La partenza da San Marcos, grosso borgo alle porte di Santiago, e’ avvenuta con un’ora di ritardo rispetto al previsto, a causa della visita che ci ha voluto fare l’emittente regionale spagnola tv Galizia.

Man mano che passo dopo passo il Teatro del Ramino si avvicinava alla città il passaparola dei pellegrini che ci avevano incontrato lungo il “camino” aveva diffuso la voce che una compagnia di “Italianos locos” stava per giungere al santuario dell’Apostolo.

TV Galizia, insieme ad altre testate della carta stampata, ha mostrato molto interesse alla nostra impresa: una troupe ci ha raggiunti sul posto dell’ultima partenza chiedendoci interviste e mostrando con l’occhio della telecamera molta curiosità rispetto alla fase di preparazione, inquadrando ogni particolare dell’attività dei trampolieri che indossavano “los zancos”.

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E con TV Galizia siamo partiti ,con l’operatore di ripresa che correva indietreggiando davanti a noi: il primo Maggio 2014 é una splendida giornata di sole a Santiago, la prima dopo cinque caratterizzate da una pioggerellina insistente e a tratti decisa che spesso cadeva da una nebbia diffusa e lattiginosa, che,se è vero che non ci ha fermati, ha di certo contribuito a rendere ” vivace” il nostro cammino, arricchendolo di fango e di pericoli.
É una splendida giornata di sole a Santiago, davanti a noi ad attenderci abbiamo gli ultimi sei chilometri: due passettini sotto casa al confronto con le marce serrate dei primi cinque giorni,in cui se ne percorrevano venticinque o trenta!

Vivendo il cammino abbiamo infatti compreso che esso é misurato solo rispetto ai sentieri e che nel numero dei chilometri indicati dalle guide non viene compresa la lunghezza dei numerosi “pueblos” che il cammino stesso attraversa; per questa ragione per percorrere i 131 chilometri che costituivano la somma delle nostre tappe, ci siamo resi conto di averne attraversati almeno cinquanta di più.
É una splendida giornata di sole a Santiago e, mosso il primo passo sui nostri trampoli, ormai ad accompagnarci sono solo una grande emozione, la voglia di arrivare e la gioia un po’ prematura e timorosa di avercela fatta.

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Ci accoglie all’ingresso del centro abitato una periferia moderna e sonnolenta, é ovvio sono le prime ore del mattino di un giorno festivo.
É un percorso totalmente urbano ormai, dopo le difficoltà e le avventure dei giorni scorsi ci sembra di poggiare i trampoli su un tappeto di seta; ma eccola all’improvviso quella che per noi costituisce ancora un’insidia: la “abacada”, la discesa di cui ci avevano parlato le persone incontrate a cui di tanto in tanto chiedevamo informazioni su ciò che ci stava aspettando; i nostri interlocutori calcolavano i loro preannunci sulla loro meraviglia, ma di questa quasi tutti ci avevano avvertiti a causa dell’indiscutibile forte pendenza,almeno questa è asciutta e non è coperta da muschio scivoloso o altri prodotti delle stalle che ci hanno fatto un esteso “brown carpet”; ma Santiago si intravede già e noi affrontiamo l’impegno con prudenza tecnica ma col sorriso sulle labbra.

Dobbiamo ammettere che sono solo le labbra a sorridere perché i nostri piedi sono piuttosto di cattivo umore e anche le ginocchia non se la passano meglio; ai polpacci, poi,quest’ultimo giorno é meglio non rivolgere la parola, poiché probabilmente ci risponderebbero facendo largo uso di turpiloquio. Ma ormai nella nostra mente c’è un solo obiettivo: riuscire a dominare l’emozione quando ad un certo punto la cattedrale del Santo Apostolo svetterà davanti ai nostri occhi.

Siamo oramai in centro e abbiamo davanti ai trampoli un’affascinante viuzza denominata “Porta do Camino”, questa volta ci siamo davvero! Affrontiamo con una certa allegria quella che sembra una breve salita priva di complicazioni, quando ecco spuntare da un angolo una di quelle macchinette che servono a tenere pulite le strade che sta generosamente innaffiando i grossi sanpietrini:” Santiago fa che almeno non ci sia anche il sapone!”

