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Il Tribunale di Marsala ha assolto due cittadini residenti nella Valle del Belìce, M.S., 52 anni e A.A.G. di 59, che erano accusati di percepire il Reddito di cittadinanza nonostante, secondo l’accusa, uno viveva coi suoi genitori e l’altro era stato assunto in nero. I due – difesi dall’avvocato Giuseppe Accardo – sono finiti sotto processo dopo le indagini condotte dalla Guardia di Finanza. Nel caso del signor M.S., l’uomo avrebbe falsamente dichiarato di vivere in maniera autonoma quando invece, secondo la tesi dell’accusa basata sugli accertamenti della Guardia di Finanza, avrebbe convissuto con i genitori. Così, secondo la Procura della Repubblica, sarebbe scaturita una falsa attestazione Isee (con indicazione solo dell’imputato nel nucleo familiare) utile a far maturare il diritto al Reddito di Cittadinanza, effettivamente percepito dall’accusato.

Nel corso del processo è emerso che il signor M.S. viveva in un appartamento autonomo all’interno dello stabile dove vivevano i genitori, e come lo stesso fosse residente da oltre 10 anni in maniera autonoma. L’uomo è stato assolto «perché il fatto non sussiste». All’altro imputato, A.A.G., la Procura gli ha contestato di essere stato assunto in nero mentre percepiva il Reddito di cittadinanza, omettendo di fare le comunicazioni previste dalle legge. Nel corso del dibattimento, però, è emerso che l’imputato aveva consegnato i documenti per l’assunzione al titolare della ditta edile dove lavorava e, dunque, era convinto di essere stato assunto. Durante il processo è emerso, altresì, che l’uomo si è recato più volte presso il patronato per inviare la comunicazione di assunzione, ma questa non è stata possibile farla per un problema alla piattaforma Inps. Anche per A.A.G. è arrivata la sentenza di assoluzione.


L’avvocato Giuseppe Accardo

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