Un grande bothros realizzato per sancire l’atto di fondazione dell’ingresso monumentale del Santuario della Malophoros risalente al V secolo a.C. è stato ritrovato da un gruppo di archeologi diretti dall’attuale sovrintendente di Agrigento Caterina Greco che fino al 2013 è stata direttore del parco di Selinunte .

I bothroi erano delle fosse scavate nella pietra o nella terra destinate alle offerte rituali per le divinità ctonie. La recente campagna di scavo, effettuata a Selinunte, appena conclusasi condotta sul campo da Caterina Greco e dagli archeologi Linda Adorno, Roberto Miccichè e Filippo Pisciotta, ha portato ad un’importante scoperta.

bothros sacro selinunte

Le ricerche si sono svolte nella zona della Malophoros, al confine con la frazione di Triscina . Un’estesa area sacra extraurbana dedicata a Demetra la cui frequentazione è attestata fin dalla fine del VII secolo a.C.

Al Santuario, durante il periodo classico, si accedeva attraverso un ingresso monumentale, un Propylon, che costituisce una tra le espressioni più importanti dell’architettura greca di V secolo in ambito coloniale.

La finalità delle nuove indagini archeologiche era quella di esplorare e chiarire alcuni aspetti cronologici di un’area cruciale del Santuario della Malophoros in parte non ancora del tutto indagata nel corso delle precedenti ricerche.

Si tratta della zona adiacente al Propylon monumentale comprendente parte del cosiddetto recinto di Hecate, la dea guardiana degli ingressi.

L’equipe impegnata nello scavo dell’angolo sud-ovest del suddetto monumento è stata protagonista di un importante ritrovamento: un grande bothros realizzato per sancire l’atto di fondazione dell’ingresso monumentale del Santuario.

I bothroi erano delle fosse scavate nella pietra o nella terra destinate alle offerte rituali per le divinità ctonie. Nel caso di Selinunte ,si tratta di un vero e proprio pozzo del diametro di circa 60 cm la cui imboccatura era delimitata da un pithos, un grande vaso utilizzato per l’immagazzinamento delle derrate alimentari, obliterato da una gettata di pietre e tegole.

All’interno del bothros, esplorato fino ad una profondità di circa 2 m, è stato trovato un importante deposito votivo caratterizzato da un numero impressionante di terrecotte figurate, alcune anche di dimensioni medio-grandi, e altri reperti di varia natura, tra i quali lucerne, astragali, coppe locali, e lekythoi attiche figurate che hanno permesso di associare cronologicamente il deposito votivo al momento di costruzione del Propylon e cioè alla seconda metà del V sec. a.C.

Una scoperta eccezionale dunque sia per la sua natura che per la sua unicità che ci regala un altro tassello della stupefacente ed articolata storia di una delle più importanti colonie greche d’occidente.

di Filippo Siragusa
per GdS