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Qualche giorno addietro è scomparsa a Castelvetrano donna Fede Amari, 87 anni, figlia del Barone Giuseppe Amari Cusa di Salina e Reda, e della Marchesa di San Benedetto, Luigia D’Errico, nipote di Bartolomeo Amari Cusa, cavaliere dei Ss. Maurizio e Lazzaro e primo Prefetto del regno di Castelvetrano. Alla signora Fede Amari, già docente e scrittrice per passione, la professoressa Giovanna Zappalà ha dedicato questa riflessione che pubblichiamo integralmente.

[di Giovanna Zappalà] Si dice che a limitar di Dite gli uomini siano accomunati dall’urna, vero è che le spoglie mortali abitano gli stessi luoghi, che la Moira ha reciso con ugual cesoia, ma, ciò che contraddistingue in vita e che per diritto di nascita accompagna i passi mortali, rimane indelebile, ad onta di chi, osannandosi vincitore onnisciente, può trasmutare gli eventi a proprio piacimento.

Ieri, una donna, una moglie, una madre, una scrupolosa professionista e una donna impegnata nel sociale è stata ricordata da amici e parenti… ma per onorare Donna Fede Amari, tenuta a battesimo dal Principe Romanazzi Carducci, figlia del Barone Giuseppe Amari Cusa di Salina e Reda ramo cadetto dei Conti di Sant’Adriano  e della Marchesa di San Benedetto, Luigia D’Errico, nipote di Bartolomeo Amari Cusa cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro primo prefetto del regno di Castelvetrano… non è tutto. Eredità d’affetti mi impone d’onorare la nobiltà che l’invidia del profano attribuisce solo al cuore e  i rami di una atavica, ma forte radice che viridi si piegano, ma non si spezzano. Non tutte le sirene hanno due code. Mortale si, ma non comune. “A egregie cose il forte animo accendono l’urne dei forti”. Vale zia Fede. Vale.

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