parco di selinunteÈ vero che le criticità ci sono, e sono tante, e che il Parco archeologico più grande d’Europa, quello di selinunte, continua a soffrirne ma è anche vero che cinque progetti sono in corso di ultimazione per dare migliore fruibilità di un’area archeologica vastissima che copre 270 ettari.

Un’area che ha subito nel tempo qualche accelerazione e molti stop. I cantieri sono aperti e i lavori sono iniziati: quelli maggiormente visibili riguardano il tempio C e il tempio E (di Hera) che sono stati avvolti dai ponteggi per la risistemazione delle parti in cemento e per la messa in sicurezza delle strutture. Un gruppo di specialisti sta lavorando per restaurare le parti carenti e corrose dal tempo utilizzando delle malte speciali ottenute dalla cottura a bassa temperatura di calcari argillosi in modo da riprodurre le superfici simili a quelle originarie della pietra di selinunte.

Un progetto finanziato dall’Unione Europea per 2,8 milioni di euro che dovrebbe essere completato a giugno. Un altro progetto, anche questo in corso di realizzazione, potrebbe finalmente porre un rimedio alla mancanza di un Museo in loco, un luogo dove le testimonianze selinuntine possano essere raccolte e raccontate, invece di dover ammirare le meravigliose metope nei musei palermitani.

Il direttore del Parco archeologico Giovanni Barone Leto fa intendere che i percorsi per arrivare ad allestire un Museo sono complessi e hanno mille direzioni ma «al Baglio Florio è in corso di allestimento e in fase avanzata uno spazio museale che conterrà vetrine tematiche in cui saranno esposti reperti archeologici fino ad oggi custoditi nei magazzini e elementi strutturali significativi». Intervento di 2,9 milioni di euro finanziato 415 mila euro di fondi Por 2007-2013.

selinunte

All’interno del Parco, tra la collina orientale e il tempio E, sarà realizzato un teatro con una capienza di seicento posti. Ospiterà manifestazioni artistiche diverse e porrà forse definitivamente fine alle polemiche che hanno accompagnato l’utilizzo dell’area archeologica per eventi diversi: come, nel 1994, la riproduzione della corsa delle bighe sponsorizzata dalla società svizzera Swatch che lanciò nuovi prodotti e ospitò diecimila persone, o nell’agosto dell’anno scorso la cena-convention tra le pietre millenarie organizzata dai magnati di Google.

«Sono progetti importanti che vanno nella direzione di una più consona fruibilità del Parco», dice il direttore che vuole allontanare le polemiche e cercare, nelle pur riconosciute difficoltà, i tanti elementi positivi.

L’impossibilità di utilizzare i custodi, per esempio, che ha tenuto il Parco chiuso nei festivi per un certo tempo ha trovato una soluzione-tampone in attesa che le vertenze tra Regione e sindacati si concludano. «Per ora, periodo di bassa stagione, la domenica e nei giorni festivi chiudiamo alle 14, e così possiamo compensare con i periodi primaverili e autunnali quando vi sarà maggiore affluenza di visitatori e quando potremo rimanere aperti anche in alcune serate, grazie anche all’illuminazione del tempio».

Un altro progetto dal nome suggestivo “Case per gli uomini e dimore per gli dei” prevede miglioramenti nei collegamenti tra l’Acropoli e il santuario della Malophoros per agevolare lo spostamento dei visitatori e una nuova cartellonistica (per questo l’importo è di 2,376 milioni di euro). E ancora, in una dimensione di commistione tra antico e nuovo, quattro opere di artisti contemporanei che avranno come tema acqua, aria, terra e fuoco, verranno sistemate in alcune zone del Parco mentre si apriranno corsi di ceramica e scavi didattici per studenti (il progetto è di 230 mila euro).

I cantieri, avviati da meno di un anno dovrebbero chiudersi tutti a giugno.

«Sono lavori di un certo impegno ma crediamo di poterli ultimare per quel periodo perchè dovendo rendicontare all’Unione Europea non ci possiamo permettere ritardi», dice anche il direttore Barone Leto. Alle accuse di scarsa attenzione e di periodico abbandono, soprattutto per la recinzione del parco che in alcuni punti è molto carente, il direttore risponde così: «Intanto va detto che tutta l’area è recintata, il problema semmai si pone per le Cave di Cusa che non lo sono. Sono solo due i punti dove manca oggi la recinzione: in un punto le mareggiate l’hanno fatto crollare ed è in programma di essere ripristinata anche se oggi non ci sono fondi, l’altra è la recinzione dal lato di Marinella di selinunte che è stata coperta dalla sabbia, ma è nella zona delle dune, e lì la questione è più complessa perchè si deve tenere conto dell’impatto ambientale che avrebbero i lavori».

Ma anche in questo caso si dovrà rinviare il ripristino per mancanza di fondi. I settanta custodi che sono in forza al Parco, secondo il direttore, sono in grado di vigilare. «Se poi qualcuno all’interno di un’area vastissima disseminata di cocci, reperti, testimonianze, asporta qualcosa è chiaro che è impossibile intervenire. Questo va demandato alla responsabilità individuale, non si può controllare tutto e in qualsiasi momento, sarebbe impensabile».

Resta, invece, inattuato il progetto di sistemazione dell’ingresso del Parco archeologico nel lato est, dalla parte di Marinella di selinunte.

«È stato bloccato da false segnalazioni che lì sotto c’era l’amianto – ribatte Barone Leto -. È stato fatto un processo e le conclusioni hanno detto che non ve ne era». Intanto però la ditta aggiudicataria ha rinunciato, i costi sono lievitati e il Comune di Castelvetrano si è fermato. Adesso è stato fatto un nuovo bando di gara e il progetto dovrebbe riprendere.

di MARIZA D’ANNA
per La Sicilia