[di Gianfranco Caraccioli] I tramonti a Selinunte sono psichedelici quasi afrodisiaci , paralizzano tutto il corpo, a volte bloccano i pensieri.
Spesso, Il contrasto della luce è così forte e intenso che non si capisce più dove finisce il mare e inizia il cielo, come fosse un tutt’uno.

I colori al crepuscolo diventano una miscela di tinte come quando un pittore divino prepara sulla sua tavolazza una mischia di rosa bleu, verde, azzurro, rosso, giallo poi aggiunge un po’ di arancio, ma non contento rimischia tutto e mentre si fa sera.

Le coppiette verso quell’ora si intrattenevano dietro il tempio di Hera l’unico tempio ricostruito in parte prima della seconda guerra.

Una stradina periferica poco asfaltata, costeggiava le rovine greche e molte coppiette dentro le macchine posteggiate dopo la prima curva dietro il tempio, si imboscavano godendo del panorama mozzafiato. Molti a piedi proseguivano per il boschetto vicino che portava in spiaggia e ai lidi. Una sera d’estate, due turisti si allontanarono dal tempio di gran corsa verso il bar di Danimarca poco più affollato del solito, sostenevano di aver sentito uno strano verso come un respiro ma un forte respiro …come fosse ampliato da un microfono con una cassa da discoteca. E faceva senso. Chiaramente la cosa incuriosì tutti i presenti – anche noi –che senza indugi andammo a vedere anzi a sentire di cosa si trattava. Ormai era quasi buio ma non sentimmo nulla. Forse i due turisti avevano bevuto qualche birra in piu..,pensammo.
Ma la sera successiva si verificò lo stesso fenomeno … un respiro lungo come un eco fece scappare tutti dal boschetto e dalla strada.

Il respiro echeggiava su tutta la valle come un forte ansimare ,inspiri ed espiri che incutevano timore ,paura, curiosità, come in un film di Hitchcock. Vicino i templi, fra le rovine e la colonna del fuso della vecchia o da qualche parte al calar del sole , si cominciava a sentire un respiro angosciante ..come fosse l’ultimo sospiro di un morente …un agonia che durava parecchi minuti. A volte anche di più.

Il mistero si ufficializzò e la notizia si sparse ovunque tra inquietudine e stupore, la gente era curiosa. Cominciava un via vai di persone ogni sera come una processione verso la collina dei templi.

Un respiro profondo ,lento, incessante, soffocante diventò motivo di attrazione popolare tanto che le autorità, transennarono la zona .
Talmente forte era questa emissione di fiato che sembrava venisse da vicino , la zona identificata era quella delle rovine del tempio di Hera, in particolare dal fuso della vecchia, unica colonna rimasta in piedi e che la gente del luogo chiamava cosi, ma più ti avvicinavi più non lo sentivi.. finchè spariva.. ti allontanavi e il respiro si risentiva. Proprio un mistero.

Le illazioni cominciarono presto, forse si trattava di uccelli , ma perché non averli sentiti mai prima ?
E a breve e senza farla lunga anche Selinunte ebbe il suo fantasma—
Era una notte d’estate e la luna piena mostrava il suo fascino acchiappa quaglie più che mai.
La gente del luogo ,fortemente incuriosita si appostava dentro le macchine già nel pomeriggio o sui bordi della strada che costeggiava i templi ..prima del sequestro di tutta l’aria .

In effetti di morti a Selinunte ce ne erano stati e chissà quanti ..fino l’estate scorsa quando Micheluzzo andò per mare e non fece più ritorno e manco il corpo si trovò più, o l’estate scorsa quando capo Falco fu trovato riverso sulla barca. Ma quelli morti tra i templi, facevano più testo, furono tra primi che difesero le mura della citta , perché un tempo Selinunte era una città. Aveva due porti uno commerciale, per scambi con l’intera area del mediterraneo ,uno in caso di guerre. Ma questo è risaputo.

E chissà quanti siano stati i cadaveri durante l’attacco dei cartaginesi, si stima una carneficina di più di diecimila persone. E un fantasma ci poteva pure stare ,non tutti furono sepolti, molti finirono con le teste mozzate dai nord africani.

La notizia fece tanto scalpore che una sera giunse addirittura una tv locale con tanto di fari alogeni pronti ad accecare qualsiasi cosa respirasse fra i rostri ,molti avevano torce pronte ad accenderle e puntarle appena sentito qualcosa. Tutti in un religioso silenzio attendavamo un segno, un fiato. un respiro. L’aria in quelle sere era particolarmente ferma ,più ferma delle stesse colonne, non un filo di vento ,proprio come quando non si muove una foglia era il caso di dire.

Ma sarà stata la troppa pubblicità , la troppa presenza di macchine che prendevano tutta la strada, le telecamere, la gente a piedi che andava e veniva ,chi mangiava panini e gruppi di comitive ,in più vigili urbani che transennavano e dirigevano ..che non successe più niente. Passarono molte sere e la gente continuava a venire a fare gruppi ma le telecamere non c’erano più e neanche i vigili urbani.

