[di Giuseppe L. Bonanno] Il barone Pietro Pisani, nato a Palermo nel 1761 e ivi morto nel 1837, noto soprattutto come direttore illuminato della Real Casa dei Matti di Palermo, fu anche “Uffiziale di Ripartimento dell’Interno nella Real Segreteria presso il Luogotenente Generale di Sicilia”, come si apprende dalla copertina della Prima edizione della Memoria; a lui si deve aver salvato dall’espatrio le metope che gli architetti britannici Harris e Angell intendevano portare abusivamente a Londra.

Nell’opera Memoria sulle opere di scultura in Selinunte ultimamente scoperte[1] (fig. 1), che riporta la data del 1823, ma che,  in effetti, vide la luce l’anno successivo, «un anno dopo lo scoprimento delle metope»[2], come scrive alla fine del testo lo stesso autore, si dà conto degli avvenimenti che portarono a salvare dall’espatrio le suddette metope e successivamente ad una svolta sulla tutela dei beni archeologici ed artistici in Sicilia, dove da quel momento venne applicata la stessa legislazione che già vigeva nella parte continentale del Regno delle Due Sicilie[3].

Fig. 1

In effetti, benché il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia fossero stati unificati dal Re Ferdinando nel 1816,  come Regno delle Due Sicilie, ancora nel 1823 non tutte le disposizioni di legge erano state unificate.

Tuttavia, per effetto dell’accaduto, grazie  all’attività del Pisani e a quella dei Luogotenenti Generali, il principe di Campofranco e poi il marchese Ugo delle Favare si arriverà, nel 1827, alla nascita della Commissione di Antichità e Belle Arti per la Sicilia[4].

Nella seconda edizione dell’opera, stampata in maniera meno pregevole della prima, il Pisani viene qualificato come “Capo di Ripartimento degli Affari Interni nel Ministero e Luogotenenza Generale di Sicilia, e Regio Amministratore e Direttore del Real Ospizio dei Matti”.

Nell’opera sono riportate cinque immagini relative alle metope ritrovate da Harris e Angell, firmate G. Scaglione disegnatore, F. Costanza incisore:

 

Metopa II [Figura muliebre con guerriero disarmato e supplichevole, con torso di altro guerriero spirante] (fig. 2);

Metopa III [non attribuita] (fig.3);

Metopa VI [Quadriga, con Bacco, Cerere, Proserpina] (fig. 4);

Metopa VII [Perseo, sostenuto da Minerva, recide la testa della gorgone Medusa] (fig. 5);

Metopa VIII [Ercole con Passalo e Alcmone][5] (fig. 6).

 

 

Nel 1825, Francesco Inghirami pubblica le Osservazioni sulle antichità di Selinunte illustrate dal ch. sig. Pietro Pisani[6], «con un sentimento non uniforme in alcuni punti a quello del sig. Pisani»[7], riportando quattro tavole, tratte, presumiamo non autorizzato, dall’opera del Pisani, non riportando, per altro, nelle immagini, i nomi degli autori, Scaglione e Costanza:

I, Metopa VI (fig. 7)

II, Metopa VII (fig. 8)

III, Metopa VIII (fig. 9)

IV, in alto Metopa III, in basso Metopa II (fig. 10)

NOTE
* Le attribuzioni delle Metope sono quelle del Pisani; successivamente alcune sono state interpretate diversamente, come vedremo.

[1] P. Pisani, Memoria sulle opere di scultura in Selinunte ultimamente scoperte, Tipografia del fù Francesco Abbate, Palermo 1823; seconda edizione palermitana, Tipografia Eredi Abbate, a spese di Gio.Battista Ferrari, Palermo 1825.

[2] Pag. 41 della prima edizione.

[3] Cfr. E. Bonincontro, La ‘corda civile’ e l’archeologia, introduzione a P. Pisani, Memoria sulle opere di scultura in Selinunte ultimamente scoperte, ristampa della I ed., G. Maimone ed., Catania 1998, pp. 7-27.

[4] Ivi, p. 22.

[5] Per le attribuzioni delle Metope, cfr. il testo dello stesso Pisani del 1823, alle pp. 17-36.

[6] F. Inghirami, Osservazioni sulle antichità di Selinunte illustrate dal ch. sig. Pietro Pisani, Poligrafia Fiesolana, Fiesole 1825, Estratto dalla “Nuova Collezione di Opuscoli e notizie di scienze, lettere ed arti”, Tom. IV.

[7] Ivi, p. 25.

Giuseppe L. Bonanno – Storie di Selinunte