Alberto Samonà da maggio 2020 è Assessore regionale ai beni culturali e ambientali e dell’identità siciliana. Dopo la scomparsa dello studioso Sebastiano Tusa (che era Assessore in carica), il Presidente Nello Musumeci ha tenuto per sé la delega, per poi conferirla a Samonà.

Assessore, è stato un riconoscimento impegnativo e gratificante andare a ricoprire la carica del famoso archeologo, una vera icona della cultura nazionale e internazionale. Cosa ha provato?

“Ho vissuto i miei primi otto mesi di mandato a ritmi molto sostenuti, girando senza sosta per la Sicilia, battendo palmo a palmo il territorio per conoscere i luoghi, i responsabili delle istituzioni e i referenti delle organizzazioni. I siciliani hanno amato molto l’assessore Sebastiano Tusa, la sua competenza e il tratto umano che lo hanno contraddistinto e che lo hanno reso l’uomo giusto al posto giusto. La sua memoria aumenta il mio senso di responsabilità ma anche l’orgoglio di continuare a costruire su una base così solida”.

Tra l’altro questo incarico le è stato assegnato in un momento tragico e di emergenza con questa pandemia epocale in corso. Come si è organizzato compatibilmente con i problemi da affrontare?

“Ho iniziato il mio mandato nel momento in cui l’Italia tornava a muoversi dopo mesi di lockdown intuendo che la cultura poteva essere uno strumento di ripresa psicologica e di fiducia nel futuro, per questo – prima regione in Italia – ho chiesto un grande impegno affinché la Sicilia fosse la prima regione a restituire i musei e i parchi archeologici al pubblico. Con la campagna #Laculturariparte abbiamo riaperto gratuitamente tutti i luoghi della cultura che si erano già adeguati alle nuove norme di sicurezza anti-Covid e, in una sola settimana, nonostante i contingentamenti e le prenotazioni su App, abbiamo ospitato oltre 41 mila visitatori. Un grande successo”.

Lei è un giornalista che ha svolto tale attività prima di assumere questa carica. In cosa la sua esperienza professionale può agevolarla?

“Essere un giornalista mi consente di avere un approccio pragmatico nell’affrontare le questioni che si pongono alla mia attenzione. A questo si aggiunge la capacità di ascolto che questa professione acuisce. Il giornalista ha, per necessità di cose, apertura mentale, facilità di collegamento, capacità di mettere in relazione i fatti e le situazioni tra loro”.

Quali progetti Tusa ha lasciato incompiuti che Lei sta cercando di portare avanti?

“Stiamo lavorando tantissimo con la Soprintendenza del mare, unico esempio in Europa, con solo un paio di eccezioni, che si dedichi alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio marino, non soltanto paesaggistico, ma anche storico-culturale e archeologico. Basti pensare ai tesori sommersi custoditi dalle acque siciliane, testimonianze dei grandi traffici commerciali del passato o di memorabili battaglie dell’antichità, come la celebre battaglia delle Egadi. La Soprintendenza del mare è, forse, la più importante eredità lasciataci da Sebastiano che la volle e la costituì, e che stiamo valorizzando e potenziando”.

La Sicilia da sola possiede circa il trenta per cento del patrimonio culturale italiano. Quali priorità sono indispensabili per valorizzare questa preziosa ricchezza dell’isola?

“Il problema più grande che ho riscontrato è il senso di solitudine in cui spesso i responsabili delle strutture operano e la carenza di personale competente per le diverse funzioni. Il primo impulso che ho cercato di dare è stato quello di creare reti di relazione stabili: la “Rete degli Ecomusei”, la “Rete Cultura” la “Rete dei Borghi storici” attraverso un progetto “I cantieri dell’identità”, che parte dall’ascolto delle piccole patrie di Sicilia, dai paesi della nostra amata terra che dobbiamo recuperare come luoghi in cui la vita si svolge con tempi a misura d’uomo”.

Che beni culturali devono trovare una corsia preferenziale per essere recuperati?

“Grande attenzione ho cercato di rivolgere all’ammodernamento dei Musei, lavorando anche a un grande progetto di valorizzazione dell’arte contemporanea con la realizzazione di poli museali dedicati. Abbiamo già investito parecchie risorse per l’adeguamento delle strutture, la digitalizzazione dei contenuti e la possibilità di effettuare visite virtuali. Ho, inoltre, appena firmato un decreto, noto come la “Carta di Catania”, che consente la possibilità da parte di chi abbia titoli, di ottenere in concessione dalla Regione di beni custoditi nei depositi dei musei per esporli, valorizzarli, studiarli. Inoltre, intendiamo realizzare un collegamento virtuale tra tutti i beni culturali regionali da gestire attraverso un’App che consenta ad ogni visitatore di programmare il proprio viaggio in Sicilia”.

Come pensa di catalizzare l’attenzione degli italiani all’estero, in particolare gli italo-americani, per coinvolgerli in progetti o programmi legati ai Beni Culturali della Sicilia?

“La Sicilia deve essere offerta al mondo. Spesso si parla ancora della nostra terra per la mafia e per le nefandezze che questa ha compiuto. Io stesso sono tra i fondatori dell’associazione Joe Petrosino, intitolata al Commissario di polizia italo-americano che fu assassinato a Palermo nel 1909. Vorrei, però, ricordare che proprio la Sicilia è la terra che ha pagato il più alto tributo di vite proprio per combattere la mafia, testimonianza del fatto che la nostra Isola è fatta da gente perbene, che da tempo ha isolato le mele marce. Al recupero della memoria sto dedicando molte energie. I tanti siciliani all’estero in qualunque parte del mondo vivano, continuano a portare nel cuore la storia, la lingua, la cultura e l’orgoglio della loro appartenenza. Gli italo-americani in particolare, possono diventare ambasciatori nel mondo di questa nostra bella e amata terra, che vuole risorgere a partire dalla sua identità e dalla sua peculiarità”.

Anna Maria Corradini per CastelvetranoSelinunte.it

Un sentito ringraziamento a Cav. Josephine A. Buscaglia Maietta, originaria di Castelvetrano-Selinunte, una grande e rilevante rappresentanza a New York per la divulgazione della cultura e della lingua italiana, che promuove e valorizza le tradizioni culturali e artistiche della Sicilia e dell’Italia.