Le politiche avviate da Mario Draghi e dalla Banca Centrale Europea hanno dato uno scossone non indifferente al mercato immobiliare: non a caso, il numero relativo alle richieste di mutui è andato incontro ad una vera e propria impennata. Oggi, però, vogliamo farci una domanda: quanto tempo ci vuole per ripagare un mutuo? Sicuramente sono numerose le famiglie che si sono poste (o che si stanno ponendo) questo interrogativo. È una domanda che probabilmente potrebbe influire non poco sulle future richieste di accensione, se analizzata attentamente. In questo articolo, dunque, ci affideremo alle ricerche di settore per comprendere quanto tempo serve, misurandolo in anni e in stipendi.

Quanto tempo occorre per coprire un mutuo?

Secondo le ricerche condotte dai player del settore, ad oggi in Italia un mutuo lo si ripaga in una media di 17 anni e 10 mesi di stipendio: il tempo per coprirlo, rispetto al 2013, è addirittura aumentato di circa un anno. Per fortuna questo aumento non è dovuto al calo del reddito degli italiani, ma alla crescita delle richieste economiche delle banche. Qual è la situazione in Sicilia? La Trinacria è la regione che mediamente impiega più tempo per ripagare un mutuo, seconda solo al Lazio e alla Campania (20 anni e 21 anni): stando ai dati, si parla di circa 19 anni e 11 mesi. Anche la Basilicata presenta dei numeri simili. La regione che può contare sulle medie inferiori è l’Umbria (circa 14 anni), insieme alle Marche, al Veneto, alla Lombardia, alla Toscana e al Piemonte.

Qual è la rata media richiesta per accendere un mutuo?

Oggi la rata media mensile necessaria per coprire l’accensione di un mutuo è pari a circa 600 euro: ovvero il 24% dello stipendio mensile medio di un mutuatario. Si tratta di un valore in questo caso in discesa: nel 2013, infatti, servivano circa 660 euro (dunque il 27% del reddito). Ad ogni modo, al di là delle medie, oggi è comunque possibile farsi un’idea delle rate da pagare prima di richiedere un mutuo: in questo ci vengono incontro i siti comparatori sul web. Ciò vuol dire che, attualmente, tutti hanno la possibilità di fare un calcolo mutui online attraverso il calcolatore di Facile.it o altri portali di questo tipo. Così facendo, si può scoprire la rata prevista per il finanziamento in base ai diversi tassi.

Tasso fisso o variabile: quale conviene di più?

In questo momento conviene accendere un mutuo a tasso fisso, oppure optare per quello a tasso variabile? Considerando che i tassi hanno appena raggiunto il loro minimo storico (1,85%), la risposta giusta è la prima: i mutui a tasso fisso consentono infatti di bloccare i tassi su questa percentuale, per un lungo periodo. In pratica, è possibile mettersi al riparo dall’aumento dei tassi che, probabilmente, arriverà sin dai mesi finali di questo 2018. Secondo le rilevazioni del mercato, al momento il mutuo a tasso fisso permette di risparmiare più di 100 euro annui: una cifra da non sottovalutare, che merita dunque molta attenzione da parte dei mutuatari.