pesca novellame

Sulla pesca del novellame la Sicilia scopre di avere le carte in regola. Solo l’ottusità di certa scienza e un modo strumentale e meschino di difendere l’ambiente marino da parte di pseudo ambientalisti poteva costruire un castello di sabbia pur di ostacolare una pesca antica. Vediamo di capirne di più.

E’ stata la caparbietà e la perseveranza del Governo regionale a far emergere alcune verità tenute nascoste da distratti amministratori. Infatti, dopo lo “stop” imposto dal Ministero alla Regione sulla pesca del novellame e il richiamo del Presidente della Regione, Rosario Crocetta, al Ministro delle Politiche agricole in materia di competenze statutarie sulla pesca in Sicilia, è stato convocato un vertice a Roma, a seguito del quale sono venute fuori tante verità sulla pesca del novellame.

Sulla vicenda il Governo della Regione, per il tramite dell’assessore regionale alla Risorse Agricole e Forestali, Dario Cartabellotta, ha scritto alla Commissione Europea una nota nella quale si rappresentano tutte le verità “portate a galla” nelle ultime 2 settimane di intenso lavoro e riscontri acquisiti. Ciò che impressiona è che non esistono ostacoli allo svolgimento, seppur in maniera regolamentata, della pesca speciale. Vediamo perché.

Il Piano di gestione nazionale è stato adottato in data 27 dicembre 2010 dal direttore generale della Pesca marittima e dell’acquacoltura del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Provvedimento che è stato pubblicato sulla G.U.R.I. del 14 gennaio 2011.

Il Piano individua un insieme di misure tendenti a tutelare la sostenibilità biologica, economica e sociale della cosiddetta “pesca speciale”. Si tratta della cattura del bianchetto, rossetto e cicerello. Attività che assume una particolare importanza per la Sicilia in cui viene esercitata da circa 250 imbarcazioni di piccole dimensioni.

La pesca del bianchetto in Sicilia, oltre a garantire l’unico reddito a un migliaio di pescatori, appartiene alla storia ed alla cultura gastronomica di diverse comunità locali. Infatti, nel libro verde sulla riforma della Politica comune della pesca si legge: “L’industria della pesca, in gran parte composta da piccole e medie imprese, svolge un ruolo importante per il tessuto sociale e l’identità culturale di numerose regioni costiere europee.

Da essa dipende il reddito di molte comunità costiere, che in alcuni casi dispongono di scarse possibilità di diversificazione economica. È quindi essenziale assicurare un futuro a quanti praticano la pesca artigianale, costiera e ricreativa, tenendo pienamente conto della situazione specifica delle piccole e medie imprese”.

Il provvedimento adottato dalla Regione siciliana volto ad autorizzare la pesca speciale mirava anche al raggiungimento delle finalità previste dal libro verde oltre che al sostentamento di un’intera economia che gira intorno a questa particolare tipologia di pesca. Decisione che risulta, peraltro, essere suffragata da dati scientifici che però venivano tenuti chiusi nel cassetto. Chissà perché? Per favorire chi? Ma vediamo di conoscere il contenuto degli studi specifici.

Per quanto concerne la valutazione dello stato dello stock degli adulti di sardina nel piano integrale si riportano i risultati suddivisi per fascia marittima.

Nella Sicilia Tirrenica (GSA 10) è stabilito che: “Questa analisi, seppur preliminare mostra una situazione dello stock non critica, e quindi non tale da precludere un prelievo controllato e ben regolamentato di una parte del novellame”.

Mentre per la Sicilia Meridionale (GSA 16) si legge nello studio effettuato che: “Il suggerimento gestionale proposto e accettato in sede SAC-GFCM è stato di non aumentare lo sforzo di pesca sulla sardina e, nel caso si autorizzi la pesca del novellame di sardina, che tale autorizzazione sia confinata ai mesi invernali e non si estenda oltre marzo”.

Poi c’è la fascia marittima della Sicilia Ionica (GSA 19): “L’insieme delle informazioni disponibili sullo standing stock non mostrano che lo stock di Sardina della GSA 19 si trovi in condizioni critiche tali da giustificare la non concessione della deroga per la pesca del bianchetto”.

Come si può evincere nessun diniego in linea di principio. Eppure le polemiche quando si tratta dei pescatori non mancano mai. Come se fossero dei criminali. La verità è che sulle loro disgrazie speculano pseudo sportivi dal pallino per le ruberie in mare.

Sempre dall’attenta lettura del piano ci si accorge come vengano, per esempio, prescritti tutti gli elementi necessari alla salvaguardia dell’ambiente. Il riferimento è, in particolare, alle quantità di prelievo ammesso per imbarcazione, dei periodi di pesca e del rispetto dei fondali marini, poiché gli attrezzi di pesca non devono toccare gli stessi durante le operazioni di pesca.

Occorre precisare che, il piano di gestione nazionale è frutto di un’interlocuzione tra la Commissione Europea e il ministero delle Risorse agricole e forestali, di cui si l’amministrazione regionale è venuta a conoscenza nelle ultime 2 settimane. Strano davvero. Lo stesso Governo regionale ha voluto vederci chiaro.

La nota della Commissione Europea del 22 giugno 2010 evidenziava criticità riscontrate in una prima bozza del piano, superate poi nella seduta plenaria dell’organismo scientifico europeo, riunitosi a Bruxelles nei giorni 8, 9 e 10 novembre 2010.

Le criticità iniziali sono state, quindi, superate, stante che il direttore generale della Pesca marittima e dell’acquacoltura del Ministero al ramo, in data 27 dicembre 2010, ha adottato il Piano di gestione Nazionale pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 14 gennaio 2011.

Chiara, a questo punto la posizione del presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, e del suo assessore alla pesca, Dario Cartabellotta, in merito all’autorizzazione alla cattura del bianchetto. Posizione giustificata dalla incomprensibile nota del Direttore Generale del MIPAAF con la quale si consiglia alla Regione siciliana l’immediato ritiro del provvedimento perché ritenuto illegittimo per la carenza dell’adozione da parte del ministero del piano nazionale.

L’assessore Cartabellotta basito e con tono polemico ha fatto sapere sulla vicenda: “Ma il decreto del Direttore Generale della Pesca marittima e dell’acquacoltura del ministero al ramo, in data 27 dicembre 2010 che cosa era?”

Nella nota trasmessa all’Unione Europea Cartabellotta stigmatizza l’assenza di comunicazione sull’esito del Piano di gestione nazionale e ritenendo strano e preoccupante il tempo trascorso, pari a 2 anni, che palesemente confligge con la certezza del diritto. L’assessore ha chiesto, inoltre, di conoscere le valutazioni dell’Unione europea precisando che trascorsi 15 giorni sarà ritenuto legittimo il decreto del direttore generale della Pesca marittima e dell’acquacoltura del Ministero delle Risorse agricole e forestali in data 27 dicembre 2010 pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del 14 gennaio 2011.

Una vicenda che finalmente vede il nostro Governo regionale assumere una chiara e legittima difesa dei pescatori siciliani.