“Trentaquattro anni fa, nella strage di Capaci, persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.” Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi nel giorno in cui ricorre l’anniversario della Strage di Capaci, l’attentato mafioso del 23 maggio 1992, sull’autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci e a pochi chilometri da Palermo.
“Quel giorno la mafia colpì magistrati, donne e uomini dello Stato – aggiunge Piantedosi -impegnati ogni giorno nella difesa della legalità e della sicurezza dei cittadini. Falcone e i suoi uomini conoscevano i pericoli, erano consapevoli dei rischi eppure scelsero di restare, di continuare a lottare contro la criminalità organizzata. Perché ci sono battaglie che non si possono abbandonare. Oggi rinnoviamo il nostro impegno a custodire la loro memoria e la loro eredità”
“Perché ricordare – conclude – non è solo un esercizio di stile ma significa riaffermare con forza quel patto tra generazioni che ci spinge a proseguire lungo la strada tracciata, guidati dai valori che li ispirarono e che ognuno di loro onorò sempre con sacrificio e dedizione. La memoria di Giovanni Falcone e delle vittime delle stragi di mafia vive nelle scelte quotidiane di chi decide di servire lo Stato con onore e responsabilità”. Così il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi”
Ecco l’edizione straordinaria del TG1 di quel tragico giorno
La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine.
Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni
Giovanni Falcone