«La proiezione di questo videodocumentario qui a Castelvetrano non può rimanere isolata. Ecco perché mi farò promotore, personalmente, di farla condividere in visione in altre occasioni». Lo ha ribadito il manager dell’Asp Trapani Fabio Damiani che, a sorpresa, ha assistito alla proiezione del videodocumentario “La scatola del tempo” di Ezio Fiorenza e Marco Tumbiolo e realizzato con le testimonianze di alcuni pazienti dell’Unità di Oncologia medica dell’ospedale “Vittorio Emanuele II” di Castelvetrano e dello stesso personale.

L’idea è nata due anni fa dalla testimonianza di Lia Calamia, artista castelvetranese da sempre attiva in campo artistico e culturale, conosciuta a livello nazionale e internazionale, alla quale un giorno, viene diagnosticato il cancro. Lia, nella sua esperienza intuisce la necessità di guardare al paziente oncologico attenzionando la persona nelle relazioni interpersonali; da ciò nasce l’idea di scrivere un manuale “tragi-comico” di sopravvivenza per malati di cancro, in cui usa l’ironia per dissacrare la malattia contro cui combatte, al fine di descrivere il suo rapporto con gli altri e soprattutto per raccontare come gli altri la vedono.

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Quando Lia Calamia è morta, il suo lavoro è continuato grazie all’impegno del personale dell’Unità operativa, in particolare di Vito Barruzza ed Eliana Gucciardo. Alla proiezione c’erano tutti i protagonisti, insieme ai loro familiari. Tra i medici, Liborio Di Cristina, Eliana Gucciardo, Vincenzo Agate e l’infermiere Vito Barruzza: «L’idea è nata qualche anno fa per caso – ha detto Ezio Fiorenza – ci ritrovammo con Vito in una stanza d’ospedale, io con mia mamma ricoverata e lui con la sua. Da una conversazione è nato il progetto».

Vito Barruzza, Enzo Agate, Eliana Gucciardo e Liborio Di Cristina.