Territorio

Sert Castelvetrano, dipendenti crack in aumento e la mafia fa affari

I dati sciorinati da Gaetano Vivona del Dipartimento salute mentale dell’Asp Trapani sono allarmanti, seppur rappresentano la punta dell’iceberg: su 337 pazienti sotto cura del Sert di Castelvetrano ben 135 sono stati dipendenti del crack, 17 dall’eroina. Bastano questi numeri per avere contezza di quanto siano pericolose le droghe “economiche”, quelle oggi più diffuse tra i giovani. Se ne è parlato nell’incontro organizzato dalla Questura di Trapani al cineteatro Olimpia di Campobello di Mazara stamattina. “Mafia e droga, quali pericoli per il territorio?” è stato il tema discusso davanti a una platea di studenti dell’Istituto “G.B. Ferrigno-V. Titone-V. Accardi”. Sul palco, oltre Vivona, il procuratore di Marsala Fernando Asaro, il sostituto della Dda di Palermo Bruno Brucoli, il prefetto Daniela Lupo, il questore Giuseppe Felice Peritore e il dirigente dell’ufficio scolastico provinciale Davide Nugnes. A moderare l’incontro il giornalista Giacomo Pilati. Per il questore droga e mafia vanno a braccetto: «chi entra dentro non ne esce», ha detto Felice Peritore. Le inchieste degli ultimi decenni parlano chiaro, perché se uno spacciatore si muove su un territorio deve avere il beneplacito dei mafiosi. Magistratura e forze dell’ordine danno la caccia all’offerta della droga, «ma questi incontri servono per lavorare sulla domanda, ossia su chi è potenzialmente acquirente», spiega il questore. I giovani, soprattutto. Quelli più a rischio se non gli si spiega i danni che fa la droga.

C’è la mafia che fa affari con la droga sui territori e, in alcuni casi, si infila, come conseguenza, anche la dispersione scolastica. «In tutta la provincia abbiamo 4 osservatori mirati su questo», spiega Davide Nugnes, «ma dobbiamo chiederci perché i ragazzi si drogano, se dedichiamo il giusto tempo per l’ascolto e il dialogo». I ragazzi ascoltano in platea. «Non rendetevi complici di comportamenti illegali», dice il prefetto Daniela Lupo. Oltre le parole gli studenti chiedono strumenti. Viviana, ad esempio, studentessa del Commerciale chiede come combattere la mafia che non spara più. Il procuratore di Marsala Fernando Asaro denuncia l’omertà del territorio: «poca collaborazione dei cittadini, nelle nostre inchieste ci sono poche denunce delle persone». Campanelli d’allarme di un percorso ancora faticoso e lungo da fare.

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Redazione