di una diagnosi, e quindi di una cura.

La diagnosi arriva, tardi, ma arriva. Dejerine Sottas. Una neuropatia sensitivo-motoria per la quale non c’è terapia definitiva. Giusy vede spalancarsi due strade: assecondare l’autocommiserazione meridionale o reagire. Reagisce. Smonta la propria identificazione con la sedia a rotelle e diventa addirittura campionessa para-olimpica di nuoto. “In acqua tra me e lei, il disabile sono io”, dice. Ma non è solo la storia della campionessa che viene raccontata, ma della donna che si sposa, che vuole vivere una vita normale senza che la diversità venga usata come strumento di “riserva indiana”.

Raccontare la storia di Giusy Barraco, una donna che una carrozzella non è riuscita a privare della sua identità femminile, non è una sfida semplice, sia per lo scrittore che per il regista. Non lo sarebbe neanche per qualunque attore, posto che Giusy in piccoli cameo interpreta se stessa, togliendo le castagne dal fuoco a questa drammaturgia. Non è semplice raccontare la storia della malattia, della sofferenza ma soprattutto semplice non è mettere in scena la storia della differenza negata, disconosciuta, appiattita nel calderone dell’handicap.

“Anche oggi – spiega il regista Giacomo Bonagiuso – quando proviamo a parlare di questo spettacolo, ci tocca sentire chi lo collocherebbe “nella giornata del disabile” o in non meglio precisate rassegne a tema. Ma questo spettacolo parla di una vita, delle due difficoltà e dei suoi entusiasmi. Lo fa dalla prospettiva delle due cuginette, adolescenti, di Giusy. E racconta del dolore la genesi, senza alcun pietismo. Anche questo ci è stato detto, a proposito. Che raccontare una vita che non si rassegna ad essere solo la propria carrozzina, potrebbe essere pietistico. Ma io, da regista, so che il teatro è il luogo giusto per questa storia. Perché il teatro non fa sconti, e non fa leva sul dolore. Lo rende semmai umano.

E noi, di una storia che parli di una donna ad altre donne, e agli altri uomini, abbiano comunque bisogno”, conclude Bonagiuso. Drammaturgia e regia: Giacomo Bonagiuso, con Giordana Firenze e Martina Calandra, con la partecipazione di Giusy Barraco e Giorgio Zichittella.

Ambiente sonoro: Maurizio Curcio e Valentina Migliore.