Che valore ha donare? «La possibilità di fare del bene agli altri che hanno bisogno». Roberto Trinceri di Partanna non ha nessun tentennamento nel rispondere così. Al quinto piano dell’ospedale “Vittorio Emanuele II” di Castelvetrano oggi c’è tornato da solo, senza più la mamma, la signora Calogera Ditta che a febbraio scorso è morta a 71 anni perché il tumore ha vinto la battaglia. Nel reparto di Oncologia stavolta è tornato con un dono. Lo stesso che ha condiviso con altre due famiglie segnate dallo stesso destino: la morte di un familiare che è passato da quelle sale dove si gioca la battaglia coi tumori a colpi di farmaci, ma anche col sorriso e non solo. Ma non sempre il duello si vince e quando la morte sopraggiunge rimangono i ricordi e le relazioni umane con chi è stato a fianco del familiare.

Da questa rete di relazioni è nata la donazione di una fotocopiatrice e di due purificatori d’aria al reparto di Oncologia, avvenuta oggi pomeriggio alla presenza delle famiglie donatrici e di tutto il personale del reparto, col ricordo verso chi non c’è più: la signora Calogera Ditta, Palma Milazzo di Castellammare del Golfo e Rosalia Melia di Alcamo. «Per noi è importante la persona, non la malattia», ha detto il primario Liborio Di Cristina. Già, la persona, ma anche i familiari: «Ognuno di loro ci aiuta a crescere – ha ribadito Angela Accardi, dottoressa in reparto – loro ci danno la forza ad andare avanti».

Dietro quel dono al reparto c’è una riconoscenza silenziosa a chi ha «camminato» vicino al familiare che oggi non c’è più. Lo sa bene Giuseppe Stabile di Castellammare del Golfo, marito di Palma Milazzo che a 52 anni è morta il 1° dicembre 2019. Per 5 anni ha accompagnato la moglie nel reparto del dottor Liborio Di Cristina all’ospedale di Castelvetrano, poi il tumore ha preso il sopravvento e se l’è portata via. Oggi il nome della signora compare in una targhetta appesa al fotocopiatore. Ma Giuseppe «un ricordo del passaggio di Palma» lo ha voluto lasciare anche negli ospedali di Salemi e Sciacca dove la malattia l’ha portata prima di morire: in tutte due i nosocomi ci sono due piccoli quadri in sua memoria.

Il tempo della memoria serve anche a dare forza. E il dono di strumenti che aiuteranno a rendere più accogliente e funzionale il reparto è un esercizio per non dimenticare. «Ricordo il sorriso sulle labbra di mia mamma quando venivamo qui in reparto», dice Attilio Scavone, figlio di Rosalia Melia, scomparsa a gennaio scorso all’età di 89 anni. Il tumore al polmone, la chemioterapia per via orale e quei colloqui col dottor Di Cristina, medico che la signora Melia voleva bene.

Già domani la fotocopiatrice e i due purificatori d’aria entreranno in funzione. E questa non è la prima donazione che riceve il reparto. In altre occasioni suppellettili sono state donate da parte di associazioni e imprenditori. «Il nostro impegno è nel cammino accanto al paziente», ha spiegato Di Cristina. «Il lavorare qui dentro ci permette di arricchirci; noi, rispetto a ciò che danno i pazienti e i familiari, è sempre poco», ha detto l’infermiere Vito Barruzza. «Il nostro grazie va a tutto il personale», sono state le parole di Roberto Trinceri, prima di un applauso finale che, in tempo di Covid, è valso più di mille abbracci.