francesco santoroSale vertiginosamente la tensione tra i dipendenti del Gruppo 6Gdo. Ieri pomeriggio, si è sfiorata la tragedia.

Francesco Santoro, negli uffici della società si incatena e si cosparge di benzina, nel tentativo di darsi fuoco. Un padre di famiglia, un onesto lavoratore che si trova in notevole difficoltà, come tanti altri suoi colleghi. Il gesto di Francesco poteva avere conseguenze molto più gravi.

Chi si trovava davanti a lui, in quella stanza, oltre ad osservare un uomo sull’orlo di una crisi nervosa, respirava l’odore acre della benzina rimasta impregnata sui vestiti di Francesco, dei colleghi che lo hanno bloccato, compreso Marco Campagna che si trovava nella stanza.

Il vice sindaco aveva l’accendino ancora tra le mani quando la Polizia e i Carabinieri sono arrivati sul posto. Francesco, grida le sue ragioni, e lo accompagnano i suoi colleghi: Giovanni, Salvatore, Giuseppe, Alessandro, Paolo. Ne potremmo citare a iosa.

Piaccia o no, la situazione sta precipitando. L’attuale crisi di Governo non aiuta di certo. Verifiche, controlli, polemiche, e sopratutto, semplici buone intenzioni, non aiutano nè i lavoratori, nè la città. La comunità castelvetranese, quella laboriosa, quella che non ne vuole sapere di mafia e mafiosi, di mestieranti dell’antimafia e ne di politici mistificatori, sta pagando un prezzo troppo alto.

Se nella vicenda del Gruppo Grigoli ci scappasse il morto, la ferita sarebbe insanabile. Il pesante conto lo potremmo portare a Matteo Messina Denaro, ma anche a quei pezzi di Istituzione che hanno fatto poco per salvare questo territorio dalle grinfie del super latitante. I processi si faranno. Saranno mediatici o giudiziari, lo dirà il tempo. Adesso, il problema è dare un senso al futuro lavorativo dei 400 dipendenti, collegati a vario titolo, alle aziende del condannato Giuseppe Grigoli.

Adesso, chi deve agire agisca. A marzo arriverà il tribunale e sarà un altra storia. Lo Stato, proprio nel territorio di Messina Denaro deve dimostrare che non è solo con gli arresti che si toglie ossigeno al clan.

La mafia muore anche se ogni cittadino crede nelle Isituzioni, nello Stato di diritto, e che garantisce le condizioni per favorire lo sviluppo economico. Di belle parole Francesco ne ha sentite tante. Enconomiabile l’impegno profuso da Felice Errante, Marco Campagna e dall’intera Giunta. Vero, non hanno i poteri per risolvere la vertenza ma almeno ci provano.

Invece ci si chiede, il Consiglio Comunale di questa città dov’è? Sa che molte famiglie castelvetranesi sono sul lastrico? Lo sapremo presto, oppure no? Si vuole bene alla propria città, non solo a parole, o con le passerelle salottiere ma mettendo la faccia nei problemi seri della città. E la vicenda del Gruppo 6 Gdo è una faccenda seria, anzi serissima come tutto quello che riguarda la rinascita di Castelvetrano, con l’auspicio che presto sia più famosa per i suoi templi e non per il suo cittadino Messina Denaro Matteo.