Incontri per un anno. Sta per concludersi con uno spettacolo il primo anno di studio e lavoro che ha impegnato allievi ed insegnanti del Corso Sperimentale di Coreografia in collaborazione con il Comune di Castelvetrano. Offerto gratuitamente a chiunque ne avesse voluto far parte, ha avuto inizio nel Dicembre 2016 e sta per concludersi nello stesso mese del 2017. La data, per lo spettacolo, è quella dell’undici Dicembre.

Che cosa intendiamo per corso sperimentale. Accademia ha curato nel tempo il contatto con il pubblico della Città: piccoli, adulti, famiglie. I piccoli cui si insegna la disciplina, adulti e famiglie con un contatto ravvicinato e comprensibilmente attento. Con il tempo, la danza, con le sue manifestazioni pubbliche, fatte di gioiosi spettacoli e “saggi”dei suoi esponenti più piccoli, è entrata progressivamente nel tessuto ordinario delle esperienze condivise fra cittadini.

Questi hanno trasferito nella cultura tradizionale e confidenziale quotidiana il “discorso” sulla danza. La danza oggi esiste nei loro stili di vita, nella tradizione, nel quotidiano. Importante però, fino ad un certo momento, ed esclusiva, per la formazione fisica ed artistica dei piccoli. Da qualche anno, Accademia di Elvira Biondo e Vittorio Brusca ha sviluppato un dialogo d’arte anche con gli adulti che hanno scoperto e scoprono, con meraviglia e piacere, il loro “apparire” su di un palcoscenico. Ma anche su di una piazza (Festa di San Giovanni) ed in varie altre pubbliche occasioni. Non si tratta di agire come “comparse” di uno spettacolo eseguito da professionisti.

Comprende una partecipazione attiva e costruttiva (curata nel gesto, nella forma e nei contenuti) i cui significati vengono creati sia dai ruoli assegnati ai singoli che alle loro prestazioni come singoli e come collettivo. La danza da guardare diventa la danza da praticare come attività culturale e di comunicazione per argomenti e temi assegnati di solito ad altre figure professionali, come attori e danzatori di mestiere.

Certi temi ed argomenti rimanevano estranei ai tradizionali luoghi di rappresentazione (privato delle abitazioni, pubblico delle strade e degli incontri con amici) e si riteneva improprio e inadatto rappresentarli in pubblico e trasfigurarli in arte. Così quelle esibizioni sono ritenute ormai sciolte da pregiudizi sociali (la vergogna, il pudore) e oggi inquadrate nella loro giusta dimensione di comunicazione d’arte consapevole dei suoi obiettivi e perfettamente orientata nel comporre un racconto della vita del LUOGO comprensibile e bello, un luogo da vivere libero dalle competizioni (mai state “sane”) e che ha, alla base, l’apprendimento dei metodi per socializzare e sviluppare positive comunità!