Quarant’anni alla ricerca della verità e una ferita che non si è mai rimarginata. «È aumentata la rabbia, invece», dice il dottor Bartolo Lupo, ortopedico in pensione che nella strage di Ustica perse due sorelle, Giovanna e Francesca. Quarant’anni fa come domani, nel cielo sopra l’isola di Ustica, veniva abbattuto il Douglas DC-9 dell’Itavia che da Bologna era diretto all’aeroporto di Palermo. Le vittime furono 81, di cui 13 bambini. E sul quel volo c’erano anche Giovanna e Francesca. Tornavano da Bologna per le vacanze estive. «Mia sorella Giovanna coi figli si era ricongiunta col marito che, nel frattempo, si era trasferito a Bologna per lavoro – racconta il dottor Lupo – Francesca, invece, dopo il diploma, si era concessa qualche mese di relax dalla sorella».

In quella notte tutto è finito. I sogni dell’estate da trascorrere al mare, il desiderio di abbracciare i propri cari. «Ogni anniversario è l’occasione di riaprire una ferita mai rimarginata – spiega il dottor Lupo – il dolore per le mie sorelle che non ci sono più ma anche la ricerca infinita della verità che non è mai arrivata. Perché quell’aereo civile è stato abbattuto? Quali sono state le vere motivazioni?». Aspetti non chiariti, processi, perizie e quel lungo elenco di vittime i cui parenti chiedono a gran voce giustizia. «La verità l’abbiamo cercata come la cercano tutti gli italiani onesti – spiega il dottor Lupo – ma non è mai arrivata…».

Domani sarà il tempo della memoria. A Castelvetrano – nella parrocchia San Francesco di Paola – don Gioacchino Arena, alle ore 18, celebrerà la santa messa in ricordo di Giovanna e Francesca. A Trapani, invece, Vincenza Lupo – un’altra sorella del dottor Bartolo e di Giovanna e Francesca – porterà la testimonianza della sua famiglia a un’iniziativa organizzata dal Comune.