identikit-2014-matteo-messina-denaro«I sodalizi mafiosi radicati nella provincia tendono a mantenere un basso profilo di esposizione, preferendo agire secondo una consolidata strategia dell’inabissamento». Lo rileva la Direzione investigativa antimafia nella relazione stilata relativamente al primo semestre 2014, inviata al Parlamento e resa nota nei giorni scorsi.

Gli investigatori evidenziano che la leadership rimane al latitante Matteo Messina Denaro, “tuttora capo indiscusso del mandamento di castelvetrano”, il quale è ricercato dal 1993.

«La sua egemonia – prosegue la relazione della Dia – continua a trovare riscontri nelle indagini a carico di soggetti che gli sono vicini e che mantengono efficiente il sistema di protezione e favoreggiamento anche attraverso interposizioni nella gestione di beni e affari e che soddisfano l’esigenza di mantenere stabili gli equilibri tra le varie articolazioni territoriali».

Negli anni gli investigatori hanno arrestato una decina di familiari del boss e decine di suoi sodali, indagandone numerosi altri. Nell’ultima operazione antimafia, quella denominata “Eden II”, in carcere è finito anche un consigliere comunale, Lillo Giambalvo, sospeso per 18 mesi dall’incarico dal prefetto e mai dimessosi. Nel rapporto si sottolinea, ancora, che nella sua ramificazione sul territorio Cosa Nostra ha mantenuto immutati i 4 mandamenti e le 17 “famiglie”. Le indagini hanno confermato che come nel precedente semestre gli interessi economici si sono focalizzati nel controllo della attività imprenditoriali e degli appalti pubblici, nel racket delle estorsioni (con relativi atti di danneggiamento, anche con incendi, ai danni di operatori locali), nel traffico di stupefacenti e in attività di corruzione e penetrazione nella Pubblica amministrazione.

Circa il traffico di droga vengono ricordate le operazioni del 25 e del 29 giugno scorso che portarono la Procura all’arresto di 16 stranieri e al sequestro, in tutto, di 70,966 tonnellate di hashish a bordo di due diverse motonavi entrambe battenti bandiera della Repubblica del Togo e provenienti dal Marocco. I due sequestri confermano il Canale di Sicilia come crocevia del transito di droga che da Nord Africa in Europa e in Asia.

Le navi madre effettuerebbero le consegne anche in alto mare trasbordando lo stupefacente o parte di esso su pescherecci più piccoli diretti poi verso l’Italia, la Francia e la Spagna. Sulle estorsioni viene evidenziato che nel primo semestre 2014 hanno subito un calo, ma questo, per la Dia, «non deve alimentare facili entusiasmi, essendo funzione anche della maggiore o minore capacità delle cosche di evitare che le stesse vengano a essere denunciate».

Margherita Leggio
per La Sicilia