[di Francesca Capizzi] Il Comune di Castelvetrano chiede e ottiene i soldi per demolire le case abusive della frazione balneare di Triscina. Una doccia fredda per i centosettanta proprietari dei villini costruiti nella località turistica, a due passi dai templi di Selinunte. Con circa sei chilometri di spiaggia fine e dorata, Triscina rappresenta una meta molto ambita per innumerevoli turisti.

Il Comune ha chiesto e ottenuto un prestito dal Fondo di rotazione nazionale per i comuni sciolti per infiltrazioni criminali, pari a tre milioni di euro. Saranno destinati agli studi di fattibilità, alla progettazione e a tutte le opere propedeutiche alla demolizione dei manufatti abusivi ed al successivo smaltimento in discarica dei detriti. Sono centosettanta gli immobili destinati nei prossimi mesi a finire sotto le ruspe. I proprietari avranno presto notificato il provvedimento di demolizione. Già a partire da mercoledì si insedierà una task force, composta dai componenti della Commissione che amministra il Comune dopo lo scioglimento, da dipendenti comunali e da due funzionari ministeriali sovraordinati.

A confermarlo è il commissario straordinario del Comune di Castelvetrano, Salvatore Caccamo. «Uno degli obiettivi primari del mio insediamento – dichiara Caccamo – è stato quello di dare un segnale forte al territorio di Castelvetrano. Daremo seguito alle ordinanze richieste nel tempo, dal tribunale di Marsala, che partono dal 2002. Non risultano essere state messe a bilancio le somme per le demolizioni».

Triscina, da capitale italiana dell’abusivismo, potrebbe diventare la borgata della legalità. Pare essere questa la soluzione adottata dal commissario, che sin dall’atto del suo insediamento, avvenuto circa due mesi fa, ha lavorato affinché le case abusive venissero demolite.

Triscina divenne oggetto di speculazione edilizia alla fine degli anni Sessanta e per tutti gli anni Settanta. Migliaia di famiglie di ogni estrazione sociale, grazie al risibile costo dei terreni, cominciarono a costruire, in assenza di strumenti urbanistici, in spregio alle norme di inedificabilità. Negli anni sono state proposte sanatorie e leggi, che non sono mai state risolutive.

L’ultima, proprio nel luglio dello scorso anno, quando venne bocciata all’Ars la proposta di sanatoria sulle case abusive costruite nella fascia dei 150 metri dalla battigia, aveva rilanciato con forza la questione delle abitazioni di Triscina, «capitale» dell’abusivismo siciliano con le sue oltre 6 mila case irregolari, di cui molte già sanate. Per ragioni burocratiche le case costruite prima del 1976, anche se in riva al mare, non saranno abbattute. le altre invece sono e rimangono soggette a demolizione. «Porteremo avanti – conclude il commissario Caccamo – un discorso di legalità su tutti i fronti, dalle demolizioni al recupero delle sanzioni amministrative che gli autori degli illeciti avrebbero dovuto versare all’ente comunale e che non son o state mai riscosse».

Quella che sembrava la classica situazione senza via d’uscita con continui rinvii e pochissime demolizioni oggi sta per diventare una realtà. I proprietari degli immobili, potrebbero davvero trascorrere l’ultima estate in quelle case, alcune realizzate anche più di quaranta anni fa. Si tratta di edifici che risultano ormai insanabili, al termine di procedimenti che hanno esaurito tutti i gradi di giudizio. O perché costruiti nella fascia di inedificabilità assoluta o perché per altre ragioni, presso tutti gli organi di giustizia gli stessi proprietari sono risultati soccombenti.

La precedente amministrazione aveva avviato un percorso di demolizione, con otto manufatti abbattuti ed un’altra ventina già programmate. Ma per problemi legati alla mancanza di fondi gli abbattimenti non vennero effettuati.

di Francesca Capizzi
per Giornale di Sicilia