TERREMOTO NEL CENTRO ITALIA. LA DRAMMATICA TESTIMONIANZA DEL MARGHERITESE ANGELO MORREALE, 42 anni, che vive con la sua famiglia a Rieti.

Ecco le sue dichiarazioni a caldo sulla tragedia:

terremoto rieti amatrice foto 2Abito a Rieti – dice Angelo – città a 48 km da Amatrice dove ho un mio carissimo amico del quale, al momento, non ho notizie.
Alle 03,34 di questa notte, una forte scossa durata circa 20 secondi ha fatto oscillare la casa di 4 piani dove abito con la mia famiglia.

La mia abitazione è al terzo piano di un nuovo edificio costruito con criteri antisismici. Una fortuna, nel dramma. L’edificio ha retto bene al movimento oscillante.
La paura è stata tanta. Ho subito preso mia figlia Gaia e con mia moglie Alessandra sono subito sceso per prendere la macchina.
La confusione, il caos era indescrivibile.

Ho cercato di sapere dove fosse stato l’epicentro, ma la linea internet era intasata.
Sono prontamente accorso per prendere i miei suoceri che nel frattempo erano scesi in strada.

A quel punto, un altra forte scossa ha fatto vistosamente oscillare la macchina e i palazzi.
Una frenetica ricerca di notizie per sapere come stavano parenti e amici. Tante telefonate. Ho appreso che l’epicentro era localizzato nel comune di Accumuli. Un paese che come le frazioni e il circondario è costituito da un tipo di costruzioni storiche di antica costruzione.
Ho subito avuto il timore, poi rivelatosi fondato, che le case non avrebbero retto a un sisma così forte e con angoscia ho cominciato a realizzare che si trattava di un grande disastro che avrebbe causato tanti morti e feriti. Il paese, in effetti, non esiste più.
Ad Amatrice, un altro comune completamente distrutto, ho degli amici e conoscenti fra cui il proprietario di un ristorante rinomato.
Il mio caro amico ha una bellissima famiglia e tre figli. Sto in apprensione, sono preoccupato, perché non riesco ad avere sue notizie.
Subito dopo, ascoltando la radio ho avuto la conferma dell’amico sindaco Sergio Pirozzi che le mie paure erano fondate.

Città distrutte, paesi scomparsi, morti, feriti, gente sotto le macerie.
E’ un dramma. Possiamo solo sperare nei soccorsi. Ma ci stiamo attivando. Tutti soccorrono i feriti. Si scava a mani nude. E’ una corsa per salvare vite umane. Non ci ho pensato due volte. Sto provando a fare parte delle squadre di volontariato e soccorso. Siamo tutti impegnati.

All’ospedale c’è una fila lunghissima per donare il sangue.
Sinceramente non ho idea di quanti morti e feriti ci sono. Vedo e sento tantissime ambulanze e mezzi di soccorso che non si fermano un istante nel dare soccorso. Sono impegnati anche gli elicotteri dei vigili del fuoco e forestale.
Speriamo che al dramma, non si aggiunge altro dramma. E’ la stessa catastrofe che ha distrutto il mio paese, Santa Margherita di Belìce, nel gennaio 1968.

Ho saputo che ci siete vicini. Ho letto le dichiarazioni del sindaco Franco Valenti e la vicinanza dei margheritesi. Grazie di cuore

testimonianza segnalata da Francesco Sciara