Può darsi che non siate responsabili della situazione in cui vi trovate ma lo diventerete se non farete nulla per cambiarla. (Martin Luther King)

Ieri mattina un socio del Comitato Orgoglio Castelvetranese ha scritto sul Gruppo questa frase; mi ha subito colpito per la semplicità del concetto e per la sua perfetta sintonia con un messaggio che varrebbe la pena di lanciare forte a tutta la cittadinanza.

Quando abbiamo annunciato sui social la manifestazione che si svolgerà a partire dalle 11:00 del 15 gennaio, siamo riusciti a destare l’attenzione di molti cittadini ed abbiamo ricevuto consensi da tante parti. Ma non sono mancati anche i commenti negativi, le manifestazioni di chiara avversione alle azioni di questo Comitato, come del resto già avvenuto in diverse altre occasioni.

Ma a chi può dare tanto fastidio un Comitato di liberi Cittadini che perseguono il solo fine del „bene comune“? Come mai rappresentanti politici o loro simpatizzanti, che si fregiano della capacità di interpretare le reali esigenze degli abitanti di questa città, hanno tanta avversione nei confronti di un Comitato Civico?

Mi piacerebbe conoscere le loro motivazioni e se le ritenessi degne di essere discusse lo farei; spero solo che l’antagonismo non sia dovuto al timore di essere privati della scena su cui spesso si affacciano per fare una permanente campagna elettorale e raccogliere consensi che nulla hanno di attinente alle reali esigenze della comunità. Purtroppo sono pochi a ribellarsi al loro asfittico antagonismo e pochi altri manifestano di comprendere le reali motivazioni delle azioni del Comitato. Si preferisce tacere per evitare di passare per anticonformisti, sebbene convinti delle reali motivazioni che spronano chi ha solo l’interesse di cambiare il destino di Castelvetrano.
Sin dalla nostra costituzione abbiamo cercato di far capire le ragioni della nostra esistenza, abbiamo accoratamente mandato messaggi di invito alla partecipazione a tutti coloro che sentono vivo l’impegno per una comunità vessata sicuramente dalla presenza di fenomeni sociali tra i peggiori (mafia, speculazione, abusivismo) ma anche dalle conseguenze che lo Stato è costretto a determinare per combattere questi fenomeni.

La situazione in cui versa la città è sicuramente frutto di scelte sbagliate, volute o dovute ad incapacità amministrativa; oggi la Commissione Straordinaria è impegnata nel tentativo di evitare il dissesto finanziario. E intanto i servizi essenziali vengono meno: la mancata erogazione regolare dell’acqua, buona parte delle strade prive dell’illuminazione pubblica, diffuse le buche nel manto stradale, situazione ambientale gravemente intaccata dalla mancanza di decoro e di pulizia.
Un simile panorama dovrebbe consigliare l’adesione collettiva ad un vasto movimento aggregativo che punti a creare le condizioni per il famoso “cambiamento”, al di là delle faide fra la miriade di entità politiche che si accalcano sulla scena cittadina. Così non è, innanzitutto perché domina ancora la logica, piuttosto banale ed astratta, del “meglio soli che male accompagnati” oppure degli accordi fatti solo per scopi legati all’antico concetto del „do ut des“.

In questo modo vengono meno le soluzioni anche dei problemi minimi, quelli per cui non sono necessarie milionate di spesa ma organizzazione e buona volontà. Doti che spesso mostrano azioni di volontariato che si stanno moltiplicando in città da quando l’Amministrazione è stata commissariata: la pulizia delle strade, la salvaguardia delle palme (simbolo della città aggredito dal terribile punteruolo rosso), le strisce pedonali realizzate da un Club service, la raccolta di fondi per le mense scolastiche, l‘organizzazione di manifestazioni ludiche per ravvivare l’ambiente cittadino spento e rassegnato.
Ma anche in questo caso c’è chi critica le azioni del volontariato preferendo incitare all’antagonismo, alla resistenza passiva, alla necessità di non aiutare la gestione commissariale così come, in passato, non si solidarizzava con le amministrazioni espresse dalla politica.
Il volontariato a Castelvetrano è sempre stato consistente e spesso agisce, come ha agito in passato, senza clamore, puntando all’unico scopo della solidarietà o sostenendo azioni in favore del decoro, della cultura, della „bellezza“.
„….pur trovandosi in condizione disperata i quattro capponi continuavano a litigare ed a beccarsi tra di loro…“
E‘ il Manzoni che scrive e parla dei capponi che, in un passo dei „Promessi Sposi“, Renzo portava all’Avvocato Azzeccagarbugli per difendersi contro le angherie di Don Rodrigo.
E‘ una chiara metafora che si adatta alla situazione di Castelvetrano: di fronte alle gravi difficoltà della città ci si continua a beccare invece di fare fronte comune e cercare la soluzione dei problemi di questa comunità nell‘azione rivolta ad affrontare le avversità e risolverle.
Proprio ieri la giornata era iniziata con la notizia che dava per certa l’attuazione del Decreto Razza sulla rete ospedaliera, provvedimento di natura esclusivamente politica che avrebbe privato Castelvetrano e la Valle del Belìce degli strumenti validi a tutelare il sacrosanto diritto alla salute.

In serata è arrivata la smentita della ministra Grillo che, ai proclami improntati alle manifestazioni della politica più becera, faceva da contraltare con una netta smentita:
„Apprendo dalla stampa che la Regione Siciliana avrebbe ottenuto da questo Ministero e dal Ministero dell’Economia un via libera incondizionato al Piano ospedaliero presentato dall’assessore alla Salute, Ruggero Razza, in attuazione del DM 70. Mi spiace non confermare queste notizie“. Segue un comunicato che è facile trovare sulla stampa e sui social.
Ma di che si parla, di palline colorate o di decine di migliaia di pazienti il cui destino sarebbe sballottato tra un nosocomio e l’altro, tra un reparto specializzato ed efficiente ed unità semplici o complesse nate o spostate per premiare quello o quell’altro „amico“ politico?
E noi qui a beccarci per avere un primo posto in scena? Ma finiamola e cerchiamo di essere finalmente uniti a manifestare il nostro disagio, il nostro malcontento. Soprattutto la chiara intenzione di cambiare il modo di fare politica, di far sì che l’intera cittadinanza possa contribuire ad assicurarsi un destino diverso, l’impegno a far sì che ciò che è stato non sia più.
Che in un nuovo contesto sociale l’impegno primario di chi andrà ad amministrare la città sia quello di ridare dignità a Castelvetrano, di recuperare un‘immagine positiva a quella che una volta era la „piccola Palermo“, la capitale della Valle del Belìce.
Ecco i motivi della manifestazione del 15 gennaio, non altri. Ed allora tutti in corteo, cittadini e rappresentanti delle istituzioni, scuole, partiti, sindacati, professionisti, commercianti ed artigiani, a manifestare prima di tutto la voglia di cambiamento, per la rinascita di Castelvetrano. Affinchè la terra sotto le mura di questa città smetta di tremare come fa, purtroppo, dallo storico evento sismico del ‚68, che il 15 gennaio si commemora.

Antonio Colaci
presidente del Comitato Civico Orgoglio Castelvetranese