Si andava lo stesso, era diventato ormai un punto di riferimento estivo e di trambusto .La stradina circondava i templi non era stata mai cosi trafficata e anche se non succedeva niente ci si ritrovava li.

Le coppiette passavano ore dentro le macchine nella speranza che succedesse ancora quel fenomeno , l’alibi era buono per intrattenersi , i vetri poi si appannavano ,ma di respiri niente.

Eravamo un po’ delusi ..un po’ vuoti ,non capivamo il perché ,non che credessimo ai fantasmi ,ma c’ eravamo affezionati all’idea di averne uno a Selinunte.
La strana vicenda aveva animato l’estate, non si era parlato di altro forse in fase di luna piena o calante ,cominciarono le fantasie più sparate e le ricordo tutte..un animale , ma che animale? gufi? barbaggiani? Ma si sapeva che c’è ne fossero di gufetti sulle metope ma non emettevano questi versi lo avremmo sentito altre volte e comunque forse nei periodi di accoppiamenti? O ,qualcuno che si divertiva con un registratore o un microfono..vabbè che era un fantasma ? Qualcosa deve pur essere stato .Qualcuno la disse anche sul ritorno di Pammilo morente,il fondatore della colonia greca, a questo punto anche nascente che era ritornato per vendicarsi .. Passò tutto il mese di agosto , l’estate volgeva al termine e molti turisti erano già andati via e cominciava a Selinunte il periodo più bello per i residenti ,settembre .

Fu proprio quella settimana di transizione lunare che.. Gioacchino finalmente , riuscì ad agganciare una ragazza turista.. così le differenziavamo da quelle locali, non molto carina
Da noi ,giu a Selinunte si aspettava alla stazione l’arrivo delle turiste, come i coccodrilli aspettavano il passo dei bufali dal fiume.

Conquistare una straniera era molto più semplice che seguire la lunga procedura per le paesane.. si perchè di procedura si trattava e per chi giocava in casa era molto lunga ..potevi perdere anche una estate per un bacio. ..peggio di una macchina burocratica bisognava essere artisti e conoscere a momenti anche le arti marziali.

Gioacchino era molto emozionato e la mattina aveva già consumato una bottiglia di profumo denim dopo barba colonia del padre e almeno un pacco di caramelle per l’alito di sarde salate che emanava quasi sempre. L’appuntamento era nel tardo pomeriggio. Chiaramente alla stradina del fantasma.

Gli altri della compagnia erano rimasti giù al porto a vedere le barche rientrare ,quando lo videro arrivare di corsa da su dalla collina a perdifiato ,sudato ,senza che riuscisse a parlare ..di nuovo.. fece ..con un fil di voce e gesticolava come non mai.. .di nuovo si sente il respiro ,andiamo facciamo presto ho lasciato la tedesca da sola col piaggio che ha la ruota sgonfia .si, potrebbe avere paura -non so se ha capito del fantasma, tedesca per quanto fosse –.ma dovevo avvisarvi. corriamo. Eravamo fuori la pelle ,la collina ci fece venire il fiatone ,non ci fu tempo per giungere vicino il tempio ,il respiro era cosi forte che si senti subito .La pelle d’oca ci drizzò i pochi peli che avevamo addosso.

Quasi bloccati e annuendo silenzio tra noi ci piegammo sulle ginocchia , giunti vicino il motorino ,la tedesca che era guardinga fuggi di corsa quando ci vide correre verso di lei ..la spaventammo più del fantasma e più gesticolavamo per fermarla più correva . Jaco la seguì .

La stradina che portava all’acropoli era quasi deserta ,solo due macchine posteggiate lontane con i vetri appannati e noi rimasti li. La prima macchina della curvetta senti e si avvicino,l’altra la seguì dietro riformando l’inizio della fila. Volevamo fare un piano, entrare dentro anche strisciando a terra lentamente senza fare rumore e giungere il più possibile vicino al respiro, per non farlo fuggire –

Ci trasformammo mentalmente in marines detective .. con sandali e pantaloncini costume .Era tardi pomeriggio e i pomeriggi d’estate a Selinunte non finiscono mai .
L’euforia non ci faceva sentire il dolore delle spine dei rovi che erano ovunque sulle cosce e sulle braccia ..cosa che realizzammo l’indomani con i primi tuffi in mare ,ci bruciava la pelle eravamo pieni di segni e ferite e graffi –ma in quel momento niente ci avrebbe fermato.

