[di Giuseppe L. Bonanno – Storie di Selinunte] Nel continuare il nostro “viaggio” fra i viaggiatori e gli studiosi che hanno pubblicato immagini selinuntine – viaggio che faremo non in ordine cronologico, ma guidati soltanto dall’estro del momento – proponiamo l’opera di Raffaele Liberatore. Queste schede, allora sì in ordine cronologico, dovrebbero trovar posto in un volume interamente dedicato a coloro che hanno visitato e immaginato Selinunte, che hanno avuto insomma una visione poi visibile ad altri dell’antica città.

Esistono molti libri sui viaggiatori in Sicilia, dedicati sia a quelli che hanno poi scritto, sia a coloro che ci hanno lasciato immagini, o che hanno fatto, a volte, l’uno e l’altro; noi proponiamo qualcosa di limitato alla nostra Selinunte, che si ferma con gli archeologi a mezzo secolo fa, mentre per i viaggiatori tout court vorrà procedere fino ai giorni nostri.

 

In verità esistono già almeno cinque saggi che hanno, grosso modo, lo stesso obiettivo, che vi “sveliamo” in quanto, come ex docenti, siamo innamorati della divulgazione e contrari ai “segreti”, che in campo culturale sono decisamente fuori luogo **.

 

L’occasione pare favorevole per ricordare che su FB gestiamo una pagina dedicata dal titolo ilselinuntino; sempre su FB segnaliamo le pagine di Giovanni Miceli e di Giuseppe Messina Denaro, sempre ricche di segnalazioni selinuntine.

 

Per la realizzazione di questa rubrica, desideriamo ringraziare l’editore di castelvetranoselinunte.it Flavio Leone e il direttore Max Firreri.

 

I testi sono realizzati con la collaborazione di Erasmo Miceli; ringraziamo per i consigli e i suggerimenti Maria Clara Conti, Daniela Giancontieri, Martine Fourmont e Carlo Zoppi.

 

Raffaele Liberatore

 

Raffaele Liberatore, funzionario pubblico, scrittore e giornalista, nato a Lanciano il 22 ottobre 1787 e morto a Napoli il 10 giugno 1843, si dedicò, fra l’altro, a studi storici e filologici. Nel 1809 fu nominato, per conto del Regno di Napoli poi delle Due Sicilie, segretario delle missioni diplomatiche in vari Stati d’Europa. Tornato a Napoli, percorse una rapida carriera[1].

Mandato in esilio per le sue idee liberali, nel 1828 fu graziato da Francesco I. Per i suoi trascorsi, non fu reintegrato nei pubblici uffici e decise, quindi, di dedicarsi al giornalismo, collaborando a varie riviste meridionali: “Poliorama pittoresco”; “Settimanale”; “Omnibus”; “Progresso delle scienze, delle lettere e delle arti”; “Rivista napolitana”; “Lucifero”; “Viaggiatore”; “Giornale abruzzese”.

Furono dedicati al re i tre volumi del Viaggio pittorico nel Regno delle Due Sicilie (Napoli 1829-1833) dagli editori D. Cuciniello e L. Bianchi, opera corredata da tavole di molti vedutisti della scuola napoletana, con i testi e le note del Liberatore[2].

Liberatore diresse, inoltre, il Vocabolario universale della lingua italiana, Napoli 1829-1840, in sette voll., presso la Società tipografica Tramater di Napoli. Si occupò, pure, di critica d’arte, descrivendo alcune opere conservate nel R. Museo Borbonico. Collaborò agli “Annali civili del Regno delle Due Sicilie”, di cui divenne direttore. Per i suoi meriti letterari, fu ammesso fra i soci della R. Accademia Ercolanese, dell’Accademia di belle arti, del R. Istituto d’incoraggiamento e dell’Accademia Pontaniana.

 

Riguarda, in particolare, il nostro percorso il già citato Viaggio pittorico nel Regno delle Due Sicilie dedicato a S.M. Francesco Primo, in due volumi: il primo, suddiviso in due tomi, dedicato a Napoli e le provincie (il primo tomo riguardava Napoli e dintorni, il secondo le altre parti di quello che era stato fino al 1816 il Regno di Napoli); il secondo dedicato alla Sicilia[3].

Il principale segno di novità dell’opera è il testo di R. Liberatore, che descrive i luoghi evocandoli nostalgicamente, contribuendo a determinarne il mito romantico.

Sostiene il Di Matteo:

 

“ Sono, nel concreto, gli artisti i reali protagonisti del viaggio, pellegrini per la terra di Sicilia, alla ricerca di soggetti da rappresentare, che gli editori comporranno in una nuova e lussuosa edizione in-folio, in un Viaggio pittorico non inferiore agli altri e finalmente italiano[4].”

 

L’opera, riccamente illustrata, fu pubblicata fra il 1829 e il 1833 in Napoli dagli editori D. Cuciniello e L. Bianchi. Tale pubblicazione diede grande fama alla loro casa litografica. Essa offrì un quadro della vita del Regno delle Due Sicilie della prima metà del XIX secolo, nei suoi aspetti più significativi. Liberatore mise in rilievo di ogni località le bellezze naturali, artistiche e storiche, e gli aspetti più pittoreschi.

