La base di una statua dove c’è incisa – in greco – la dedica che Diodoro fece al padre Tittelo, erigendone un busto (che non c’è più) e la stanza degli efebi, il luogo di ritrovo dei giovani nell’antica Segesta. È questa l’ultima scoperta che gli archeologi della Scuola Normale di Pisa hanno fatto al Parco archeologico di Segesta, durante l’ultima campagna di scavi, sotto la guida delle professoresse Anna Magnetto, Maria Cecilia Parra e Carmine Ampolo, quest’ultimo docente emerito.

Gli scavi hanno interessato il versante meridionale dell’Agorà, proprio vicino il teatro antico, la zona dove si è tornati a scavare dopo alcuni anni. La piazza fu costruita, dal II secolo a.C., su tre terrazze digrandanti rifacendosi a modelli urbanistici e monumentali diffusi nelle città e nei santuari del Mediterraneo, dall’Asia Minore all’area egea e a quella italica. Nell’incisione scoperta ora sulla base della statua si legge, altresì, che proprio Diodoro fu il finanziatore di quelle opere.

«È  stata una campagna entusiasmante e ricca di preziose rivelazioni – spiega la direttrice del Parco, Rossella Giglio – grazie alle nuove scoperte sappiamo oggi che chi entrava poteva leggere su una base, che è stata conservata al suo posto originario, il nome e le opere di un personaggio di spicco a Segesta, uno di quelli che, tra II e I sec. a.C. sostennero finanziariamente e curarono monumentali opere di edilizia pubblica. Si tratta della base, che nel corso degli scavi è stata ritrovata in buono stato e leggibile, di una delle statue fatte erigere da Diodoro, già noto per aver fatto realizzare la statua della sorella, sacerdotessa di Afrodite Uranìa, rinvenuta presso il tempio dorico nel XVII secolo».

«La collaborazione tra istituzioni da sempre buoni frutti. Lo sperimentiamo quotidianamente nel corso delle molte attività in cui cerchiamo di realizzare l’impresa più difficile in Sicilia: riuscire a realizzare reti di collaborazione. La decennale collaborazione tra il Parco di Segesta e la Scuola Normale di Pisa è testimonianza concreta di una relazione che quest’anno si è rivelata particolarmente fruttuosa e ricca di importanti scoperte», ha detto l’Assessore regionale ai beni culturali, Alberto Samonà.