La spesa della vendetta è il fenomeno che si sta registrando dopo la lunga clausura in casa.

Giungono dalla Cina notizie riguardo a nuovi orientamenti turistici conseguenti alla forzata clausura da Covid19. Essendo stata la Cina il primo Paese che ha dovuto affrontare l’emergenza sanitaria può essere una interessante indicazione sui futuri stili di consumo turistico cui dovremo adeguarci per restare sul mercato internazionale.  Per definirli si è parlato di  “revenge spending”, spesa della vendetta.

Il concetto è che dopo tanto tempo chiusi in casa sia per pensare ad altro e così trovare motivazioni sia per festeggiare lo scampato pericolo, terminato il lockdown, i cinesi si sono dati allo shopping sfrenato facendo la fila davanti ai negozi tanto agognati con alcuni incassi record nelle boutique più alla moda. Lo stesso per i viaggi, per i quali chi potrà permetterselo è pronto a spendere anche più del solito. Ma questa tendenza viene confermata anche in Europa ed in Nord America, complice i viaggi che non è stato possibile fare per ovvi problemi di mobilità internazionale. Probabilmente stando a casa è stato possibile anche riflettere sul nostro stile di vita e ispirandosi al “carpe diem” molti stanno pensando ad un futuro come si usa dire “senza domani”.

Sono tanti quelli che possono dire “ce l’ho fatta per un pelo” e ovviamente hanno deciso di dare una svolta al proprio modo di pensare alla quotidianità.  “Revenge spending” lo potremo allora intendere come  propensione a offerte di lusso, mete esclusive, hotel di alto livello, etc. Si prevede che gli operatori del turismo di lusso potranno guardare alla ripresa con maggiore ottimismo, perché potranno recuperare il tempo e gli incassi perduti. Ma è un cambiamento epocale che ci attende. Anche chi si potrà permettere viaggi di lusso è interessato a prodotti che abbiano “senso”. Così come chi non avrà quelle risorse e vorrà comunque vivere vacanze da ricordare a lungo, tornando a casa. Meglio ancora se si sentiranno a casa nelle destinazioni e con le modalità opportune.

Tenendo anche conto che sarà più difficile andare all’estero, e con l’adeguata sicurezza, si prevede un forte incremento del turismo nazionale e regionale. Ma anche del turismo in camper, all’aria aperta, che di fatto è come stare a casa propria. Accoglienza calda e familiare potranno attirare anche turismo di ritorno (italiani emigrati nel mondo che desidereranno tornare nei luoghi delle origini). Senza dimenticare gastronomia, tradizioni, aria pulita e niente affollamento. Comunque quel che sarà lo scopriremo a breve. Dipende dai collegamenti nazionali ed internazionali, dall’andamento del virus nella Fase2 e dalle conseguenze della crisi economica già avviata.  Il turismo tradizionale ha rinviato le prenotazioni di un anno negli alberghi del nostro territorio. Probabilmente quelli che lavorano usualmente sui grandi numeri avranno difficoltà ad aprire, senza prenotazioni sicure. I “piccoli” e quelli con proposte più “caserecce” potrebbero avvantaggiarsi del venir meno di disponibilità di posti letto. I circa 3000 posti letto del territorio selinuntino sono in gran parte frutto di grandi strutture con centinaia di camere. Venendo meno questi si potrà puntare ad una offerta turistica di qualità sempre che il territorio si adegui (la mancata frequentazione delle borgate marinare le ha lasciate finalmente pulite e lavori al porto potranno migliorarne l’immagine, occorre però abbellire e tenere ordinato e pulito il tutto), che gli operatori puntino a dare qualità e soprattutto a collaborare tra loro. Ce la faremo?