Quatti quatti eravamo giunti a pochi metri dal respiro ma improvvisamente si spostò notevolmente e rapidamente alla nostra destra e fuggimmo presi da panico verso le macchine . Il respiro si era spostato verso il fuso della vecchia ed era ancora intenso ,sembrava fosse proprio un respiro umano. .siamo rimasti in silenzio , poi a bassa voce spavaldamente ci chiedemmo perché eravamo fuggiti .Gioacchino era tornato da solo , sconsolato ma non era il momento di sapere che fine avesse fatto la tedesca. Un tizio uscito dalla macchina e che ci vide intraprendenti ci presto una torcia.

Il fantasma ci aspettava .Ripresi da coraggio adolescenziale ci riavvicinammo al sentiero.
Si udiva forte un sospiro poi un fiatone ..che veniva verso di noi ..fuggimmo più veloci di prima per il sentiero illuminato solo dalla luna .Il respiro svanì . Ci ritrovammo sudati al muretto della strada senza dirci niente ,poi additandoci a vicenda, cominciammo a scambiarci le colpe. ,la torcia ,perché non l’hai accesa ..non so , non ho fatto in tempo . ma dovè ? è caduta ,si è persa, disse Peppe e chi la ripaga adesso? e chi glielo dice al proprietario ? Gli suggerimmo in coro di andare a riprenderla . …neanche per sogno rispose ,andiamo tutti . Ci riavvicinammo un bel po’tesi ,ma giunti proprio dietro la curvetta , notammo una luce a terra sotto i massi ,,era la torcia ..si era riaccesa da sola ,forse alla caduta. Era come una meta da raggiungere, mentre il silenzio si tagliava a fette, mancavano pochi metri e la vedevamo tutti quando all’improvviso la torcia si rispense. E’ inutile dire che nacque un nuovo record di velocità e il ritorno fu disastroso .Peppe cadde due volte e lo abbandonammo in dietro qualche decina di metri e urlò per una botta al ginocchio..e poi tutti presi da isteria collettiva corremmo più che mai.. per quella sera ne avevamo avuto abbastanza. il Fantasma vinceva ancora..

Frastornati ,stupidi ,perdenti, delusi , ci fermammo al muretto finche’ non si sentì più niente dopo circa una decina di minuti..
L’indomani al lido tintarella non si parlò di altro…e per tanti altri giorni anche di quanto eravamo stati audaci cagasotto .

Il fenomeno spari con il quarto di luna e si sospettava un forte legame, come le altre volte due volte , l’unica cosa quasi certa erano i quarti di luna. L’indomani ci recammo in pieno giorno al fuso della vecchia l’ unica colonna che rialzarono del tempio più grande, e cosi chiamata dalla gente locale , per cercare almeno la torcia ,che si scoprì essere dello zio di Joacchino e la rivoleva indietro ma non ci fu verso di trovarla.

Avevamo i nostri sentieri fra i rocchi ammassati e saltavamo su quelle pietre ormai come stambecchi, le conoscevamo bene sin da piccoli , quasi a memoria e tanto erano cosi familiari ..Quel giorno avevano qualcosa di diverso le vedevo con altri occhi sembrava vibrassero. Ne toccai una poi un’altra, uno spacco su un masso perfettamente squadrato mi incuriosì più delle altre , mi avvicinai per vedere meglio e lo svolazzo di un pipistrello stava quasi per farmi perdere l’equilibrio, da li usci come un verso come un piccolo gemito ma fu un attimo e niente a che fare col respiro. Tra gli spacchi dei rocchi e i capitelli dei templi vivevano e vivono ancora oggi pipistrelli, gufi, barbaggianni ,rondini ,piccioni, tortore, upupe, marvizi, passeri, cardellini, usignoli , pettirossi, verdoni, falchetti, poiane e a volte coi si posano anche i gabbiani ognuno col suo verso ,anche le pietre sembrava ne avessero uno , quelle erano ancora vive ..come ferite. .le sentivo lamentare il vento tagliava gli angoli ed emettevano come vibrazioni e sibilli, percepivo le loro imprese, una particolarmente vibrava più delle altre –forse tra le prima ad essere poste , la più grande di tutte e porta ancora il peso del tradimento.. e non fu mai più rimessa al posto neanche per solidarietà.

Almeno tenerle pulite dai rovi.. chissà quanto freddo avranno sentito. .e quanto sangue avranno assorbito e quante cose avranno visto ,neanche una messa per benedire quei poveri che ci morirono. E quelle pietre ancora vive. .aspettavano Un gesto d’amore! quel respiro veniva dalle pietre ..questo pensiero stupido mi passo’ fra la mente.

Anche settembre fini e l’estate dei villeggianti volse al termine . Giù a Selinunte era successo qualcosa di diverso.
Poi tutto tornò come prima , le colonne ritornarono come ad aspettare qualcosa.
Qualche giorno dopo ci ricordammo ancora della torcia e andammo a ricercarla inutilmente. Il mistero restò per molto tempo, qualcuno la ricorderà ancora l’estate del fantasma
Fu l’estate del millenovecentoottanta.
Dal mio diario profanato.

Gianfranco Caraccioli – Cose di Selinunte