Selinunte, dove l’archeologia incontra la geofisica

È in corso una importante stagione di ricerche nel sito archeologico di Selinunte, uno dei complessi più straordinari del Mediterraneo antico. Selinunte, com’è noto fu una città prospera e potente. Tra il VI e il V secolo a.C. divenne celebre in tutto il Mediterraneo per la ricchezza delle sue campagne e per i suoi templi monumentali. In questo contesto si inserisce il progetto S.A.P.T.O. – Selinous Archaeological Project, coordinato dal Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino, con l’obiettivo di approfondire il rapporto tra la collina orientale e l’organizzazione urbanistica dell’antica polis. Le indagini si concentrano in particolare nell’area del Tempio E, uno dei luoghi simbolo di Selinunte, per individuare e studiare strutture archeologiche oggi sepolte al di sotto dell’attuale piano di calpestio.

I ricercatori INGV sono impegnati in questi giorni in prospezioni geofisiche non invasive, utilizzando il magnetometro per “esplorare” il sottosuolo senza scavare. Questa tecnica consente di mappare la presenza di strutture antropiche sepolte – come muri, edifici o infrastrutture urbane – fornendo indicazioni fondamentali per orientare e ottimizzare le future attività di scavo archeologico. Un contributo silenzioso ma decisivo, che unisce geofisica e archeologia per ricostruire la storia nascosta della città.

Le attività sul campo hanno preso avvio nel giugno 2025, con una fase preliminare che ha interessato l’applicazione di indagini geofisiche tramite georadar, di ricognizioni di superficie, di rilievi digitali del territorio mediante drone con tecnologia LiDAR, nonché con l’apertura di alcuni mirati saggi esplorativi.

Le ricerche si sono concentrate principalmente nell’area a sud e a ovest dei templi E e F, in particolare sul pendio occidentale della collina orientale e nella sua naturale prosecuzione verso ovest. Tra gli obiettivi dell’indagine vi sono l’individuazione e lo studio delle evidenze archeologiche, sepolte al di sotto dell’attuale piano di calpestio, nell’area compresa tra la collina orientale e le due porte urbiche – la Piccola Porta Est e la Grande Porta Est – con un’attenzione specifica alle due plateiai (S6 e S11) che si dirigono verso la zona orientale della città.

L’analisi del rapporto tra la collina orientale e l’organizzazione urbanistica dell’antica Selinunte rappresenta uno degli assi portanti della programmazione scientifica dell’équipe torinese per i prossimi anni.

La missione si svolge nell’ambito di una convenzione triennale stipulata con il Parco Archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria. Oltre allo scavo, essa prevede attività di studio su materiali inediti conservati nei magazzini del Parco.
Nel corso della campagna sono inoltre previste visite alle principali esposizioni museali del territorio, ai vari contesti archeologici della città antica e del territorio circostante, nonché visite a cantiere-aperto guidati dai membri delle altre numerose missioni, italiane e internazionali, attualmente operative nel Parco.

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Redazione