aerei trapani

(Adnkronos/Ign) “Non c’è ancora nulla di deciso”, è la parola d’ordine che rimbalza dagli stati maggiori impegnati in queste ore nella definizione delle pianificazioni operative relative al contributo logistico che l’Italia fornirà alle operazioni militari in Mali. C’è una rosa di basi italiane da ‘sfogliare’ per individuare quella più adatta alle necessità, si ipotizza la messa a disposizione di alcuni aerei cargo – almeno due – per il trasporto di materiali e truppe alla volta del Paese africano.

Per quanto riguarda gli aeroporti militari, potrebbe essere replicata l’esperienza già vissuta nel 2011, con risultati positivi sotto il profilo operativo, in occasione della missione multinazionale in Libia. Anche in questa circostanza si torna infatti a parlare della possibilità di permettere l’utilizzo di una o più basi aeree ancora da individuare tra quelle di Trapani (la piu’ plausibile), Gioia del Colle (Bari), Brindisi o Amendola (Foggia).

In attesa della definizione dei dettagli per quanto riguarda la missione di addestratori militari da inviare nel Paese africano, dovrebbe essere quindi assicurata la fornitura di alcuni aerei da trasporto militari, presumibilmente due C-130, per il trasferimento in loco di truppe, mezzi e materiali.

Ad affermare che “Italia e Stati Uniti hanno assicurato supporto all’azione della Francia per fermare l’avanzata jihadista”, è stato il ministro della Difesa, Giampaolo Di Paola nelle dichiarazioni alla stampa con il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Leon Edward Panetta, al termine dell’incontro che si è tenuto presso Palazzo Esercito, a Roma. “Domani – ha ricordato Di Paola – è in programma la riunione dei ministri degli Esteri dell’Ue, e dopo si avrà un’idea più chiara di quella che potrà essere l’azione dell’Europa e di che tipo di assistenza può essere fornito, sulla base delle richieste francesi”.

Che l’Italia fosse pronta a dare supporto logistico alle operazioni militari in Mali, Di Paola lo aveva annunciato insieme al ministro degli Esteri, Giulio Terzi in audizione al Senato.

L’Italia intende ”offrire un concreto sostegno logistico all’operazione” militare in corso nel Mali ”soprattutto ai Paesi africani che hanno difficoltà a trasferire truppe sul teatro operativo”, aveva anticipato Terzi, sottolineando anche il ”sostegno politico all’intervento bilaterale che si può già definire multilaterale” considerato, aveva aggiunto, che ”riguarda molti paesi africani e una serie di paesi europei e occidentali”.
Sempre domani, in occasione della riunione straordinaria dei ministri degli esteri dell’Unione europea dedicata proprio al Mali, sarà data ”assoluta urgenza all’avvio della missione di 250 formatori che dovrebbero recarsi a Bamako per sostenere le capacità di una forza del Mali. La situazione sul terreno nel Mali è precipitata in modo inaspettata”, ha affermato precisando che per questo si è reso necessario ”un intervento immediato di contrasto alle azioni della jihad prima che si radichino nelle città”.

Il ministro ha inoltre definito “inevitabile e corretta” l’operazione francese sul territorio africano: “Oggi – ha sottolineato Di Paola – ci sono consolidate presenze terroristiche nell’area”. Quanto all’impegno europeo, la prospettiva è quella di inviare tra i 200 e i 250 istruttori nel Sud del Paese.

Il presidente francese Francois Hollande, parlando a Parigi con i giornalisti, ha dichiarato che se la Francia non fosse intervenuta in Mali, i ribelli islamisti avrebbero “conquistato completamente” il Paese. Il presidente francese ha ammesso che la decisione di intervenire è “carica di conseguenze” per la Francia a causa dei numerosi ostaggi presenti in Africa, ma la “fermezza”, ha aggiunto, è fondamentale per sconfiggere i sequestratori.

Scontri tra i ribelli islamici legati ad al-Qaeda e i militari maliani e francesi sono scoppiati a Diabaly, 400 chilometri da Bamako, dopo che l’esercito ha circondato la zona. Lunedì l’ala di al-Qaeda nel Nord Africa (Aqim) ha preso il controllo di Diabaly dopo una controffensiva lanciata dall’ovest lungo il confine tra Mali e Mauritania. I miliziani dell’Aqim hanno lasciato la città per zone limitrofe dopo il raid aereo lanciato nella notte dall’aviazione francese.

Una fonte della sicurezza maliana ha invece spiegato che circa 200 militari francesi sono entrati a Diabaly in quella che è la prima operazione di terra da quando Parigi ha annunciato il suo intervento in Mali. L’operazione di terra diventa difficile perché ”alcuni terroristi e miliziani islamici si mescolano con la popolazione di Diabaly mentre altri hanno lasciato la città”, ha detto la fonte.

Fonte. Adnkronos/Ign

pubblicato giorno 17 gennaio 2013