Film, documentari, talk, reportage diventano, ancora una volta, strumenti per valorizzare luoghi, identità e mettere a confronto i territori tra verità e realtà. Tra contraddizioni, sarcasmo e analogie la sesta edizione del Festival delle Visioni notturne sostenibili, ha confermato la sua piena crescita culturale coinvolgendo autori come Luca Vullo, Dario Indelicato, Marco Bova, Agata Lo Coco e scrittori come Pietrangelo Buttafuoco e Leopoldo Santovincenzo con “I baci sono definitivi” e “La balena di piazza Savoia. L’immaginario che avevamo in dote.”

Con il tema “Geografie umane, paesaggi e memorie” la kermesse, sfruttando gli spazi simbolo di due città coinvolte nei processi di rigenerazione urbana: Salemi e Gibellina, ha raccontato le forze che riescono a librarsi dalle comunità belicine (e non) che nonostante il cruento sisma sessantottino e la facinorosa mano dell’uomo sono riemerse.

Il festival tra arte, cinema e cultura, si attesta come un modo per documentare e documentarsi, per scoprire e reinventare, per prendere consapevolezza di una valle e di un’isola che si dimostra unica.

Quest’anno in occasione del 50 anniversario dal terremoto, numerosi sono stati i documentari che hanno posto la lente di ingrandimento sul terremoto osservando analogie visive e emotive con città come Accumuli, Aquila visibili nel docu-film Appennino ma anche con Berlino dove la rinascita “oltre il muro” ha creato parallelismi architettonici e artistici riscontrabili in Gibellina nuova.

Il tema del terremoto è stato trattato in maniera sottile, evitando di scendere nei consueti dialoghi con accezione negativa ma analizzando il movimento di rinascita portato avanti da diversi uomini che come ha afferma Lorenzo Barbera ne “I ministri dal cielo”, traevano “soddisfazione nel fare qualcosa perché ce n’è bisogno”. Un excursus storico, politico e sentimentale elaborato in diversi video e nel film Il Sisma dei poveri Cristi ha portato a tracciare quando avvenuto dal 1968 anno del sisma al 1976 anno in cui è stata approvata, dopo varie marce su Roma, la legge sulla ricostruzione. Una lotta decennale quasi contro lo Stato a cui per raggiungere degli obiettivi ci si è ribellati non pagando le tasse e esentandosi dal servizio militare. Anni in cui Gibellina vecchia, in parte danneggiata è stata distrutta dalle bombe per evitare, dicevano, che nella ricerca dei affetti personali nelle case crepate, qualcuno morisse. Una città che è risorta dalle proprie macerie, e che oggi scenograficamente si fonde e si confonde negli spettacoli artistici come rappresentato in Audioghost 68.

Immagini che hanno colpito il pubblico, proveniente anche dalla Sicilia orientale e rimasto fino quasi all’alba. Immagini indelebili come quelle di Poggioreale: tra decadenza e memoria storica, reportage su una citta evacuata, abbandonata e oggi coinvolta in un progetto di recupero come città museo. Storie finora raccontate solo in parzialmente, nella quale ha giocato un ruolo fondamentale il giornalismo sgretolante rappresentato nella “La corsa de L’Ora” e la tremenda ricostruzione imposta e avvenuta secondo dai parametri dello Stato come racconta Dario Indelicato in RI- scossa. E così, tra delusioni e false promesse all’arrivo dei vertici dello Stato in elicottero una mamma chiese aspramente a Saragat: “l’avete portato il latte ai bambini?”

Il Belìce andava “nutrito” e fu solo grazie all’intraprendenza di chi in quel momento aveva deciso di rimanere, rinunciando ai biglietti da viaggio messi a disposizione dallo Stato e per qualsiasi meta del mondo, che questa terrà è riemersa. Un processo di resilienza interpretato anche dallo sponsor ufficiale delle due serate del 24 e 25 agosto la Cantina Colomba Bianca che proprio quest’anno, a 50 anni dalla sua nascita, ha denominato il proprio nuovo prodotto vitivinicolo “Resilience”.

Ad inaugurare il festival nelle due città il Collettivo Fx con due opere. All’interno del Museo della Mafia – Officine della legalità di Salemi un murales pone una riflessione sulla giustizia, sulla mafia al nord e sulle mafie italiane. Una Italia che sta in bilico e dove alla criminalità fanno da contrappeso le persone che hanno lottato e che lottano per principi di equità e giustizia. A Gibellina, a Belìce/EpiCentro della Memoria Viva, il murale si ispira invece alla marcia del 1967 che, come disse Danilo Dolci, “portò alla fine del vecchio mondo”.

