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È stato scritto dal giornalista Umberto Lucentini e dai figli di Paolo Borsellino, Lucia, Fiammetta e Manfredi, il libro “Paolo Borsellino, 1992: la verità negata”, edizioni San Paolo. Il libro, che racconta la storia di Paolo Borsellino e del suo mondo, non è una semplice riedizione in occasione dei trent’anni dell’attentato costato la vita anche ai poliziotti della scorta, Agostino Catalano, Vincenzo Limuli, Claudio Traina, Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina. Queste pagine rilette oggi sono anche un atto d’accusa nei confronti di chi non ha onorato l’esempio di Paolo Borsellino.

Il 19 luglio 1992 Paolo Borsellino viene ucciso dalla mafia in via D’Amelio, mentre si reca a trovare la madre. La cronologia dei drammatici ultimi giorni che portano Paolo Borsellino dritto verso il sacrificio della propria vita. Il ricordo dei figli, sempre accanto al padre, magistrato in lotta contro le trame oscure della mafia e dei suoi complici; la loro enorme delusione e amarezza per le tante lacune, le troppe omissioni e manipolazioni, che hanno caratterizzato le inchieste sulla strage di via D’Amelio.

Il libro contiene importanti aggiornamenti sui 57 giorni vissuti da Borsellino, dalla strage di Capaci all’attentato di via D’Amelio. Dettagli sui movimenti del magistrato, gli incontri e gli spunti di indagine che ha ricevuto interrogando collaboratori di giustizia o confrontandosi con altri inquirenti. Passi fatti per cercare di fare luce sui mandanti della morte del suo amico e collega Giovanni Falcone. Con testimonianze inedite, atti processuali, circostanze che man mano si aggiungono alle conoscenze già acquisite, la cronologia dei giorni di Borsellino che dal 23 maggio portano al 19 luglio si è arricchita di nuovi contenuti. Sono tutte notizie oggi al vaglio della magistratura, degli inquirenti, della parte civile dei familiari di Borsellino, che stanno lavorando per tentare di illuminare – seppure con i ritardi noti – tutti i punti oscuri che fanno da sfondo alla strage di via D’Amelio.

A Caltanissetta, intanto, è alle battute finali il processo a carico di un funzionario e due ispettori di polizia accusati di concorso in calunnia aggravata dall’avere favorito Cosa nostra. Quello che è stato ribattezzato il “processo sul depistaggio sulla strage di via D’Amelio” si basa sul lavoro della Procura di Caltanissetta per ricostruire chi avrebbe spinto il “pentito” Vincenzo Scarantino a dichiarare il falso sulle fasi preparatorie della strage. La sentenza è prevista a giorni.

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