I resti dell’antico porto di Selinunte sul fiume Gorgo Cottone sono riemersi alla luce. La straordinaria scoperta è stata effettuata dal prof. Carmelo Monaco dell’Università di Catania mentre si trovava in visita a Selinunte, in compagnia di colleghi di altre Università italiane. Alla vista di Monaco si sono presentati i blocchi dell’antica banchina del porto su uno dei due fiumi (l’altro è il Modione) che costeggiavano l’altipiano dell’antica città di Selinunte.

Quello scoperto è, in effetti, non tanto il risultato tra bassa e alta marea, ma è il dato che confermerebbe gli studi che già da anni le Università di Napoli, Palermo e Catania conducono sulle deformazioni costali causate anche da terremoti. In questi anni (i risultati sono stati già pubblicati) ricercatori e docenti hanno analizzato il territorio della Valle del Belìce (già interessato dal sisma del ’68) e hanno potuto appurare che esistono ancora alcune faglie attive. Selinunte si troverebbe proprio vicino a una di queste (a sismicità bassa). Del resto, tra le ipotesi storiche prese in considerazione, c’è anche quella che l’antica città di Selinunte (quando era abitata e in attività) sarebbe stata interessata da un terribile terremoto.

La scoperta delle banchine del porto, oggi tornate visibili, sarebbe proprio il risultato di due fenomeni naturali. Se da un lato il livello del mare ogni anno si innalza seppur di pochi centimetri, dall’altro la crosta terrestre sarebbe risalita proprio perché interessata da una tettonica attiva. Questo dimostrerebbe, così, il fatto che quel tratto di costa non è ancora scomparso dopo secoli; anzi è tornato visibile.