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foto. seguonews

Da qualche parte, fra Trapani e Palermo, hanno già finito di montare l’ultimo monitor. I computer sono accesi giorno e notte. Adesso, le facce e le voci dei mafiosi più vicini alla primula rossa di Cosa nostra scorrono tutte dentro uno stanzone.

Come fosse un grande film. Il film dell’ultima complicata indagine sulla mafia siciliana. Ma questa non è finzione, è la realtà. E il finale è ancora tutto da scrivere, perché il protagonista – Matteo Messina Denaro – continua a restare latitante, ormai dal 1993.

— con queste parole Salvo Palazzolo scrive su Repubblica racconta cosa c’è dietro il nuovo gruppo di lavoro costituito con una lettera d’intenti firmata ieri dal direttore dello Sco Grassi, dal comandante del Ros Parente e dal procuratore aggiunto di Palermo Teresa Principato

Da qualche parte nel cuore della Sicilia è arrivata una nuova squadra per riscrivere l’indagine che toglie il sonno a magistrati e investigatori. Ed è la più inedita delle squadre investigative, perché è composta da poliziotti e carabinieri.

Nell’Italia delle storiche rivalità fra le divise, neanche la fantasia di uno scrittore sarebbe riuscita a immaginare questo colpo di scena. Poliziotti e carabinieri insieme in una task-force nuovissima per cercare di mettere fine a una latitanza ventennale che è ormai diventata uno scandalo.

Non ci saranno più rivalità fra le forze di polizia. – dice Teresa Principato – Non ci saranno più percorsi di indagine autonomi. Tutto verrà messo in condivisione: le vecchie e le nuove acquisizioni che arrivano ogni giorno”.

Della nuova supersquadra fanno parte i gruppi di lavoro di polizia e carabinieri che fino ad oggi si sono occupati di Messina Denaro. Il meglio dell’investigazione, 160 persone circa, che sono impegnati all’interno delle squadre mobili di Palermo e Trapani, dello Sco, del Ros e del comando provinciale dei carabinieri di Trapani.

La nuova supersquadra è già al lavoro da giorni. Parola d’ordine, “adesso si fa tutto insieme”, senza più segreti e rivalità. Roba da stroncare la penna di scrittori famosi come Andrea Camilleri, che sulle rivalità fra polizia e carabinieri hanno costruito pagine mirabili di letteratura.

Il procuratore Principato descrive Messina Denaro come un latitante che si “muove molto, che viaggia. E’ un latitante moderno, ma nel solco della tradizione – prosegue il magistrato – dunque, non può fare a meno di tornare nel suo territorio per governarlo. Per lui, essere rappresentante provinciale di Trapani è un punto di forza, è un biglietto di presentazione importante per le sue variegate attività”.

Nella nuova task-force si fanno già grandi progetti. Ci si confronta su quanto fatto, si riorganizzano intercettazioni e pedinamenti, si studiano soprattutto nuove piste di indagine. Le risorse economiche non mancano, i capitoli di spesa previsti non hanno subito tagli, anzi incrementi. E qualche giorno fa anche il presidente del Consiglio Matteo Renzi l’ha ribadito pure lui all’assemblea del Pd: “C’è un Matteo che mi toglie il sonno, non è Matteo Salvini, ma Matteo Messina Denaro”.

tratto da un articolo di Salvo Palazzolo per repubblica
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