«Questo Festival – come spiega il direttore artistico e ideatore del Festival Giuseppe Maiorana – continua a crescere e a configurarsi come un fondamentale atto annuale che genera incontri e confronti. Le connessioni avviate in questa edizione hanno delineato sicuramente il futuro per la rigenerazione culturale della Valle. Ognuno dovrà sentirsi protagonista e consapevole del supporto dato. In questa edizione anche con le VISIONI abbiamo rimarcato il ruolo delle geografie umane, dei paesaggi e l’importanza che la memoria o le memorie rappresentano per la Valle del Belice…Abbiamo cercato di raccontare una Valle stanca del solito tam tam e mettere un punto ad una Valle il cui leitmotiv per 50 anni è stato abbondantemente mortificato con la parola: ricostruzione».

Un territorio in cui, come detto dal giornalista Federico Geremei, vi è una lotta tra l’ecosistema centripeto e ambizioni centrifughe, dove documentare oggi significa inventare e scoprire. Un territorio che “Emerge nonostante tutto” come riporta Marco Bova nel reportage realizzato in questi giorni su Salemi e Gibellina rivolta a storie e persone relegate ai margini del dibattito politico.

Così nel trailer “Qui sono i miei sogni” che racconta di quei 700 bambini che nel 1975, scrissero delle lettere ai deputati e senatori della Repubblica esprimendo il sogno di una casa. E oggi? Cosa accade nel Belìce? C’è ancora la capacità di desiderare un mondo migliore e di muoversi assieme per realizzarlo?

La risposta è affermativa per Maurizio Carta, Domenico Venuti, Collettivo Fx, Annamaria Frosina, Alessandro La Grassa, Giuseppe Salluzzo, Gianni Di Matteo, Ciccio Fiorello, Dino Taschetta, Tanino Bonifacio e tanti altri che Ma oggi non si tratta più o non solamente di attingere risorse ma di creare lavoro. Di riattivare nuovi processi economici con nuovi modelli di sviluppo ragionando all’unisono come quelli dell’Urban Center, dei Fab lab, dell’Antica Trasversale sicula.

Poiché non è il terremoto in sé che crea danni al territorio ma ciò che ne consegue e l’unico modo per riscattarsi è trovare un’architettura che non pesi sulla terra ma nella mente di ognuno, come un contratto con la collettività, come per dirla con le parole di Buttafuoco “un imprevisto amoroso che arriva nel nostro quotidiano”.

«Vogliamo – prosegue Giuseppe Maiorana – pertanto mettere un punto (sarebbe veramente l’ora) e lasciarci alle spalle anni, sicuramente difficili, che hanno ostacolato il futuro di rinascita delle comunità. Abbiamo parlato di reti tra istituzioni culturali, di aziende che crescono e che riescono ad “emergere nonostante tutto”, di progetti per i giovani, di collaborazioni tra enti locali e creativi, di formazione e integrazione…. In questo climax mi è stato permesso di lanciare – e che si declinerà meglio nei prossimi mesi – un percorso ‘altro’ per dare nuova linfa non solo al Festival ma anche alle comunità e ai suoi attori.

Si tratta di un percorso formativo sperimentale che, per avere la sua forza sul territorio, sicuramente dovrà far leva sulla collaborazione, sulla partecipazione e sulla responsabilità di coloro che vorranno far parte di questo “nuovo futuro” della Valle del Belìce” al fine di creare una consapevole e diffusa idea di innovazione, capace di innestare nel territorio buone pratiche civiche e politiche di intervento, attraverso un processo di collaborazione tra i diversi attori e organizzazioni in rete: Geo.Cult (geografie umane e culture del territorio). Da qui anche la proposta di non parlare più di quanti anni che siano trascorsi dal quel terremoto che ci lega ancora a sé. Dal prossimo anno utilizzeremo una nuova locuzione, non sarà il 51simo anno dal terremoto ma sarà l’anno 1 FUTURO della Valle del Belice, un futuro che parte da qui».

Un ringraziamento a tutti i partner e tutti coloro che hanno arricchito, contribuito, partecipato, sostenuto e vissuto il Festival. I Comuni di Gibellina e Salemi, i Partner scientifici (AAMOD_Roma, Filmoteca Regionale Siciliana _ CRICD, Università degli studi di Palermo_Scuola Politecnica. Dip architettura, Accademia di Belle Arti “Kandinskij”_Trapani, ASviS _ Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Rete Museale e Naturale Belicina, UNPLI Trapani, Proloco Avanguardia Dinamica Gibellina, Proloco Salemi, Periferica Mazara del Vallo, Futuriser Roma, AdiCittà_Rosarno, CIVIC WISE_Italia); i Festival partner (Sicilia Queer Film Fest, Festival SiciliAmbiente, Festival dei Claustri_Altamura, Cubo Festival_Ronciglione); i media partner (New_link, Meridiani e Paralleli).

L’addetto stampa

Agostina Marchese