[di Francesca Mandina] Il Sommo Poeta Dante si celebra ogni anno per la sua modernità, per il suo lascito morale. Perchè è considerato padre universale. L’ Italia celebra il dantedí per ravvivare la memoria del grande Dante Alighieri, il cui ricordo è davvero utile alla nostra identità nazionale. Il 25 marzo è la data che i dantisti riconoscono come l’inizio del viaggio nell’aldilà descritto nella “Divina Commedia”.

Davvero inimmaginabile poter realizzare un’ opera grandiosa, come la Divina Commedia, con quegli strumenti, quei prodotti dell’epoca medioevale.

Un’ opera meravigliosa e pervasa di immensa poesia è stata realizzata da un solo uomo. Oggi chissà quante persone dovrebbero mettersi insieme per realizzare un capolavoro simile!

Iniziando la Divina Commedia “Nel mezzo del cammin di nostra vita”, Dante parla così non solo del suo viaggio nell’oltretomba, ma anche di noi uomini, mette alla luce l’essenza vera dell’uomo .

La Divina Commedia è un vero viaggio dentro l’animo umano . Ma la vera, unica rivoluzione di Dante è aver intuito che elevare il volgare a lingua letteraria voleva dire mettere in gioco un grande strumento in grado di unificare un paese.

Dante, la sua universalità! La sua lingua è davvero universale, è lingua nostra, lo si intende quando parla de “Il bel Paese” oppure quando dice “Lasciate ogni speranza o voi ch’entrate”…

E poi Francesca! La donna di Dante è il vero capolavoro di Dio, va amata e basta! Quello dell’amor “ch’a nullo amato amar perdona” è la visione che Dante ha dell’amore e di Francesca, donna angelo. Francesca, che quando dice ” Il nostro assassino finirà nella caina”, è la Francesca di oggi che condanna la violenza sulle donne e tutti gli uomini che fanno male alle donne finiscono proprio lì nell’inferno e non possono essere perdonati da Dio.

E ancora la superbia di Dante e quella degli uomini, il rapporto tra Dante e il potere, la passione del poeta per la politica. Un Dante che parla delll’Italia, popolo troppo diviso e di quanti mediocri fanno politica.

Esattamente come in l’Italia, oggi.

Dante e il suo lascito morale, ma anche la sua coerenza, un Dante che sopporta pure l’esilio senza mai scendere a compromessi. E quando si rivolge agli uomini per dire “Considerate la vostra semenza, fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”, non fa altro che farci riflettere sulla vera natura dell’uomo, unico animale fornito di ragione, per indurci all’impegno per la conoscenza e la conquista della verità. Questa, in fondo, è la forza interna che muove l’uomo e dà ragione a tutta la sua esistenza. Infatti la vita dovrebbe essere vissuta per la conquista di quel «vero in che si queta ogne intelletto».

La modernità di Dante!

Tutto quello che ha scritto, dopo settecento anni della sua scomparsa, è attuale. Celebrare Dante non è solo fare memoria di un grande poeta. Dante non è solo poeta e scrittore, ma è il simbolo letterario dell’idea stessa di Italia.
Egli è il grande autore italiano con una statura davvero internazionale.

La sua eredità culturale è riconosciuta in tutto il mondo, dove parlando di Dante si parla dell’Italia stessa e di quei geni immortali che hanno dato lustro al nostro Paese. La personalità di Dante sovrasta con la sua statura i secoli.

Perciò è il momento di riprendere, tutti, in mano l’opera della Divina Commedia , di rileggerla, meditarla, perché è ancora e sempre una fonte dissetante.

Le celebrazioni dei settecento anni dalla morte di Dante Alighieri completano un triennio di iniziative realizzate grazie a una una proposta di legge, e per questo dobbiamo ringraziare il ministro Franceschini, per ricordare tre grandi personalità della cultura italiana: Leonardo, Raffaello e, per l’appunto, Dante. Tutti e tre hanno avuto e continuano ad avere una notevole influenza sul pensiero contemporaneo, ma il più universale e trasversale è sicuramente Dante, la cui opera letteraria viene concepita non fine a sé stessa, ma costruzione complessa che ci invia un messaggio salvifico, di orientamento e di riscatto.

Salvezza di cui ha bisogno il mondo intero, anche in questo periodo in cui l”umanità è smarrita e travolta dalle turbolenze della crisi pandemica.

Prof. ssa Francesca Mandina