Il volume dedicato alla Sicilia (fig. 123), del 1833, comprende anche una parte dedicata a Selinunte, dal titolo Avanzi di un tempio di Selinunte, alle pp. 89-91; l’unica litografia riprodotta[5] ci mostra le rovine del Tempio di Hera [E], ma ha il suddetto titolo, in lingua italiana e francese, con le annotazioni “F. Wenzel dis[egnò]; A. Vianelly dip[inse]; Lit[ografarono] Cuciniello e Bianchi” (fig. 124).

123 – Viaggio pittorico nel Regno delle Due sicilie, II vol., 1833

L’Autore apre il capitolo su Selinunte con un breve disamina della sua fondazione e della sua posizione geografica, tra gli antichi fiumi Ipsa e Selino. Nel descrivere la città:

 

“ Non mai si parve più vasto campo di antiche rovine; che le arene del deserto non vengono qui a ricoprirle, come in Palmira. Ascendi la torre sul mare, che qui oggi è il solo luogo abitato, e vedrai tutta com’era situata la maestosa città, sopra due poco elevate colline, che in forma semicircolare discendeva al lido, e parte di mare in sé accoglieva; il quale diè poi indietro, ma non sì che tra le onde non emergano ancora frammenti di quelle fabbriche[6]. ”

 

A proposito delle cave di Cusa, scrive Liberatore:

 

“ La pietra di che furono lavorati [i templi] è quella che chiamano i naturali carbonato di calce compatto conchiglifero […] né lungi è la cava donde que’ massi vennero tratti, in una collina che innalzasi nella pianura di Campobello, e dove appariscono così chiari segni di quegli antichi lavori, che quasi diresti averla jeri lasciata gli operai[7]. ”

 

L’Autore prosegue con una stringata descrizione dell’odierno Tempio G, definito «il maggiore di questi templi», scrivendo che nessuna metopa venne estratta dalle sue rovine. Riguardo poi alle metope scoperte dagli «inglesi viaggiatori» Harris e Angell, Liberatore sostiene che esse sono

 

“ scolture certo non belle per disegno ed esecuzione, ma importantissime perché forse le più antiche di questo genere[8]. ”

 

Nel volume sono presenti capitoli dedicati ai seguenti siti: Palermo, Catania, Girgenti, Siracusa, Messina, Bagaria, Isola di Vulcano, Selinunte, Alicata, S. Martino, Mazzara, Morreale, Sciacca, Taormina, Calatagirona, Aci Reale, Modica, Sala di Partenico, Cefalù, Erice, Segesta, Tindari[9].

Seguendo la fortunata tradizione tracciata dai Voyages di Hoüel e Saint-Non, grande rilievo viene dato alle tavole, con vedute litografiche di Müller, Hörner, Wenzel, ed altri. Le vedute, ben 178, furono dipinte dai paesaggisti della cosiddetta scuola di Posillipo, inseriti nel miglior ambiente romantico napoletano. Esse sono inclini a un concetto del “pittoresco”, che resterà tipico delle vedute meridionali. L’opera risulta, per la sua mole di vedute espresse attraverso l’arte litografica, uno dei capolavori del vedutismo napoletano.

 

Un estratto dell’opera, corrispondente al succitato capitolo Avanzi di un tempio a Selinunte, stavolta firmato Raffaele Liberatore, venne pubblicato, col titolo Le rovine di Selinunte, sulla rivista divulgativa, edita dal 1836 al 1860, “Poliorama pittoresco. Opera periodica diretta a diffondere in tutte le classi della società utili conoscenze di ogni genere e a rendere gradevoli e proficue le letture in famiglia”, nella dispensa dell’anno quinto – semestre primo (1840-41), tipografia e litografia del Poliorama, Napoli 17 ottobre 1840, pp. 79-82. In tale estratto sono comprese due litografie, non comprese nel volume: la prima di S. Puglia, dal titolo Veduta generale delle rovine di Selinunte (fig. 125), e l’altra di G. Forino, dal titolo Metopa di un tempio di Selinunte (fig. 126); A proposito di tale immagine, facendo riferimento al volume secondo delle Antichità siciliane  del «signor Duca di Serra di Falco», Liberatore scrive[10]:

125 – Veduta generale delle rovine

126 – Metopa di un tempio di Selinunte

“ Egli vi ravvisa la catastrofe dell’infelice Atteone, come vien descritta da Stesicoro, il quale lo finge solo coperto da una pelle di cervo e non trasmutato in quell’animale. Investito furiosamente da tre cani ingannati dalla pelle onde il veggono ricoperto ed ingannati da Diana, il giovane fa ogni sforzo per difendersi. Tutte le figure son ben disegnate ed atteggiate con grazia, offrendo nel tempo stesso belle forme e mosse semplici e naturali. ”

 

 

 

È opportuno aggiungere, a proposito della succitata litografia Avanzi del tempio di Nettuno in Selinunte, che, nel 1838, appare, a Napoli, collo stesso titolo, una pur pregevole litografia di A. Zezon, disegnata da G. Prota, sostanzialmente ripresa dall’immagine del Wenzel, mancante soltanto dell’uomo seduto, al centro, su un capitello (fig. 127). La litografia è inserita nell’opera Storia del Regno di Napoli dalla fondazione della monarchia infino al XIX secolo, scritta e pubblicata dallo stesso Antonio Zezon (1803-1881), a Napoli nel 1838.

