Una carriera lunga 42 anni vissuta nei Licei classici. Tanti suoi ex alunni, oggi professionisti, si ricordano di lei come una tipa severa ma capace di far amare il greco, la materia che per decenni insegnò.

Angela Calabrese Liotta, che dal 2007 si è trasferita a vivere a Milano (città dove vive la figlia giornalista Eliana), non ha mai smesso di coltivare la sua passione per il sapere, per i libri e per l’antichità. Dopo tre occasioni diverse, nelle quali ha scritto brevi pagine in greco antico, la professoressa ha pubblicato il suo primo libro, «L’eredità della Grecia antica», 400 pagine che passano in rassegna gli anni dell’insegnamento ma che, soprattutto, rendono merito ai greci. Non a caso, infatti, il libro è nato dopo la notizia dell’uscita della Grecia dall’Europa: «Questo ha suscitato in me un senso di forte ribellione congiunto a gran dispiacere e mortificazione, ma anche il desiderio di alzare una mano per la difesa di un popolo che non merita tale destino infame».

Ecco perché ha deciso di scrivere «L’eredità della Grecia antica», «per ricordare quando i greci abbiano dato al mondo e come, dopo duemila anni, non meritino questi giudizi negativi». Il libro rispolvera i ricordi personali della docente, i suoi alunni, la sua scuola, gli amici, la sua Castelvetrano, le letture e, ora, la Milano che l’ha adottata. Ancora oggi suoi ex alunni le scrivono «parole belle» di affetto, stima e gratitudine. Come Valentina che su Facebook (dove l’ex professoressa è presente) si è complimentata così: «Professoressa, lei è la donna più giovane che io conosca». «Credo di aver esercitato bene, come una “missione”, la mia funzione di insegnante, sia perché così mi assicura la mia coscienza, sia per quello che testimoniano i tanti alunni che mi scrivono» dice la Calabrese Liotta. Nel libro sono due i filoni che l’ex prof propone nella ricerca dell’eredità della Grecia antica: uno relativo alle etimologie (lo studio della radice) e il secondo “tà paradéigmata”, cioè gli esempi. Nel mezzo acquistano vigore i tanti ricordi e gli affetti che l’ex professoressa ritrova nel suo intimo ed espone con compiacimento e tenerezza. Poi ci sono anche le «cartoline» (citazioni pittoriche, letterarie, immagini di oggetti, personaggi, gocce di comicità), finestre aperte su altre aure, che arricchiscono il narrato. Il libro consegna ai lettori un messaggio chiaro: vivere bene, con gioia e con poesia, studiare, leggere, viaggiare, guardare, amare e cercare di morire bene e con serenità.

Max Firreri per Giornale di Sicilia