L’attività volta al recupero dell’evasione? «È praticamente inesistente, mentre figurano posizioni debitorie da parte di 63 dipendenti, 15 consiglieri comunali e 6 assessori». Svela anche questo retroscena la relazione del prefetto di Trapani, Giuseppe Priolo, inviata al Ministero dell’Interno Marco Minniti e che ha deciso lo scioglimento per mafia del Comune.

Secondo quanto scrive Priolo il Comune versa «in una situazione economica strutturalmente deficitaria» e vengono definiti «allarmanti» i dati relativi alla capacità di riscossione delle entrate tributarie: nel 2012 il 51,90%, nel 2015 scende al 44,84%. Per quelle extratributarie, la riscossione è crollata dal 38,66% del 2012 al 20,21% del 2015.

L’Amministrazione comunale guidata dall’ex sindaco Felice Errante avrebbe elargito «numerosissimi contributi a privati definiti bisognosi, anche provenienti dal circuito penale, nonché a enti e associazioni del territorio». Per il Prefetto «l’Amministrazione era impegnata più a elargire contributi, sussidi e prebende di ogni tipo, piuttosto che usare la diligenza del buon padre di famiglia nella gestione della cosa pubblica».

Un ampio paragrafo è dedicato al settore urbanistico. E, anche qui, l’ex sindaco Errante viene posto sotto accusa, perché non avrebbe previsto alcun piano attuativo di recupero della pianificazione per Triscina approvata dalla Giunta guidata dall’ex sindaco Gianni Pompeo, dove lo stesso Errante ricopriva il ruolo di assessore allo sviluppo economico. Anzi, sono state rilasciate ulteriori concessioni edilizie, sulla base di un semplice parere legale, in assenza di alcuna verifica degli standard urbanistici.

È nel settore dei Lavori pubblici, però, che è stata posta maggiormente l’attenzione del Prefetto. Basta leggere le ampie pagine dedicate nella relazione. A partire dagli 803 tra affidamenti diretti e procedure negoziate a fronte di 103 procedure di gara. Nel 2012 fu proprio il consiglio comunale ad approvare il Regolamento che «legittima» il frazionamento dei lavori, «snellendo la burocrazia – c’è scritto in quella delibera – e per garantire agli imprenditori castelvetranesi di poter lavorare di più rispetto al passato riducendo al minimo le gare pubbliche per i lavori».

A rilevare i numerosi affidamenti diretti da parte dell’Amministrazione comunale fu anche la Corte dei Conti nel 2014. La relazione evidenzia le connivenze tra l’Ufficio tecnico e la criminalità organizzata. Ecco perché il Prefetto richiama la posizione di due funzionari dell’Ufficio, destinatari di due avvisi di garanzia nell’ambito dell’operazione «Ebano». E poi la presenza di alcune ditte, con interdittiva antimafia, iscritte all’Albo di fiducia del Comune.

Il Prefetto, proprio per questo, il 3 dicembre 2016 chiese chiarimenti e il sindaco e il dirigente dell’Ufficio tecnico confermarono, sostanzialmente, le circostanze rilevate ma precisarono che quelle ditte non risultavano destinatarie di appalti pubblici. Contestualmente i due assicurarono l’immediata cancellazione delle ditte che poi, però, risultarono coinvolte in operazioni di polizia giudiziaria. «Ho bisogno di tempo per verificare punto per punto le criticità evidenziate nella relazione, avendo piena contezza delle contestazioni inserite dagli ispettori nella relazione non pubblica. Solo dopo sarò in grado di rispondere compiutamente su tutto» ha replica ieri l’ex sindaco Errante.

Max Firreri
per Giornale di Sicilia