La Guardia di Finanza, a seguito di una lunga e complessa attività investigativa svolta su tutto il territorio nazionale, ha identificato e denunciato all’Autorità giudiziaria  223 persone, responsabili di aver acquistato abbonamenti pirata che consentivano di vedere gratuitamente (o quasi) i contenuti delle principali piattaforme televisive a pagamento quali film, serie tv ed eventi sportivi. Con un abbonamento mensile intorno ai 10 euro, attraverso questi servizi pirata, si poteva avere accesso  fino a 90mila canali, visionabili sia da tv che da smartphone o pc; tra questi quelli di Sky, Mediaset Premium, Dazn, Infinity, Netflix e Amazon Prime Video.

Secondo la Fapav (Federazione tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali) il dato è allarmante: sono quasi 5 milioni, in Italia, i coinvolti in questa pratica illecita, che oltre a creare un danno ingente all’economia (circa 369 milioni di euro in meno sul Pil), costituiscono una realtà criminale capillare e complessa da contenere. Nell’operazione odierna, soltanto 30 sono i denunciati in Sicilia. La Campania possiede il 14%  del totale delle denunce sul territorio nazionale, mentre la Sicilia è la seconda regione maggiormente interessata. La provincia di Palermo è quella con la maggiore incidenza del fenomeno.

Ma cosa rischia chi fa uso di abbonamenti pirata? Chi lo fa incorre nel reato di ricettazione in quanto si infrange la legge sul diritto d’autore (legge 171 octies della legge 633/41). Ma le conseguenze possono essere più gravi: è prevista la confisca degli strumenti utilizzati per la fruizione del servizio pirata quali tv, decoder, smartphone e computer e una sanzione che può arrivare sino a 25 mila euro e la reclusione fino ad 8 anni.