L’ultimo giorno di lavoro, prima della pensione, è come l’ultimo giorno di scuola. Quello che non si dimentica mai. E per Antonino Giglio, 65 anni, di cui 39 al servizio delle Ferrovie dello Stato, quello di oggi è stato un giorno memorabile. Dopo i festeggiamenti alla stazione ferroviaria di Castelvetrano, il signore Antonino se n’è tornato a casa carico di emozione ma, soprattutto, di ricordi. Tanti, fin troppi, che lo hanno legato al treno e alle rotaie. Del resto lui è cresciuto in una famiglia dove il treno non era il giocattolo dei bambini ma era il mezzo di lavoro del papà. Calogero fu anche lui un ferroviere in servizio presso la stazione di San Carlo (chiusa nel 1959), poi trasferito a Marausa e nel 1960 a Castelvetrano.

La città dell’Efebo per la famiglia Giglio (nata in provincia di Palermo) è diventata quella d’adozione. E tra binari e i locali del Deposito ferroviario di Castelvetrano è cresciuto anche Antonino, per poi finirci a lavorare. Dal 2 maggio 1980 ha svolto le mansioni di conduttore (cioè colui che accompagna i viaggiatori e ne controlla i titoli di viaggio) e poi di capo personale viaggiante. Dalla gavetta è finito in ufficio, quello con le finestre che si affacciano sui binari. Proprio così, «perché il treno affascina, emoziona, trascina…» spiega Antonino Giglio. L’ultimo giorno di lavoro, attorniato nella grande festa dai familiari e dai colleghi, è stato forse quello più che gli ha fatto vibrare il cuore. «Sono convinto che le Ferrovie dello Stato sono state il collante per l’intera società italiana» dice Giglio.

Sotto il marchio “FS” e a bordo dei treni in tutta Italia sono cresciute intere generazioni. Quando l’aereo era un lusso, i treni hanno fatto viaggiare emigrati e studenti, giù e su per l’Italia, in quelle carrozze dove si sperimentava un’umanità che metteva insieme – nel dialogo – persone di posti diversi. Ci si conosceva e capitava pure d’intrecciare amicizie poi coltivate negli anni. Il treno quella funziona l’aveva. E se lo ricorda bene Antonino Giglio che lavorò pure sulla tratta a scartamento ridotto che da Castelvetrano arrivava ad Agrigento, passando per Selinunte. Anche quell’esperienza che faceva gustare i templi e il paesaggio siciliano sulla costa è finita nel 1985. Antonino Giglio ha continuato a lavorare in ufficio, tranne qualche viaggio di sorveglianza.

«Il momento più critico? A fine dicembre del 2014 quando ci fu una fortissima nevicata – racconta – lavorammo sino a notte ma fu lì che emerse il vero valore della squadra delle Ferrovie dello Stato». Oggi alla stazione di Castelvetrano per la festa organizzata il signor Antonino è arrivato col treno proveniente da Trapani. Un viaggio simbolico nei tempi in cui non ci sono più neanche quelli “di sorveglianza”. Rimangono, però, il rumore delle automotrici e gli annunci nelle stazioni. Per Antonino Giglio rimane la memoria di un tempo trascorso dentro le Ferrovie dello Stato, società che è cambiata nei decenni. Ma rimane, soprattutto, la passione per il treno, che continuerà a coltivare al servizio della “Fondazione FS”. Ma, stavolta, da pensionato. E sempre pronto a emozionarsi quando sale su un treno.

Antonino Giglio (a sinistra) coi colleghi Matteo Favara e Domenico Maggio, agli inizi della carriera.