Nel 1845, col titolo Avanzi del tempio di Nettuno a Selinunte in Sicilia, appare, a Firenze, un’altra litografia del tutto ripresa da quella del Wenzel, nella quale ricompare l’uomo, con editore A. Zuccagni-Orlandini e incisore A. Paraboni (fig. 128). La litografia è inserita nel III vol., comprendente 86 tavole di cui 29 riguardanti la Sicilia, come tav. X ved. 2 dell’Atlante illustrativo ossia Raccolta dei principali monumenti italiani antichi, del medio evo e moderni e di alcune vedute pittoriche per servire di corredo alla Corografia, 3 voll., Firenze 1845, di cui Zuccagni-Orlandini fu autore ed editore.

127 – Avanzi del tempio di Nettuno in Selinunte

128 – Avanzi del tempio di Nettuno a Selinunte in Sicilia

Attilio Zuccagni-Orlandini (geografo e statistico, nato a Fiesole nel 1784 e morto a Firenze nel 1872) fu altresì autore ed editore della Corografia fisica, storica e statistica dell’Italia e delle sue isole corredata di un atlante di mappe geografiche e topografiche e di altre tavole illustrative, Firenze 1835-45, in voll. 18.

La Sicilia è trattata, nella parte dal titolo Corografia fisica, storica e statistica delle isole appartenenti ai Regno delle Due Sicilie del vol. XII, dal titolo Isole, edito a Firenze nel 1842, alle pp. 431-610, col titolo Corografia della Sicilia e delle isole minori circonvicine, Firenze 1842.

 

Queste due ultime litografie, nel riprendere quella del Wenzel, mantengono lo stesso errore di attribuzione, forse dovuto a Liberatore, in quanto, come si è detto, il tempio raffigurato è quello di Hera e non di Poseidone (denominato, alla latina, Nettuno).

 

Giuseppe L. Bonanno

 

[1] Cfr., in particolare, G. Fazzini – D. Proietti, Raffaele Liberatore, in Alberto M. Visalberghi (dir.), Dizionario biografico degli Italiani, vol. 65, ed. Treccani, Roma 2005, pp. 725-729; S. Di Matteo, Il Grande Viaggio in Sicilia. Viaggiatori stranieri nell’Isola dagli Arabi ai nostri giorni, ed. Arbor, Palermo 2008, vol. I, pp. 344-346, vol. II, p. 235;

http://www.viaggioadriatico.it/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2012-11-07.8369577777.

[2] In effetti, nella dedica di apertura, pubblicata sul primo volume, gli editori e litografi Cuciniello e Bianchi non fanno nessun cenno alla proprietà letteraria dei testi, che la critica letteraria ha assegnato al Liberatore, né il nome dell’autore si trova segnalato nel frontespizio.

[3] Viaggio pittorico nel Regno delle due Sicilie, editori Cuciniello e Bianchi, Napoli, 1829-1833, in 2 voll. (il primo in due tomi).

[4] S. Di Matteo, cit., vol. I, p. 346.

[5] Viaggio pittorico…, cit., p. 91.

[6] Ivi, p. 90.

[7] Ibidem.

[8] Ibidem.

[9] I nomi sono qui riportati nell’ordine e con la dicitura del volume.

[10] Nota 1, p. 82, del citato n. del “Poliorama pittoresco”. Tale nota non è inserita nel testo del Viaggio pittorico.


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– M. Paoletti, Selinunte nei resoconti del Grand Tour, in C. Michelini (redazione a cura di), Guerra e pace in Sicilia e nel Mediterraneo antico (VIII-III sec. a.C.). Arte, prassi e teoria della pace e della guerra, Atti delle quinte giornate internazionali di studi sull’area elima e la Sicilia occidentale nel contesto mediterraneo. Erice, 12-15 ottobre 2003, vol. II, Edizioni della Normale, Pisa 2006, pp. 631-652;

– R. Pumo, Rovine e emozioni. Selinunte nella letteratura di viaggi fino al primo Ottocento, in C. Antonetti-S. De Vido (a cura di), ETS, Pisa 2009, pp. 245-268;

– G.L. Bonanno-Angelo Curti Giardina, Selinunte immaginata. Dal viaggio romantico al metodo scientifico, CAM, Castelvetrano 2010;

– G.L. Bonanno-A. Fresina, Appunti selinuntini, in A. Fresina-G.L. Bonanno (a cura di), Selinunte insieme a Hulot e Fougères, CRICD, Palermo 2013, pp. A23-A36;

– R. Pumo, Immagine e immagini di Selinunte nelle descrizioni dei viaggiatori, in V. Nicolucci (cura redazionale di), Selinunte. Restauri dell’antico, De Luca ed., Roma 2016.