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La memoria è l’esercizio del non dimenticare. In un mondo che corre e che ci trascina, difficilmente viviamo di ricordi chiari e nitidi. E capita pure che non facciamo più tesoro delle tradizioni. Quando chi ne è stato saggio custode se ne va si sbiadiscono sino a quasi scomparire. Nel giorno in cui si celebra San Giuseppe con i tradizionali altari dedicati al Santo, Campobello di Mazara ricorda Baldassare Stallone e la moglie Girolama Giorgi che oggi non ci sono più. La za Mommina se n’è andata un mese fa all’età di 87 anni mentre il marito era scomparso un anno addietro all’età di 92 anni. Ma cosa c’entrano questi due anziani con gli altari e San Giuseppe? Per una vita sono stati gli allestitori che venivano chiamati per costruire gli altari in paese. «La loro è stata una devozione concreta a San Giuseppe, che ha saputo cogliere nella tradizione degli altari un cammino per la vita», ricorda la nipote Rossella Leone.

Baldassare e la moglie Girolama avevano manualità e stile acquisiti sul campo. Chi aveva fatto voto a San Giuseppe e doveva allestire un altare chiamava loro. «Mia mamma mi raccontava che la loro devozione al Santo nacque quando una volta mio padre sognò un uomo con la barba bianca e il bastone. Era San Giuseppe e allestirono il primo altare a casa», racconta la figlia Rosetta.

Per più di mezzo secolo Baldassare e Girolama hanno fatto la storia degli altari di San Giuseppe a Campobello di Mazara. Chi ha memoria li ricorda con affetto e generoso amore. Nel 2007 l’allora sindaco Ciro Caravà volle allestire un altare del Comune presso il palazzo Accardi. E loro, Baldassare e Girolama, anche in quell’occasione vollero esserci. «I nonni vivevano il periodo degli altari come una festa, mesi di preparazione a partire dall’impalcatura, la ricerca dei tessuti, pizzi, merletti, corredi pregiati e poi la preparazione delle pietanze, la scelta dei Santi, tutto curato con cura e con amore», ricorda ancora la nipote Rossella Leone.

Nonno Baldassare nei decenni diede pure voce alle parti di San Giuseppe, la recita che lui stesso scriveva e leggeva prima che i Santi entrassero alla Cena. La memoria oggi è affidata a chi custodisce quegli scritti. «Me li consegnò nell’occasione di una festa di San Giuseppe – ricorda Nina Stallone, insegnante in pensione – e col nostro gruppo folk “Ciuri d’Acantu” in alcune occasioni le abbiamo recitate». Ricordi di un passato che deve essere memoria da tramandare alle giovani generazioni. «Sei stato l’uomo della tenerezza, porto sicuro e cuore nobile per tuti noi» è il ricordo della nipote Monia Indelicato.

Negli ultimi anni di vita Baldassare Stallone si sorreggeva con un bastone. Come San Giuseppe. Ma, nonostante l’età avanzata, per allestire gli altari loro c’erano sempre. «Non hanno mai perso quell’entusiasmo che li coinvolgeva per la festa di San Giuseppe – dice la figlia Rosetta Stallone – la pandemia Covid-19 ha fermato tutto». Oggi Baldassare e Girolama non ci sono più. Anche per loro lassù sarà San Giuseppe. Ai campobellesi, invece, rimane il ricordo e la memoria che è storia e identità. Da non far sbiadire.

 

 

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