La Sicilia era ancora considerata zona franca quando la Lombardia contava già i morti di quella che sarebbe stata la più terribile pandemia dell’ultimo secolo. E in quella regione dove tutto è iniziato, molti di noi condividono affetti e amicizie, le loro storie sono diventate di tutti e il loro dolore è presto diventato anche il nostro.

Abbiamo più volte ringraziato il personale sanitario che in prima linea contro il virus, ha dovuto fare i conti con destini tanto crudeli e lì in Lombardia quello che accade soprattutto negli ospedali ci fa ben comprendere che molto è stato fatto ma ancora c’è molto da fare.

Santa Pernice originaria di Castelvetrano vive ormai da tanti anni a Milano trasferita lì durante la malattia del padre. Ha intrapreso la strada dell’operatore socio sanitario e adesso lavora all’ospedale Niguarda, un lavoro che ha costruito giorno per giorno con la passione di chi ha come obiettivo i bisogni dell’altro.

Santa Pernice

A Milano ha formato la sua famiglia, Cristian Cantoni suo marito, originario di Foligno è anche lui un infermiere e lavora presso il Fatebenefratelli a Milano. Durante questo momento tanto tragico Santa e Cristian sono stati e continuano ad essere in corsia ogni giorno.

Dopo i casi di Codogno racconta Santa si è iniziato a percepire un senso di devastazione, il contagio era troppo veloce ed i numeri diventavano impressionanti, fino a quando il primo positivo arrivò al Niguarda nel suo reparto in Neurochirurgia, una notte, quella del suo turno, quella in cui in cui la persona doveva essere operata, e la situazione che si prospettò fu inizialmente drammatica, la confusione era dettata dai pochissimi dispositivi che il personale aveva a disposizione.

Santa racconta di quella notte come un incubo con il terrore di qualunque persona che mette a rischio la propria vita. All’indomani si era già stabilito un protocollo sanitario che prevedeva di trattare tutti come potenzialmente positivi in attesa del tampone, anche se ci confessa cercano sempre di non sprecare quei dispositivi tanto preziosi che purtroppo scarseggiano.

I turni di Santa sono dettati dall’urgenza e il riposo arriva dopo ogni 10 giorni consecutivi di lavoro, molto spesso, ci racconta, questo avviene anche per solidarietà tra collegi per permettere una giornata con la famiglia.

La loro routine è fatta di ciò che sentiamo ogni giorno, gente intubata e ore dedicate alla “vestizione” e sanitari che entrano uno alla volta per paura dei contagi.

Al Fatebenefratelli Cristian è stato trasferito dal suo reparto e distribuito insieme ai suoi colleghi nei nuovi reparti Covid emergenza.

Tutto è cambiato nelle loro vite, i colleghi che via via si ammalano li obbligano a turni sempre più serrati e questo si ripercuote anche all’interno della loro famiglia.

Santa e Cristian hanno una bimba, Sofia, e nonostante il grande periodo di sconforto grazie alla mamma di Santa che aveva passato le vacanze natalizie da lei, la sua permanenza “obbligata” ha fatto si che questi due ragazzi potessero meglio gestire le proprie vite.

Cristian Cantoni

Milano non è quella che tutti ricordano, rammarica Santa, è spettrale, nonostante ancora qualcuno si ostina a correre nei parchi o uscire per la spesa comprando davvero nulla. Questo la fa molto arrabbiare, perchè quello che stanno vivendo , ci dice, ha cambiato per sempre il modo di vedere la vita, il rapporto con i colleghi e la visione del tutto.

La ricaduta ci conferma potrebbe essere ancora più devastante in un paese che ha già perso troppo.

Ci siamo dovuti reinventare, gli ospedali dove lavoriamo e trascorriamo gran parte delle nostre giornate, si sono dovuti reinventare, e oggi stiamo già predisponendo delle nuove rianimazioni pulite, perchè la gente che sta male non è solo ammalata per il Covid”.

Non volevamo farle rivivere solo momenti tristi e quindi sdrammatizzando le abbiamo chiesto cosa avrebbe fatto quando tutto fosse finito, lei in maniera molto genuina ha risposto:

Ogni giorno prima di tornare a casa faccio la doccia al lavoro, per decontaminarmi, se faccio il turno di notte arrivo a casa e obbligo mia mamma e la bimba a chiudersi dentro una camera affinché io possa lavarmi e disinfettarmi così come mio marito, cosa voglio??? Voglio riposarmi, abbracciare mia figlia che odia la mascherina sul mio volto e vivere le mie giornate senza la paura di poter fare del male a me e alla mia famiglia e voglio riabbracciare anche i miei nipoti Vito ed Elia che non vedo da troppo tempo” 

Ogni storia oggi è surreale quando a mancarti è quella normalità che spesso diamo per scontata, oggi non bisogna abbassare la guardia perchè anche chi è in prima linea ha il diritto di essere salvato.