La Città in centro e’ affollata di turisti e passanti che godono del fatto di trovarsi in un meraviglioso centro storico in un giorno di sole e di festa, ci accolgono con molta simpatia, applaudendo e facendo domande; trattengono il fiato quando ci vedono affrontare le scale; qua è la’ ci sono artisti di strada che arricchiscono il nostro passaggio di musica e colore.

I trampoli continuano ad andare, ad un certo punto un pugno nello stomaco ci avverte che la meta e’raggiunta: davanti a noi la vertigine della grande piazza, dopo la rua de San Pietro,come nella Divina Commedia in cui dalla corona di cui fa parte Pietro si muove verso Dante una luce, che viene indicata da Beatrice come l’apostolo Giacomo. La piazza e’ così grande, così bella che ci fa sentire d’istinto il bisogno di tenerci per mano: ci siamo sentiti piccoli di fronte alla maestà del tempio di San Giacomo, ora il nostro desiderio e’ quello comune ad ogni pellegrino: inginocchiarsi davanti a Lui e le nostre ginocchia toccano di colpo la piazza, trampoli all’indietro distesi al suolo, c’è frastuono, la piazza e’ gremita, ci stanno applaudendo, ci stanno fotografando, l’operatore della TV continua a riprendere la scena, ma noi ci accorgiamo soltanto di essere il Teatro del Ramino che si prostra sul sagrato del Patrono di Spagna con gli occhi allagati dall’emozione.

Un lungo e intenso momento di raccoglimento, poi un applauso ci ridesta, ci aiutiamo vicendevolmente a rialzarci, grazie ai nostri compagni di viaggio a terra e poi via di nuovo “arriba a los zancos” verso una nuova fatica e una nuova emozione: la gradinata fino all’ingresso della Cattedrale dove assistiamo alla celebrazione della solenne messa del primo maggio dedicata a San Giuseppe Obredeiro; i brividi sembrano percorrere le nostre schiene fino ai trampoli che ormai dopo tante ore sono diventati come appendici viventi del nostro corpo; la discesa del botafumeiro ci coglie al culmine dell’emozione : il magnifico grandissimo turibolo d’argento volteggia per il cielo dell’immenso tempio cristiano inebriandoci col suo profumo antico; grazie San Giacomo.

Dopo la celebrazione ci rechiamo all’Ufficio del Pellegrino, dove ci è riservata una lunghissima attesa in coda insieme a centinaia di altri pellegrini bramosi di esibire la loro credenziale piena dei timbri attestanti il cammino effettuato e ricevere così l’agognata Compostela; l’attesa è difficile sui trampoli, poiché le nostre gambe ormai cominciano a sentire tutta la fatica dei giorni scorsi: sotto i nostri trampoli ci sono ancora il ricordo vivo dei sentieri scoscesi, dei lunghi tratti su insidiose lastre di ardesia, del fango e della pioggia, dei fiumi che abbiamo dovuto guadare; ci sono i sacrifici affrontati negli “albergue”, che certo non sono rinomati per essere confortevoli, le cicogne che ci hanno volato sulla testa,le faine ed altri animali segatici che ci hanno attraversato la strada, c’è la paura provata sul ponte del Rio Mino, sospeso ad oltre trenta metri dal suolo con un vento che si ostinava o soffiarci contro, ci sono gli spini delle siepi, i rami della foresta galiziana che ci hanno schiaffeggiati senza riguardo; ci sono i ramarri smeraldini e le mucche indolenti che hanno assistito senza interesse al nostro passaggio, c’è la colonna sonora del gufo che ci ha rimproverati aspramente; ma ora siamo qui, fra poco ,tolti i trampoli, ci recheremo alla tomba di Giacomo,ne abbracceremo il busto prezioso che la sormonta e godremo di quest’unica magnifica giornata di sole al culmine di un’avventura iniziata perché noi siamo cacciatori di emozioni su trampoli.

Fra i protagonisti di questa bellissima avventura Armando D’Angeli Giuseppe Cicconi e Lucio Stracci sono coloro che hanno effettuato il “Camino” senza mai togliersi i trampoli neppure per un metro!

ANNA GELSOMINO

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foto scattata all’interno della Cattedrale di Santiago de Compostela, con l’Arcivescovo di Santiago Juliàn Barrio Barrio, che ha benedetto il gruppo, dopo la messa e il botafumeiro

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