È polemica per i rifiuti depositati sulle tombe degli antichi selinuntini. Mercoledì scorso, il neo assessore ai beni culturali Vittorio Sgarbi, ha visitato le colline del Timpone Nero che sono ubicate nell’area adiacente al parco archeologico di Selinunte.

Nella prima collina, chiamata anche primo Timpone, ha notato la presenza di una grande cava realizzata abusivamente negli anni 80’, probabilmente in occasione della realizzazione della circonvallazione di Triscina nella quale vengono scaricati rifiuti di ogni genere, compresi rifiuti speciali quali cemento amianto e plastica.

Inoltre, i malviventi hanno rubato diverse attrezzature collocate nei laboratori. La discarica, per la sua vastità, ha impressionato l’assessore il quale ha subito mosso i primi passi per rintracciarne i responsabili e per impedirne l’aggravamento.

Erano infatti visibili scarichi recentissimi, prova del fatto che questo scempio continua fino ai nostri giorni. Dopo avere segnalato questo fatto alle autorità competenti, Vittorio Sgarbi ha visitato il secondo Timpone, adiacente al primo, ma di proprietà del Campo museale archeologico (Cam). Nel secondo Timpone, ha notato soltanto che in una tomba adiacente ad un fabbricato in costruzione di proprietà di un privato, erano stati gettati alcuni secchi di rifiuti.

Ben poca cosa rispetto alla situazione precedente, ma pur sempre un fatto oltraggioso per queste antichità.

«Ho dato direttiva ai miei uffici – ha detto Sgarbi – perché segnalino al comune la presenza delle discariche all’interno della Necropoli, contenenti , tra l’altro, amianto. La tutela della salute pubblica mi pare non sia di competenza dell’assessorato ai Beni culturali. Il Comune ha gli strumenti per fare le verifiche ed adottare i necessari provvedimenti di sua competenza».

Il commissario del Comune di Castelvetrano, Salvatore Caccamo, respinge ciò che dichiara l’assessore sostenendo che l’area in questione è di proprietà privata e precisamente dell’associazione che gestiva il Cam, oggi – secondo quanto riferisce Caccamo – commissariata.

Il direttore del parco archeologico, Enrico Caruso, sostiene che non essendo il terreno compreso nel parco archeologico, ogni controllo spettava al Cam. L’area del secondo Timpone e non del primo, di circa 4 ettari era gestita dalla Fondazione Kepha che nel 2008 ha anche inaugurato il Campus Archeologico Museale.

Nel 2016 la struttura però venne sequestrata in seguito ad una operazione della Guardia di finanza di Bolzano e in virtù di un provvedimento nell’ambito di un procedimento penale che ha visto gli amministratori della fondazione imputati del reato di truffa nei confronti di azionisti del Belgio, per svariati milioni di euro. Il processo a carico degli amministratori della fondazione è appena iniziato e quindi si prevedono tempi piuttosto lunghi per un riutilizzo delle aree. Risulterebbe, inoltre, che l’area è stata sequestrata ma non è stato nominato nessun custode giudiziario.

Sulla questione interviene l’ex direttore del campo museale Giovanni Miceli. «Il terreno dove è stata individuata la discarica è il Primo Timpone, non apparteneva e non appartiene alla fondazione Kepha – ha detto Miceli -ma solo ad un privato, come ne è a conoscenza il comune che è intervenuto in passato per scongiurare questo scempio».

di Francesca Capizzi
per Giornale di Sicilia